Jessica Pegula continua il proprio cammino agli US Open 2026 e, dopo due vittorie, ha conquistato l’accesso al terzo turno. La statunitense, che spesso sostiene di essere poco riconosciuta fuori dal campo, si è confermata una delle giocatrici più interessanti quando si presenta davanti ai microfoni.

In conferenza stampa Pegula non si è limitata ad analizzare il proprio torneo e la prossima sfida contro Leylah Fernandez. La statunitense ha affrontato anche alcuni temi molto discussi a New York: il comportamento di alcuni influencer sugli spalti, gli incontri conclusi nel cuore della notte e il controverso rapporto tra tennis e aziende di scommesse.

Pegula critica alcuni influencer: “Interrompere le partite è irrispettoso”

Pegula riconosce l’importanza degli influencer nella promozione del torneo e nella diffusione dell’esperienza offerta dagli US Open. Secondo la statunitense, però, la ricerca di contenuti per i social non deve interferire con il lavoro dei giocatori.

“Posso apprezzare il fatto che gli influencer vengano qui e mostrino l’esperienza degli US Open. Credo che il torneo abbia puntato molto su questo aspetto, raccontando il cibo, le bevande, le attività e i negozi. Tutto ciò fa parte dell’esperienza degli spettatori e può mostrare aspetti che magari il pubblico non conosce, invogliandolo a venire”.

Il problema nasce quando foto, video e luci utilizzate per i selfie finiscono per disturbare gli incontri.

“La situazione diventa complicata quando vedi filmati nei quali alcune persone scattano foto e utilizzano luci per i selfie. In campo ci sono giocatori che stanno cercando di competere: questa è la loro carriera e il loro lavoro. Mi sembra un po’ irrispettoso”.

“Forse quest’anno la situazione è andata un po’ oltre. Posso apprezzarne una parte, ma quando si arriva letteralmente a interrompere le partite tutto diventa più problematico”.

La posizione di Pegula non è dunque una bocciatura assoluta del fenomeno. La statunitense distingue tra la promozione del torneo, considerata utile, e i comportamenti che possono compromettere la concentrazione degli atleti.

La prossima avversaria: “Fernandez sarà molto difficile da affrontare”

Al terzo turno Pegula affronterà Leylah Fernandez, finalista a New York nel 2021. La statunitense si aspetta un incontro particolarmente impegnativo contro una giocatrice aggressiva e capace di anticipare molto bene i colpi.

“Leylah è molto difficile da affrontare. Innanzitutto è mancina, e questo rappresenta sempre una complicazione. È molto aggressiva, cambia bene la direzione della palla, gioca vicino alla linea di fondo e riesce a trovare ottimi angoli”.

“Non ha paura di avanzare verso la rete ed è anche una buona ribattitrice. È stata finalista qui e ha ottenuto grandi risultati in questo torneo. Anche lo scorso anno ha giocato bene, perdendo contro Aryna Sabalenka in una partita complicata. Credo che il prossimo turno sarà molto difficile per entrambe”.

“La mia energia non dipende dal pubblico”

Pegula ha spiegato anche il modo in cui gestisce l’atmosfera dei grandi stadi. Pur apprezzando il sostegno degli spettatori, la statunitense cerca di non dipendere emotivamente dal pubblico.

“Può essere molto diverso giocare il primo incontro della sessione serale, davanti a uno stadio pieno, oppure scendere in campo in altre condizioni. Anche il tempo può influire. In generale, però, non traggo troppa energia dal pubblico, né positiva né negativa”.

“Cerco di concentrarmi soprattutto su me stessa e di generare autonomamente la mia energia. Posso certamente essere trascinata dagli spettatori, ma non voglio neppure esaltarmi troppo, perché successivamente potrei accusare un calo. Per me è importante mantenere un livello di energia costante”.

Pegula contro gli incontri a notte fonda: “Mi chiedo se sia giusto”

Un altro argomento affrontato riguarda la programmazione degli US Open. A New York non è raro assistere a incontri che iniziano molto tardi e terminano intorno alle due o alle tre del mattino.

Pegula ha ricordato di aver vissuto personalmente situazioni simili, giocando davanti a spalti ormai semivuoti.

“Continuo a chiedermi perché si debba rimanere lì fino a così tardi. È complicato e mi è già capitato di disputare partite in quelle condizioni. Quando affrontai Karolina Muchova qualche anno fa, lo stadio era piuttosto vuoto perché giocammo molto tardi. Mi accadde qualcosa di simile anche contro Shelby Rogers: l’atmosfera era abbastanza spenta”.

