Daniil Medvedev si prende la semifinale del Masters 1000 di Shanghai e indica nel servizio la chiave della vittoria contro Tommy Paul. Dopo il successo per 6-3 1-6 6-3, il russo ha analizzato il brusco cambiamento di punteggio nel secondo parziale, spiegando perché quel risultato così netto non racconti fino in fondo quanto accaduto in campo. Poi lo sguardo si è spostato sulla prossima sfida contro Rafael Jódar e sulla corsa alle ATP Finals.

Per Medvedev, il secondo set è stato più equilibrato di quanto suggerisca il 6-1. L’americano ha sfruttato meglio le occasioni, mentre Daniil non è riuscito a concretizzare le proprie opportunità in risposta.

“Ho avuto la sensazione che fosse un set molto combattuto. Nel primo game credo di aver salvato tre palle break, ma alla fine lui è riuscito a togliermi il servizio. Ho cercato di spingere sulla seconda e l’ho sbagliata: può succedere”, ha raccontato.

Il russo ha ricordato soprattutto le possibilità avute per rimettere subito in discussione il parziale: “Poi ho avuto una palla break. Ne ho avuta un’altra sul 2-1. Quando però mi sono ritrovato sotto 4-1 con due break di svantaggio, mi sono detto: ‘Va bene, è meglio riordinare le idee e prepararsi per il terzo set’”.

Una scelta di gestione, senza rinunciare completamente alla possibilità di recuperare: “Se fossi riuscito a recuperare un break ci avrei provato, ma a quel punto stavo soprattutto cercando di spingere”.

La ripartenza nel set decisivo lo ha soddisfatto soprattutto per il rendimento alla battuta. Medvedev ha ritrovato la continuità necessaria per proteggere il vantaggio e chiudere la partita: “Sono contento di essere riuscito ad alzare il livello al servizio nel terzo set e di essere stato solido. È stata questa la chiave”.

Adesso lo attende Rafael Jódar, un avversario che ama prendere presto la palla e giocare vicino alla linea di fondo. Interpellato sulla necessità di studiare soluzioni specifiche contro un giocatore che conosce meno, Medvedev ha allargato il discorso al rapporto tra adattamento tattico e identità di gioco.

“Secondo me, quando guardi Roger contro Novak oppure Novak contro Rafa, sicuramente si adattano un po’ da una partita all’altra, perché si conoscono attraverso tanti confronti diretti”, ha osservato.

Questo, però, non significa modificare radicalmente il proprio tennis a ogni incontro. Per spiegarsi, Daniil ha scelto proprio Djokovic come esempio: “Se guardi Novak durante l’anno, gioca lo stesso tennis: cerca di servire bene, di spingere con il dritto, di costruire buoni scambi e di ottenere un break”.

A Shanghai, secondo il russo, le priorità rimangono molto concrete. “È un campo veloce, quindi alla fine si tratta sempre di cercare di strappare il servizio all’avversario e di essere forti nei propri turni di battuta. Chiunque ci sia dall’altra parte della rete, provi a mettere a segno qualche ace”.

Medvedev sa comunque che il confronto con Jódar richiederà anche aggiustamenti durante il gioco: “Naturalmente, nel corso della partita vedremo come giochiamo l’uno contro l’altro. Mi aspetto un incontro difficile e cercherò di esprimere il mio miglior tennis”.

In chiusura è arrivata una domanda sulla possibilità di presentare ricorso per i punti persi a Pechino, un tema rilevante nella lotta per Torino. Medvedev non ha chiarito se abbia già intrapreso iniziative: “Per il momento non commento. Non so se posso parlarne, quindi vedremo”.