Il denaro può finanziare tornei, attirare campioni e ridisegnare il calendario. Non può garantire la stabilità di una regione. È questa la contraddizione al centro dell’analisi pubblicata dalla rivista CLAY sul rapporto sempre più stretto tra il tennis internazionale e il Medio Oriente: una partnership dalle enormi possibilità economiche, ora costretta a confrontarsi con i rischi della situazione geopolitica.
Il caso più recente è il Six Kings Slam di Riad, rinviato dall’appuntamento di ottobre al 27-30 dicembre. Lo spostamento arriva dopo gli attacchi all’aeroporto della capitale saudita, che hanno provocato vittime, centinaia di feriti e pesanti conseguenze sui collegamenti aerei. Nel comunicato, gli organizzatori hanno richiamato difficoltà organizzative e logistiche e la necessità di tutelare la qualità dell’esperienza del pubblico.
Per un’esibizione capace di riunire alcuni dei nomi più importanti del circuito, il cambiamento va oltre una semplice modifica delle date. Significa ripensare viaggi, preparazione e impegni dei giocatori, spostando un evento previsto durante la stagione nel pieno dell’avvicinamento all’Australia.
Il problema riguarda l’intero progetto di espansione
Il Six Kings Slam rappresenta soltanto una parte dell’investimento saudita nel tennis. Nell’ottobre 2025, ATP e SURJ Sports Investment, società del fondo sovrano PIF, hanno annunciato la nascita di un decimo Masters 1000 in Arabia Saudita, con un debutto previsto già dal 2028.
L’accordo comprende anche l’ingresso del nuovo torneo nell’azionariato di ATP Media. Il rapporto si aggiunge alle partnership commerciali già esistenti, tra cui quella che lega il nome del PIF alle classifiche professionistiche. La presenza saudita, quindi, coinvolge ormai tornei, sponsorizzazioni e attività audiovisive.
Nella ricostruzione di CLAY, questa strategia passa anche dall’acquisizione di licenze e dalla riorganizzazione di appuntamenti esistenti. La rivista cita il futuro cambio di superficie di Buenos Aires, le incertezze su Acapulco e le operazioni riguardanti altre sedi del circuito. Scelte che mostrano quanto gli interessi economici della regione possano incidere anche su tornei disputati a migliaia di chilometri di distanza.
I giocatori hanno già vissuto l’emergenza
L’analisi ricorda quanto accaduto durante la tournée mediorientale di marzo, quando l’escalation militare aveva complicato la partenza di diversi tennisti. Tra i giocatori coinvolti figuravano Holger Rune, Daniil Medvedev, Andrey Rublev e Félix Auger-Aliassime.
Il racconto della madre di Rune, riportato da CLAY, restituisce la dimensione personale dell’emergenza: “È stato terribile. Abbiamo dormito pochissimo. Al buio tutto sembra più brutale, con palle di fuoco nel cielo ed esplosioni continue”.
Sono situazioni che pongono questioni concrete: la sicurezza degli atleti e degli staff, la possibilità di lasciare un Paese e la continuità dei trasferimenti tra una tappa e l’altra.
Anche il tennis femminile ha modificato la propria geografia. Le WTA Finals 2026 si disputeranno a Indian Wells, mentre per il 2027 è indicata Charlotte: un cambiamento rilevante rispetto al precedente progetto legato a Riad.
La sicurezza diventa parte della sostenibilità del calendario
La domanda sollevata da CLAY riguarda dunque la solidità di una strategia a lungo termine. Investire in strutture, montepremi e diritti non basta se l’organizzazione degli eventi rimane esposta a interruzioni difficili da prevedere.
Il rinvio del Six Kings Slam non equivale alla cancellazione del futuro Masters 1000 saudita. Mostra però quanto sia necessario affiancare alle ambizioni commerciali una pianificazione credibile delle emergenze. Per giocatori, pubblico e organizzatori, poter raggiungere un torneo e disputarlo in sicurezza è la condizione dalla quale dipende tutto il resto.