La statunitense comprende le esigenze delle televisioni e la difficoltà di sistemare un numero elevato di incontri nel programma, ma ritiene necessario trovare una soluzione differente.

“Credo sia principalmente una questione di programmazione. Ci sono tantissime partite e so che gli organizzatori devono gestire diversi aspetti legati alle televisioni e alle trasmissioni, assicurandosi che determinati incontri comincino a un certo orario. Ma bisogna chiedersi se sia davvero corretto che i giocatori finiscano alle due del mattino”.

“A quell’ora io non guardo la televisione, sto dormendo. Alcune persone rimangono sugli spalti, ma molte altre devono tornare a casa. Mi domando se non esista una soluzione migliore, magari iniziando un’ora prima o facendo qualcosa di diverso”.

Il problema riguarda in modo particolare la giocatrice programmata come secondo incontro della sessione serale, perché la durata della partita maschile precedente è difficilmente prevedibile.

“È sempre complicato, soprattutto per la donna che deve giocare il secondo incontro della sera. Se prima è previsto un match maschile, quello può durare due ore oppure cinque. È un’incognita con la quale bisogna fare i conti”.

Il paradosso delle scommesse nel tennis

Pegula si è soffermata anche sul rapporto tra il circuito e le aziende di scommesse. La statunitense ha evidenziato una contraddizione: i giocatori devono rispettare regole molto rigide, mentre tornei e trasmissioni possono beneficiare economicamente delle sponsorizzazioni provenienti dal settore.

“È una discussione aperta ormai da tempo. Le giocatrici non possono avere alcun rapporto con sponsorizzazioni legate alle scommesse, mentre i tornei traggono beneficio da molte di queste attività”.

Pegula ha quindi ricordato le conseguenze negative vissute dagli atleti sui social network, dove insulti e minacce da parte degli scommettitori sono diventati un problema sempre più frequente.

“È una questione complicata perché riceviamo molta negatività dalle persone che utilizzano questi servizi e dagli scommettitori. Accade sia quando vinciamo sia quando perdiamo: a volte il risultato non conta neppure. Riceviamo molto odio sui social e diventa difficile vedere contemporaneamente quelle aziende come grandi sponsor a bordo campo o durante le trasmissioni televisive”.

Il ricordo di Althea Gibson e il valore dell’esempio

Nella parte conclusiva della conferenza, Pegula ha parlato del lascito di Althea Gibson, figura fondamentale nella storia del tennis. Secondo la statunitense, il suo esempio ha attraversato diverse generazioni, arrivando fino alle campionesse contemporanee.

“Althea è una figura storica, non soltanto per il tennis femminile ma per tutto il nostro sport. Probabilmente ha mostrato a tantissime persone provenienti da realtà diverse che anche loro avrebbero potuto giocare”.

“Bisogna pensare a quanto possa aver ispirato Serena e Venus Williams, diventate a loro volta due icone del nostro sport, e a come loro abbiano ispirato me. Quando ero più giovane tifavo sempre per Venus e Serena guardandole in televisione”.

Crescendo, Pegula ha compreso sempre meglio l’importanza di dedicare tempo ai giovani tifosi e di trasmettere qualcosa alla generazione successiva.

“Da bambina ricordo di aver ricevuto un autografo da Lindsay Davenport, che adesso è la mia capitana in Billie Jean King Cup. Oggi posso scrivere o telefonare a Billie Jean King. Ripensando a queste figure iconiche, compresa Althea, comprendo quanto abbiano ispirato ogni generazione”.

“Cerco di mantenere vivo tutto questo, parlando con i bambini e firmando autografi, perché non puoi sapere chi sarà la prossima persona a essere ispirata. Può sembrare assurdo, ma non lo è: io stessa sono stata una di quelle bambine”.

Per Pegula, il vero lascito di una carriera non può essere misurato solamente attraverso vittorie, classifiche e trofei.

“Ho capito con il passare degli anni quanto sia importante restituire qualcosa a questo sport. Se non giochi anche per questo, per che cosa stai realmente giocando? Althea Gibson, Billie Jean King e tutte le grandi campionesse che ci hanno preceduto hanno dato tantissimo al tennis. La loro storia continua a essere raccontata ancora oggi: credo sia questa l’eredità che ogni giocatrice dovrebbe desiderare di lasciare”.