La Laver Cup continua a crescere: nel pieno dell’edizione 2026 ospitata dalla O2 Arena di Londra, si avvicina già il tema della decima edizione, in programma nel 2027 a Los Angeles. Il presidente Tony Godsick e il CEO Steve Zacks hanno fatto il punto sul successo del format, sul rapporto con i giocatori e sulle prospettive future dell’evento, sottolineando anche un elemento che distingue la competizione: “La pressione dei propri pari è enorme”. E sul possibile futuro di Roger Federer come capitano, Godsick non ha dubbi: “Un giorno sarà sicuramente capitano”.

Il format

“Sapevamo che la gente sarebbe venuta e avrebbe comprato i biglietti, perché avevamo i giocatori più importanti del mondo, ma non avevamo idea se il format avrebbe funzionato, se sarebbe piaciuto agli sponsor, se i tifosi sarebbero tornati”, ha raccontato Godsick. Nove edizioni dopo, la risposta sembra essere arrivata: “E invece eccoci qui, come hai detto, alla nostra nona edizione, di nuovo alla O2 Arena, e stiamo andando molto bene. È stato davvero divertente”.

Un percorso che guarda già al futuro: “Siamo davvero entusiasti di dove siamo arrivati con la nona edizione. Non riesco a credere che l’anno prossimo arriveremo a dieci anni, a Los Angeles”.

Compagni rivali

Tra i motivi che continuano ad attirare i grandi nomi del tennis c’è soprattutto la possibilità di trasformare i rivali in compagni di squadra. Godsick ha citato anche Carlos Alcaraz, spiegando che la Laver Cup “porta gioia a lui e al suo modo di vivere il tennis”.

“Credo che una delle cose più importanti, ovviamente, sia vedere i rivali diventare compagni di squadra. Non esiste un’altra piattaforma nel tennis che dia loro la possibilità di stare nella stessa squadra con persone contro cui combattono, per così dire, 51 settimane all’anno”.

A questo si aggiunge il rapporto con i capitani e con le leggende: “Poi c’è il mentoring. I giocatori hanno l’opportunità di essere allenati da Pat Rafter e Andre Agassi, Yannick Noah e Tim Henman, e in passato da McEnroe e Borg”. E anche la possibilità di vivere l’evento insieme alle proprie famiglie: “Dare loro l’opportunità di giocare un evento competitivo e allo stesso tempo divertente, portando con sé amici e familiari, potrebbe essere un’altra delle ragioni per cui alcuni scelgono di partecipare”.

Divertimento e pressione

Il carattere particolare della Laver Cup non significa però che i giocatori la affrontino con meno intensità. Zacks mette in guardia: “Non confonderei il fatto che si divertano con il fatto che non stiano cercando di impegnarsi al massimo. Abbiamo imparato da tutti loro che questa è una pressione diversa rispetto a quella che provano quando competono individualmente”.

Una pressione legata soprattutto alla responsabilità verso i compagni: “Competono per i loro compagni di squadra, per un giocatore come Andre Agassi, che vuole vincere con enorme determinazione in tutto quello che fa. È qualcosa di molto diverso”.

E quando le due squadre si affrontano, l’intensità aumenta ulteriormente: “Quando metti sei atleti straordinari contro altri sei per un unico trofeo, danno tutto”. Godsick aggiunge: “La pressione dei propri pari è enorme. E lo abbiamo visto anno dopo anno”.

Una nuova generazione e una storia da costruire

La Laver Cup sta intanto entrando in una nuova fase, con una generazione di giocatori che conosce l’evento fin da giovane. Godsick sottolinea come la classifica media dei partecipanti di quest’anno sia la numero 12 del mondo e aggiunge: “Abbiamo una nuova generazione di giocatori. Vi prometto che ci sono giocatori là fuori, proprio in questo momento, che non hanno ancora vinto uno Slam ma che vinceranno uno Slam e vinceranno dei Masters 1000. Sono là fuori e stanno arrivando”.

