A soli 13 anni Lorenzo Emanuel Burato ha già le idee piuttosto chiare. Il titolo di campione italiano conquistato pochi giorni fa rappresenta soltanto una delle prime tappe di un percorso iniziato quasi per caso, quando a sei anni un volantino ricevuto a scuola lo spinse a provare per la prima volta il tennis. Da quel momento racchetta e pallina non lo hanno più abbandonato.

Originario di Medole, in provincia di Mantova, Burato si allena da due anni al Milanino Sporting Club, seguito dal coach Simone Flood. In campo ama costruire, cambiare ritmo, utilizzare back e smorzate e non disdegna le discese a rete. Fuori, invece, deve già fare i conti con gli impegni tipici di chi prova a inseguire un sogno importante conciliando scuola, allenamenti e tornei.

La vittoria ai Campionati Italiani Under 13 gli ha regalato finora l’emozione più grande, ma Lorenzo guarda già oltre. Per il suo futuro non pone limiti alle proprie ambizioni: tra dieci anni spera di essere stabilmente tra i migliori giocatori del circuito ATP, con un obiettivo sopra tutti gli altri: diventare il numero uno al mondo.

Un amore nato a sei anni

Il primo incontro con il tennis arriva quasi per caso, quando Lorenzo frequentava ancora la prima elementare. Un semplice volantino distribuito a scuola diventa il punto di partenza di tutto: “Avevo sei anni, avevo appena iniziato la prima elementare e un bel giorno mi diedero in mano un volantino per andare a provare il tennis in un circolo vicino al nostro paese. Chiesi a mio padre se poteva accompagnarmi e lui, con grande entusiasmo, mi portò, anche perché praticava questo sport per hobby con grande passione. Finita l’ora di prova mi rivolsi a lui dicendogli: ‘Mi piace moltissimo! Ti prego, voglio farlo!’. Fu davvero amore al primo impatto”.

Con il passare degli anni il suo amore per il tennis è diventato realtà e ha assunto caratteristiche sempre più precise. A Burato piace variare, costruire lo scambio e non limitarsi esclusivamente al gioco da fondo: “Non è così facile descrivere il mio tipo di gioco perché credo di riassumere più caratteristiche insieme. Oltre ad avere una certa regolarità da fondo campo, mi trovo bene anche nei pressi della rete. Inoltre mi considero un giocatore creativo, perché mi piace variare il gioco magari con back e smorzate”.

Il rovescio è il colpo che sente più naturale, anche se a chi lo osserva da fuori potrebbe sembrare il contrario: “Il colpo che sento più mio è il rovescio. Giocandolo provo sempre una maggiore sensazione di controllo e sicurezza. Anche se, da fuori, chi mi vede giocare potrebbe pensare che sia il dritto, perché è il colpo con il quale sviluppo più potenza ed esplosività”.

Il lavoro quotidiano e gli aspetti da migliorare

A tredici anni il percorso di crescita è inevitabilmente ancora lungo e Lorenzo sa già quali sono gli aspetti sui quali concentrare maggiormente il lavoro: “Dal punto di vista della tattica di gioco sto lavorando molto sulla percezione delle palle da poter attaccare mettendo i piedi in campo. Tecnicamente, invece, voglio continuare il lavoro di scioltezza e fluidità nell’esecuzione del dritto”.

Nadal nel cuore, Alcaraz come riferimento

Tra i giocatori che hanno maggiormente influenzato la sua passione ce n’è uno che occupa un posto speciale: Rafael Nadal: “Il mio idolo assoluto è Rafael Nadal. Ho sempre amato il suo stile di gioco, davvero unico, e la sua mentalità, che lo portava a dare sempre il 110% su ogni palla“.

Con il ritiro del maiorchino, però, c’è un altro grande spagnolo che oggi Lorenzo segue con particolare attenzione: “Oggi che Rafa si è ritirato, il giocatore che seguo con più entusiasmo è Carlos Alcaraz. Il suo è un tennis spettacolare che mi diverte moltissimo e nel quale sento di ritrovarmi parecchio”.

