Martedì 1° settembre a US Open non sarà un giorno qualsiasi. La conclusione degli incontri di primo turno di singolare coinciderà anche con il compleanno di Gael Monfils, funambolico tennista francese pronto a spegnere 40 candeline in campo affrontando il paraguaiano Adolfo Daniel Vallejo. Segnerà la presenza n.71 negli Slam per il parigino e sarà anche l’ultima visto che questo sarà il suo passo di addio nei Major, con il ritiro previsto per fine anno. Monfils giocherà a New York grazie a una wild card ricevuta dalla USTA per gli accordi ormai consolidati con la federazione francese, ma a suo dire non ha alcuna intenzione di trasformare l’appuntamento in una cerimonia, e nemmeno ha voglia di parlare di quella che potrebbe essere la sua eredità sportiva. “È fantastico, ma è diverso”, ha detto Monfils nel Media Day a Flushing Meadows. “Come ho detto, al Roland Garros è stato davvero difficile per me. Dal punto di vista emotivo è stato molto duro. Posso sfruttare un po’ di quell’esperienza per aiutarmi in questa occasione, perché questa sarà speciale. È l’ultima”.
Il compleanno, invece, è un traguardo che Monfils è disposto a considerare una pietra miliare della sua vita. “Compio 40 anni proprio il giorno in cui giocherò il primo turno, è un traguardo importante per me, poter giocare a 40 anni… Voglio fare non bene, ma molto molto bene, considerando dove mi trovo adesso. Penso di aver lavorato tanto, dentro e fuori dal campo, per essere al meglio delle mie possibilità martedì. In fondo è solo una partita, come ne ho giocate tantissime. Darò il massimo e vedremo”.
Gael è concentrato sulla partita, non vuole affatto sfigurare e la sua speranza è essere competitivo per poter fare un po’ di strada nel torneo. Nessun pensiero al passato e quel che la sua carriera ha rappresentato per il tour, da giocatore spesso fuori dagli schemi e capace di infiammare il pubblico con giocate diverse dal resto dei colleghi. “Non lo so davvero, a essere sincero”, ha risposto Monfils sul tema. “Penso che lo vedrò negli anni. Qualunque cosa sia la mia eredità, lo vedrò nel tempo”.
Monfils è stato un tennista importante nella sua generazione, ha disputato partite e battaglie iconiche, ma resta un cruccio: non aver mai raggiunto una finale Slam. Ha disputato due semifinali in una carriera lunga più di vent’anni: al Roland Garros nel 2008 e agli US Open nel 2016, quando era testa di serie numero 10. In quell’edizione si arrese a Novak Djokovic a un passo dalla finale (dove avrebbe eventualmente trovato Wawrinka, poi campione contro il serbo). Pur con un tennis eccellente su terra battuta, dove è nato tennisticamente, è proprio a New York che il francese ha trovato la maggiore continuità in uno Slam: prima della semifinale del 2016 aveva raggiunto i quarti nel 2010 e nel 2014.
Il francese ha quindi speso qualche parola per il connazionale più forte, Arthur Fils, lanciassimo a New York visto il recente trionfo a Cincinnati e la top 10, ormai a un passo. “Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, parlavamo molto. Poi lui è arrivato nel circuito e, sai, abbiamo condiviso momenti dentro e fuori dal campo… Mi sembrava che avessimo molte cose e molti interessi in comune”, ha raccontato Monfils. “Poi il nostro rapporto, iniziato sui campi di allenamento a Roland Garros quando lui era giovanissimo, si è rafforzato negli anni. Ho sempre detto che lo avrei sostenuto in qualche modo e che, se avesse avuto bisogno di qualcosa, avrebbe potuto sentirsi libero di chiedermelo. È un ragazzo molto bravo, rispettoso. Mi trovo benissimo con suo padre e, naturalmente, ho conosciuto anche sua madre. È una famiglia molto umile. Lui sa da dove viene, sa quello che i suoi genitori hanno fatto per aiutarlo a diventare un tennista. Sono valori davvero importanti” conclude Gael.