Secondo Zacks, il fascino dell’evento è ormai evidente anche tra i più giovani: “Sentiamo molti giovani giocatori che, ormai da diversi anni, guardano la Laver Cup e ci dicono che uno dei loro obiettivi era proprio quello di giocarla e quanto siano emozionati di essere qui. Rafa Jodar, per esempio, lo ha detto esplicitamente quest’anno”.

Un passaggio di generazione che, secondo Godsick, sta contribuendo alla costruzione della storia dell’evento: “Ma penso davvero che, anno dopo anno, siamo migliorati, abbiamo reso l’evento più emozionante e introdotto elementi diversi. Speriamo che sempre più giocatori del circuito vengano a unirsi a noi”. E la sintesi è semplice: “Sì, ora abbiamo una storia”.

Los Angeles 2027

Il prossimo appuntamento sarà particolarmente significativo: la Laver Cup 2027 si giocherà all’Intuit Dome di Los Angeles, una struttura pensata per il basket NBA, in particolare per i Los Angeles Clippers. Zacks la descrive così: “L’Intuit Dome è una delle strutture più innovative e moderne e ha già ricevuto diversi riconoscimenti. È una struttura altamente digitalizzata, progettata per offrire un’esperienza straordinaria ai tifosi. È molto più verticale, quindi offre ottime visuali per il tennis”.

Dopo Los Angeles, però, la Laver Cup vuole continuare a muoversi. Godsick spiega che, avvicinandosi al decimo anno, l’organizzazione sta valutando “tutte le diverse possibilità per il futuro, come modernizzare quello che facciamo, come continuare a migliorare il coinvolgimento dei tifosi e come trovare quei luoghi in cui c’è bisogno di tennis”.

Il problema è che portare l’evento in nuovi mercati è tutt’altro che semplice. “Non avevamo capito di cosa avessimo realmente bisogno all’interno di un’arena. Non eravamo esperti di strutture sportive e abbiamo dovuto lavorare con un gruppo che ci ha aiutato a diventarlo”, racconta Godsick. Le strutture devono rispettare numerosi requisiti e devono essere compatibili anche con le esigenze degli sponsor: “È molto difficile trovare strutture con un determinato numero di posti, in una determinata area geografica, dove anche gli sponsor possano essere soddisfatti. Ora abbiamo 25 sponsor, quindi ci sono molte persone che ci dicono dove vorrebbero che andassimo, quando e così via”.

L’obiettivo resta comunque quello di ampliare la mappa della competizione: “Certo, ci piacerebbe portare la Laver Cup in Africa e in Sud America. Dobbiamo però trovare un’arena al coperto che possa ospitarci per un determinato periodo di tempo e che abbia tutte le caratteristiche necessarie”. Anche i costi possono diventare un ostacolo: “Non mi dispiace investire nell’evento, non mi dispiace perdere denaro, ma diventa così costoso che a un certo punto ti dici ‘Beh, al momento non funziona’”.

Capitano Federer

Tra i possibili sviluppi futuri c’è anche quello legato ai capitani. Roger Federer ha già manifestato in passato il proprio interesse per il ruolo e Godsick lascia aperta la porta: “Un giorno Roger è pronto a fare il capitano. Il giorno dopo dice ‘Non posso fare il capitano per i prossimi dieci anni’. Ha quattro figli e moltissime cose da fare”.

La certezza, però, rimane: “Quello che posso dirvi è che un giorno sarà sicuramente capitano. Spero. Voglio dire, nulla è certo”. Godsick ammette di volerlo vedere in quel ruolo: “Mi piacerebbe molto vederlo assumere questo ruolo prima o poi”.

E il futuro dei capitani della Laver Cup potrebbe non essere necessariamente definitivo. “E, tra l’altro, non c’è nessuna ragione per cui, una volta diventato capitano, non possa esserlo di nuovo. Quindi questo significa che John McEnroe o Bjorn Borg potrebbero tornare a essere capitani o vicecapitani? Assolutamente sì”.