Arthur Gea si trova in un ottimo momento di forma: grazie alla finale conquistata al Challenger 75 di Granby (Canada) ha migliorato il proprio best ranking fino alla 127esima posizione. Classifica che è destinata a salire ancora dato che il francese classe 2005 ha conquistato all’ATP 250 di Los Cabos 2026 la sua prima semifinale in carriera nel circuito maggiore. L’aspetto incredibile di questa vicenda è che Gea nemmeno doveva giocarlo l’ATP 250 di Los Cabos. Era infatti iscritto al Challenger 125 di Bloomfield Hills, nel Michigan. Il viaggio dal Canada agli Stati Uniti, però, si è trasformato in una vera e propria odissea, come ha raccontato lo stesso giocatore a L’Équipe. In sostanza Gea è arrivato alla sua prima semifinale ATP grazie ad una serie di voli cancellati.
“Avevamo un volo diretto Montréal-Detroit per lunedì pomeriggio [20 luglio, ndr], quindi non c’erano problemi per arrivare in tempo. Domenica sera, però, Air Canada mi ha informato che l’aereo era danneggiato e non sarebbe partito” ha detto Gea. Alla luce del primo ritardo, il tennista ha contattato il giudice arbitro del Challenger di Bloomfield Hills chiedendo di posticipare il proprio esordio a mercoledì 22 luglio. Tuttavia, la risposta non è stata delle più concilianti: “Mi disse che mi avrebbe programmato comunque martedì e che poteva attendere al massimo fino alle 17, perché il torneo non disponeva dell’illuminazione“.
Da un volo all’altro
Il primo ritardo del volo è stato solo l’inizio degli imprevisti per Gea: il volo per Detroit è stato ulteriormente ritardato e trasformato in un viaggio con scalo a Toronto, anziché diretto, e circa 20 minuti per attraversare tutto l’aeroporto e passare i controlli d’ingresso per gli Stati Uniti. Il classe 2005 l’ha raccontato così: “Abbiamo deciso di correre e in appena dieci minuti siamo arrivati al gate. Il personale, però, ci ha detto che la compagnia ci aveva rimossi dal volo perché i nostri bagagli non potevano essere trasferiti”. Gea ha cercato di convincere il personale a farli salire lo stesso a bordo, ma non c’è stato modo: “Ho spiegato che ero già vestito da tennis e avevo con me scarpe e racchette, quindi avrei potuto recuperare le valigie più tardi, ma non c’è stato nulla da fare“.
Tutto finito dunque? Non ancora. Pioggia e alcuni problemi ai sistemi elettronici di arbitraggio avevano rallentato il programma a Bloomfield Hills, tenendo vive le speranze di Gea di riuscire comunque a partecipare. Il francese e il suo allenatore momentaneo, Andrea Morlet, (tra le altre cose il suo coach è bruscamente uscito di scena dopo Wimbledon) hanno quindi optato per rimanere in Canda con un volo per Winsdor. Da lì avrebbero potuto raggiungere il Challenger in circa un’ora di macchina.
L’ennesimo imprevisto
Un ennesimo colpo di scena ha però cambiato ulteriormente i piani: “Due minuti prima della partenza, però, Air Canada ci ha comunicato che, a causa dei fulmini e del temporale, il volo era rinviato al giorno successivo“. Tuttavia, Gea non si è perso d’animo: “Siamo tornati di corsa al banco per farci rimettere sul volo successivo per Detroit (quello scartato preferendo Winsdor, ndr) e siamo passati nuovamente davanti ai doganieri, che non capivano bene cosa stesse succedendo”. Quando il piano sembrava finalmente riuscito, è arrivata l’ennesima beffa: tempo in miglioramento a Bloomfield Hills e partita iniziata con il sostituto di Gea. Beffa nella beffa: “Quando siamo atterrati, abbiamo scoperto che la partita era stata interrotta dopo quattro game e rinviata al giorno seguente. Mi ha fatto davvero arrabbiare“.
Arrivati in albergo alle 21, Gea e Morlet hanno deciso di ripartire per il Messico con l’obiettivo di giocare le qualificazioni a Los Cabos. Grazie ai numerosi forfait ricevuti dal “250” messicano, il francese è entrato direttamente in tabellone e sta disputando il suo miglior t0rneo di sempre a livello ATP. Il tutto non prima dell’ennesimo, folle capitolo del suo viaggio da Granby a Los Cabos via Detroit. Un volta giunto alla dogana messicana, infatti, il francese ha dovuto rendere conto di tutti i vestiti Lacoste che aveva con sé: “Mi hanno detto che poteva trattarsi di merce di contrabbando destinata alla rivendita. Ho spiegato quale fosse il mio lavoro, mostrato il mio profilo Instagram e detto di essere sotto contratto con Lacoste, ma mi hanno comunque obbligato a pagare le tasse sui vestiti“.
Una meritata semifinale
Un’avventura incredibile, che in qualche misura ricorda quella di Mattia Bellucci a marzo 2026, ed è culminata con una grande soddisfazione sportiva per Gea che si trova a due successi dal primo titolo ATP della propria carriera. Almeno in minima parte se lo meriterebbe solo per la tenacia dimostrata nel voler giocare a tennis nonostante voli spostati, modificati e cancellati, tornei iniziati senza di lui e problemi in dogana.
