La proposta avanzata da Novak Djokovic per accorciare la durata degli incontri continua a dividere il mondo del tennis. Il serbo ha ipotizzato una profonda modifica del sistema di punteggio, suggerendo set disputati al meglio dei quattro game, l’eventuale introduzione del punto decisivo sul 40-40 e il mantenimento delle partite al meglio dei cinque set.
L’obiettivo dichiarato dal vincitore di 24 titoli del Grande Slam sarebbe quello di contenere gli incontri entro una finestra di circa due ore, rendendo il prodotto più facilmente fruibile per il pubblico e per le emittenti televisive. Non si tratta di una proposta formale sottoposta agli organismi internazionali, ma di un’idea destinata comunque ad alimentare un dibattito molto più ampio sul futuro di questo sport.
La netta opposizione di Kafelnikov
Tra le reazioni più dure figura quella di Yevgeny Kafelnikov. L’ex numero uno del mondo, vincitore del Roland Garros nel 1996 e dell’Australian Open nel 1999, ha respinto senza esitazioni l’ipotesi formulata da Djokovic.
«È assurdo. È qualcosa di privo di senso, che non si può neppure immaginare. Se dovesse accadere, rimarrei completamente deluso dal tennis», ha dichiarato il russo durante il programma Hardcourt, trasmesso sul canale YouTube First&Red.
Kafelnikov non contesta la necessità di discutere possibili innovazioni, ma considera eccessivo intervenire su uno degli elementi fondamentali della disciplina. Ridurre ogni set da sei a quattro game cambierebbe infatti non soltanto la durata degli incontri, ma anche la gestione tattica, fisica e mentale delle partite.
Che cosa ha proposto realmente Djokovic
Djokovic non ha chiesto di abolire le sfide al meglio dei cinque set. Al contrario, vorrebbe conservarle, soprattutto perché rappresentano una delle caratteristiche distintive dei grandi appuntamenti, modificando però la struttura dei singoli parziali.
«Dovremmo cambiare il formato del punteggio. Invece di arrivare a sei game, potremmo giocare set fino a quattro, magari senza vantaggi, mantenendo il formato al meglio dei cinque set. Gli incontri dovrebbero rimanere all’interno di una finestra di due ore: sarebbe la soluzione migliore per tutti», aveva spiegato il campione serbo.
Una formula simile è già stata sperimentata alle Next Gen ATP Finals, dove i set vengono assegnati al primo giocatore capace di conquistare quattro game, con tie-break sul 3-3 e punto decisivo in caso di parità sul 40-40. Estenderla al circuito maggiore, e soprattutto ai tornei del Grande Slam, rappresenterebbe però una trasformazione ben più radicale.
Anche Benneteau difende il formato tradizionale
Kafelnikov non è l’unica voce contraria. Anche Julien Benneteau ha espresso forti perplessità, sostenendo che la durata non prevedibile degli incontri faccia parte dell’identità del tennis.
«Il tennis è anche la costruzione drammatica che conduce alla conclusione di un set. Set da quindici minuti: è davvero questo ciò che vogliamo?», si è domandato il francese.
Secondo Benneteau, intervenire sul punteggio soltanto per adeguarsi alle nuove abitudini del pubblico rischierebbe di rappresentare una soluzione troppo semplice. I game combattuti, le rimonte e i lunghi momenti di tensione permettono infatti alla partita di sviluppare quella componente narrativa che ha prodotto alcuni degli incontri più memorabili della storia.
Durata più controllabile o perdita di spettacolarità?
La riflessione di Djokovic parte comunque da un problema concreto. Gli incontri particolarmente lunghi sono difficili da collocare nei palinsesti televisivi, possono concludersi a notte inoltrata e aumentano il carico fisico sui giocatori. Un formato più breve offrirebbe una durata maggiormente controllabile e renderebbe ogni game immediatamente più importante.
Esiste però anche il rischio opposto. Con set fino a quattro game, un solo break potrebbe diventare quasi decisivo e ridurre notevolmente il tempo disponibile per reagire. La componente casuale avrebbe un peso maggiore, mentre resistenza, capacità di adattamento e gestione delle difficoltà potrebbero incidere meno rispetto al formato tradizionale.
Il confronto non riguarda dunque soltanto il numero di game da disputare. Djokovic invita il tennis ad adattarsi alle nuove modalità di fruizione dello sport, mentre Kafelnikov e Benneteau temono che una riforma tanto profonda possa cancellarne parte dell’essenza. Il dibattito è appena cominciato e, prima di qualsiasi eventuale cambiamento, sarà necessario capire se abbreviare gli incontri significhi davvero renderli più spettacolari.
