Jannik Sinner ha chiuso in anticipo il suo 2026. In un video condiviso sulle sue pagine social martedì 6 ottobre, il numero 1 del mondo ha annunciato che non tornerà in campo prima della prossima stagione a causa del problema al ginocchio destro che lo sta tormentando già a partire da fine estate. La tanto discussa patologia dell’altoatesino ha finalmente trovato un nome: ITBS, sindrome della bandelletta ileo-tibiale, un disturbo che interessa la parte esterna del ginocchio.
A fare chiarezza sulle condizioni dell’azzurro, sulle terapie necessarie per la riabilitazione e soprattutto sui tempi di recupero per il ritorno in campo è stato il dottor Fabrizio Tencone, direttore del centro Isokinetic di Torino ed ex medico della Juventus, intervenuto in esclusiva ai microfoni di Sky Sport.
Tencone: “Servono almeno 12 settimane, ma non di riposo completo”
Tencone ha innanzitutto spiegato la natura del problema che ha costretto il numero 1 del mondo a fermarsi: “La bandelletta ileo-tibiale è una sorta di tendine che comincia nella parte esterna dell’anca e scende lateralmente lungo la coscia fino ad attaccarsi nella parte esterna del ginocchio. Questa bandelletta tende a infiammarsi soprattutto negli atleti perché c’è un’altissima compressione causata dal movimento stesso”.
Per recuperare completamente, la parola chiave è una sola: pazienza. “Qualunque terapia ha bisogno di tempo. Ogni patologia dei tendini ha bisogno, anche con la migliore delle cure, di almeno 12 settimane, ovvero tre mesi. Ma mai di riposo completo. Il riposo deve essere un riposo attivo”.
Il percorso comprenderà infatti differenti tipi di trattamento, ma saranno soprattutto il lavoro fisico e un recupero attivo ad avere un ruolo centrale: “Ci sono terapie mediche, farmacologiche o infiltrative e terapie fisioterapiche, ma alla fine la medicina più potente è l’esercizio. Il rinforzo muscolare e la sollecitazione del tendine, se fatti nel modo giusto, hanno quasi un effetto riparativo”.
“Patologia completamente risolvibile: non vedo compromissioni future”
Le rassicurazioni più importanti riguardano il futuro di Jannik. Secondo Tencone non esistono particolari rischi sul lungo periodo: “Questa è una patologia completamente risolvibile. Non vedo compromissioni future. I tempi sono di 3-4 mesi. Il dolore passa molto prima, ma quando scompare inizia tutto quel percorso di riprogressione dei carichi. È un rientro graduale”.
Un aspetto fondamentale sulla quale sarà fondamentale focalizzarsi sarà anche l’individuazione delle cause che hanno portato all’infiammazione, evitando così possibili ricadute: “Bisogna comprendere come mai si è instaurata questa infiammazione e annullare i fattori di rischio, che possono essere una modalità di corsa, di atterraggio o di posizionamento del ginocchio o del bacino. Guarire e non togliere il fattore di rischio spesso ti fa ricadere nella stessa patologia”.
Il paragone con l’infortunio al polso che ha tenuto lontano dal campo Carlos Alcaraz vien da sé, ma Tencone non si sbilancia troppo: “Io non conosco nei particolari né un caso né l’altro, quindi parlo in modo molto generico. Ma visto che parliamo di strutture anatomiche pressoché simili, inteso per quel che riguarda il grande capitolo dei tendini, l’approccio sostanzialmente è lo stesso. Quindi, mi prendo quel tempo e lo uso tutto per tornare forte come prima. Non mi accontento che scompaia il dolore, questo è un errore che moltissimi atleti fanno: nel momento in cui il dolore è scomparso, si è convinti di aver risolto il problema. Per molte patologie questa cosa va bene, sui tendini no”
Tencone ha infine promosso la tanto discussa decisione del numero 1 del mondo di mettere definitivamente fine alla stagione: “Si può decidere sin dall’inizio di fermarsi oppure, come ha scelto il nostro tennista, provare a risolvere la patologia e intanto tenersi pronto per il torneo successivo. Ci ha provato, ma evidentemente non è possibile. Credo che sia giustissima la nuova scelta di prendersi il tempo che serve e tornare forte come prima”.