Niente gesti scaramantici, invece, prima di entrare in campo. Burato preferisce affidarsi soltanto alla propria concentrazione. “A essere sincero, cerco di stare alla larga da superstizioni e riti scaramantici — ha ammesso —. Non voglio rischiare di diventarne dipendente prima di scendere in campo. Per me la parola chiave è semplicità: mi preparo mentalmente in modo naturale, cercando la concentrazione e la determinazione dentro di me”.

Il tricolore e l’emozione più grande

Il titolo italiano Under 13 rappresenta finora il punto più alto della giovane carriera di Lorenzo. Un successo che assume un valore ancora maggiore pensando ai sacrifici fatti insieme alla propria famiglia e alle persone che lo accompagnano quotidianamente: “Diventare campione nazionale a 13 anni è un’emozione molto forte, che in un certo senso mi ha ripagato di ogni singolo sforzo fatto insieme sia alla mia famiglia, alla quale ho dedicato il tricolore, sia al mio team. Colgo anche l’occasione per ringraziare tutte le persone del Milanino Sporting Club che mi stanno accompagnando in questo percorso”.

La finale dei Campionati Italiani rimarrà inevitabilmente una delle giornate più importanti della sua vita sportiva. Anche perché la partita era cominciata in salita: “L’emozione più grande in assoluto finora l’ho provata proprio quando ho vinto la finale ai Campionati Italiani. Ero partito molto teso ed ero andato sotto 5-2 nel primo set. Poi mi sono come sbloccato e, dopo un primo set vinto al tie-break 8-6, ho portato a casa la vittoria con un secco 6-0 nel secondo. L’emozione è stata indescrivibile: le foto per la stampa, la coppa, il tricolore, l’intervista per SuperTennis. Insomma, ricordi bellissimi e indimenticabili”.

Tra scuola, allenamenti e amici

La vita di un giovane atleta non è fatta solamente di tornei e vittorie. Scuola e allenamenti riempiono gran parte delle giornate e, soprattutto durante l’inverno, riuscire a incastrare tutto diventa complicato. “Ci riesco, anche se ci sono tantissime difficoltà — ha aggiunto —. Le stagioni cambiano molto il mio ritmo: d’estate è tutto un po’ più facile, perché per tre giorni alla settimana, invece di allenarmi tutto il giorno, mi alleno soltanto al mattino e al pomeriggio riesco a trovare del tempo per me stesso e qualche volta a uscire con gli amici. D’inverno, invece, è una corsa contro il tempo. Finita la scuola devo partire quasi subito per essere in campo alle 15. Quando finisco, verso le 18, tra doccia e rientro a casa passa almeno un’ora e a quel punto mi metto subito sui libri. Ma la verità è che quasi sempre, quando li chiudo, è già ora di andare a dormire”.

Un impegno importante, reso più semplice anche dall’affetto di chi gli sta intorno: “I miei compagni di scuola, che sono anche miei amici, sono sempre felicissimi per me. Ogni volta che vengono a sapere che ho vinto un torneo mi festeggiano e fanno il tifo. È bellissimo ricevere questo tipo di supporto anche dai miei compagni di allenamento: condividiamo la stessa passione, quindi capiscono i sacrifici e gioiscono sinceramente per i miei traguardi”.

Il sogno più grande

A tredici anni Lorenzo può ancora permettersi di guardare lontano senza porsi limiti. Il tricolore è una tappa importante, ma il traguardo che immagina per il futuro è decisamente più ambizioso: “Tra dieci anni spero di vedermi stabile tra i primi giocatori del mondo nel circuito ATP. So che la strada è lunga e che ci sarà da lavorare tantissimo, ma il mio sogno più grande in assoluto è quello di diventare il numero uno al mondo”.