“E intanto il tempo se ne va…” cantava Adriano Celentano in una delle sue hit più celebri. Al tempo non si comanda, non si sfugge, anche se il desiderio di continuare a competere e cavalcare i propri sogni è fortissimo, un imperativo categorico che ti spinge oltre al dolore alla fatica, a tutto. Le immagini della sconfitta di Novak Djokovic a US Open contro Mariano Navone hanno fatto rapidamente il giro del mondo e suscitato enorme emozione tra gli appassionati, e non solo. Un Campione così grande che in campo dà tutto quel che ha, immolandosi alla fatica, ai malesseri, spremendo al massimo la sua durezza mentale ma, alla fine, incapace di resistere e battuto da un avversario certamente inferiore ma più giovane e forte fisicamente. È la dura legge dello sport. La sconfitta del serbo apre importanti riflessioni sul suo futuro, a 39 anni compiuti lo scorso maggio e con evidenti difficoltà a reggere una competizione spietata e una disciplina ormai durissima sul piano fisico, ancor più negli Slam.
Ci sarà tempo per analizzare a freddo le ripercussioni di questa sconfitta di Djokovic all’esordio in un Major, cosa che non si verificava addirittura dal 2006 quando Paul Goldstein riuscì a battere un giovane “Nole” all’esordio degli Australian Open. Un altro dei possibili favoriti esce di scena a New York, torneo che attende con grandissima curiosità il ritorno in campo di Carlos Alcaraz – oggi vs. Safiullin – per capire se davvero lo spagnolo possa essere da corsa per il successo finale, oppure se questo quarto Slam del 2026 diventerà una chance clamorosa per tutti quelli appena dietro. Intanto la sconfitta di Djokovic segna idealmente la fine dell’epoca d’oro dei “Big Three” negli Slam: infatti per la prima volta dal 2003 nessuno tra Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic sarà nel secondo turno di uno Slam. 23 anni, trascorsi ammirando prima la classe immensa e dominio dello svizzero, quindi l’ascesa dirompente dello spagnolo e poco dopo l’arrivo del “terzo incomodo” che, con bravura e determinazione feroce, ha superato addirittura i primi due per titoli conquistati. Un periodo storico eccezionale, forse irripetibile, con i tre campioni a dominare la scena e scrivere pagine leggendarie del nostro sport, in rivalità spettacolari.
This is the first time that we haven’t seen Novak Djokovic, Roger Federer, or Rafa Nadal in the 2nd round of a Grand Slam since 2003.
23 years.
The greatest era of men’s tennis is fading.
— The Tennis Letter (@TheTennisLetter) August 31, 2026
La sconfitta vs. Navone a US Open costa a Djokovic anche uno scivolone in classifica: cedendo 790 punti, nel Ranking Live il serbo perde 6 posizioni, uscendo dalla top 10. Non gli accadeva dal 2018, quando la sua carriera stava attraversando un periodo delicato per problemi al gomito, poi risolti. Nel suo recente docu-film, Novak ha ribadito di non aver fissato nella sua testa una data per il ritiro. C’è il sogno di competere ancora alle Olimpiadi, Los Angeles 2028, ma tutto dipende da come si sentirà e quello che dirà il suo corpo. Non è una situazione facile da accettare per una persona così competitiva e sicura di sé, ma i messaggi arrivati ieri a New York paiono inequivocabili: lui stesso a caldo nella press conference successiva alla sconfitta ha confermato che qualcosa non funziona più come prima, e non da oggi. Purtroppo, anche per un campione così grande, il tempo è una variabile impossibile da controllare.
