John McEnroe non ha dubbi su quale giocatore ami guardare più di tutti: Carlos Alcaraz. A Madrid per partecipare al primo Masters Inclusivo della Fondazione Sanitas, nel quale sarà capitano insieme a Gabriela Sabatini, l’ex numero uno del mondo ha parlato dello spagnolo, della sua rivalità con Jannik Sinner e della straordinaria longevità di Novak Djokovic.
Intervenuto nel programma radiofonico El Larguero, McEnroe ha raccontato anche la preoccupazione provata durante la lunga assenza di Alcaraz. Quello che inizialmente sembrava uno stop di poche settimane per il problema al polso si è infatti trasformato in quattro mesi e mezzo lontano dal circuito, con la rinuncia a due appuntamenti fondamentali come Roland Garros e Wimbledon.
«Carlos è un tennista incredibile. È il mio giocatore preferito, quello che mi piace di più guardare. Per fortuna è arrivato dopo Rafa Nadal e Roger Federer. Ha reso Sinner migliore e anche Sinner ha reso migliore lui», ha dichiarato lo statunitense.
Una preferenza che riguarda il piacere di vedere Alcaraz in campo, con la sua varietà di soluzioni e la capacità di rendere imprevedibile uno scambio. La rivalità con Sinner, nella lettura di McEnroe, rappresenta inoltre uno stimolo reciproco: ciascuno costringe l’altro a cercare qualcosa in più.
La preoccupazione durante Wimbledon
L’assenza dello spagnolo dai Championships ha fatto capire a McEnroe quanto il problema al polso fosse più serio delle prime aspettative. Vedere trascorrere le settimane senza un ritorno alle competizioni aveva alimentato i suoi timori.
«Mi sono preoccupato durante Wimbledon, perché questo sport non è lo stesso quando Carlos non c’è. Adesso è tornato, ha dei capelli fantastici, è tutto perfetto», ha aggiunto, chiudendo con una battuta sul nuovo look del murciano.
Il ritorno di Alcaraz restituisce così al circuito uno dei protagonisti più attesi e a McEnroe il giocatore che, per sua stessa ammissione, gli regala il maggiore divertimento.
Djokovic a 39 anni: «La sua voglia è incredibile»
Il discorso si è poi spostato su Novak Djokovic, tornato protagonista a Pechino e ancora capace, a trentanove anni, di competere con i migliori. McEnroe ne ha sottolineato soprattutto la determinazione, rimasta intatta anche dopo risultati deludenti.
«È un giocatore incredibile. Forse il migliore della storia, anche se adoro Federer e Rafa. Il fatto che abbia ancora così tanta grinta e così tanta voglia è straordinario, persino dopo aver perso al primo turno negli Stati Uniti».
Per l’ex campione americano, la stagione del serbo contiene già risultati sufficienti a testimoniare il suo valore: «Quest’anno ha raggiunto la finale in Australia e la semifinale a Wimbledon… è incredibile».
È soprattutto la capacità di continuare a cercare nuovi successi a impressionarlo: dopo una carriera tanto ricca, Djokovic conserva l’ambizione e l’intensità necessarie per restare competitivo ai massimi livelli.
La battuta su Nadal: «Non ha mai rotto una racchetta. Che cosa gli succede?»
Non poteva mancare un passaggio sull’autocontrollo di Rafael Nadal, un tema sul quale McEnroe, celebre anche per le proprie esplosioni in campo, ha scelto l’ironia.
«È una cosa che non capisco. Non ha mai rotto una racchetta. Che cosa gli succede? Non riesco a comprenderlo: forse è un robot e non è umano. Avere così tanto autocontrollo… persino Roger e Carlos hanno rotto una racchetta».
Poi ha coinvolto il pubblico con un’altra domanda: «E Sinner? Qualcuno sa se Sinner abbia mai rotto una racchetta?».
Una chiusura nel suo stile, tra ammirazione e provocazione scherzosa. McEnroe continua a guardare il tennis con la passione di sempre: si entusiasma per Alcaraz, si stupisce della resistenza di Djokovic e sorride davanti a quella disciplina emotiva di Nadal che, per lui, resta quasi impossibile da spiegare.
