Due titoli Challenger consecutivi, a Palermo e Maia, e una fiducia ritrovata dopo mesi complicati, dentro e fuori dal campo. Francesco Passaro si racconta ai microfoni di Spazio Tennis: gli infortuni, la scomparsa del padre e la necessità di ripartire da sé stesso. Con la convinzione di avere il livello per raggiungere la top 50, ma anche la consapevolezza di dover procedere un passo alla volta: “Non bisogna rincorrere i punti, perché non è secondo me l’approccio giusto”.
La maturità di vincere da favorito
Più ancora dei risultati, a soddisfare l’azzurro è il modo in cui sono arrivati. “Quella di Palermo per me è stata quasi più importante di quella di Maia. Sicuramente era un tabellone più semplice sulla carta, poi le partite devi giocarle tutte“. Un successo che ha un significato particolare: “Contro i giocatori di classifica inferiore, o quando ero favorito, non sono riuscito mai a ottenere grandi risultati. Vincere un torneo da uno dei favoriti del tabellone è stata una grande prova di maturità”.
La continuità è il vero obiettivo dopo le ripetute interruzioni fisiche. Il ritiro prima della sfida con Pellegrino nasce proprio dalla volontà di ascoltare il corpo: “Era più per prevenire, per non andarsi a fare male. Abbiamo deciso di non rischiare niente”. Alle spalle c’erano due settimane intense e un percorso spesso frenato dagli stop, arrivati anche nei momenti migliori della sua classifica.
Il tennis dopo la perdita del padre
La risalita passa soprattutto da un dolore personale. “Ho cercato di ritornare in campo, a giocare i tornei, perché ovviamente è il mio lavoro e poi il tennis mi accomuna con papà. Sicuramente è una cosa che a lui avrebbe fatto piacere”. Il rientro non è stato immediato sul piano emotivo: ritrovare il proprio gioco ha significato anche ricostruire le ragioni per continuare.
“Sono arrivato a un punto in cui il tennis non mi divertiva più di tanto. Ho dovuto domandarmi quali fossero le motivazioni per ritornare in campo”. Un passaggio che coinvolge anche la fine del lungo rapporto con Roberto Tarpani: “Roberto e papà avevano una grossa fiducia in me e mi spronavano molto. Inconsciamente lo facevo anche per loro”. Con la scomparsa del padre e il cambio di allenatore, è iniziata una ricerca personale: “Le motivazioni devono arrivare da me”. Un percorso ancora aperto, per capire cosa lo spinga ogni giorno ad andare in campo e migliorarsi.
La classifica come conseguenza
Oggi Passaro prova a dare meno peso ai numeri, che in passato gli hanno aggiunto pressione: “Ho cercato di guardarci meno possibile, perché so che è una cosa che la maggior parte delle volte mi ha rallentato”. La direzione è chiara: “La classifica non deve essere una priorità anche negli obiettivi che uno si pone, ma è una conseguenza di come lavori, di come approcci il quotidiano”.
