Allenare e “pungolare” un tennista unico come Daniil Medvedev non è compito facile, per nessun allenatore. Il moscovita ha una personalità spiccata, complessa, ama analizzare ogni aspetto del gioco e della prestazione da vero scacchista, un approccio totalmente cerebrale che a volte può risultare persino eccessivo, affermava l’ex coach Gilles Cervara in una intervista del passato. Tenergli testa è dura, insomma. Dopo l’interruzione del rapporto storico col coach francese consumata l’anno scorso di questi tempi, al termine un deludente US Open, e un periodo tutto sommato positivo passato con Thomas Johansson, Medvedev ha chiamato Andrej Golubev, ex Pro kazako nato in Russia che da anni vive a Bra, per provare a lavorare insieme nei tornei estivi in Nord America. Golubev si è intrattenuto nello studio di SuperTennis a New York e ha raccontato alcuni dettagli di come è iniziata la collaborazione col campione 2021 del torneo e come sta vivendo questa opportunità unica. La parola chiave è una: fiducia.
“La collaborazione è iniziata in modo veloce” racconta Andrej. “Mi ha chiamato, mi ha chiesto se mi interessava questa opportunità, che stava cercando un allenatore. Io ci ho pensato e ci siamo messi d’accordo, intanto per i tornei negli Stati Uniti, poi vediamo”.
“È un giocatore particolare, sia in campo che fuori. A mio avviso, quando inizi a lavorare con un tennista è fondamentale capire chi hai davanti come persona perché molto parte da questo. Con due giocatori diversi, per ottenere lo stesso risultato, devi dire cose diverse. Daniil è un giocatore con tantissima esperienza e con tantissimi mezzi sul campo, ci sono piccole cose che fanno la differenza ci stiamo focalizzando su queste per vedere di migliorare insieme. Si lavora in tandem, insieme”.
“La fiducia, la confidenza con la palla è fondamentale, per lui e tutti i giocatori. Questo tempo ci serve anche per conoscerci meglio a livello personale e umano. Siamo anche in mezzo ai tornei, quindi non si può fare più di tanto. L’importante è che il giocatore stia bene, abbia fiducia. Farò del mio meglio per aiutarlo”.
Non è facile iniziare a lavorare prima di tornei così importanti, come l’estate in America per Medvedev, il cuore del suo anno e dove ha ottenuto risultati eccezionali in carriera. “Lo devo ringraziare”, afferma Golubev, “quando parliamo lui si mette a disposizione e mi fa capire cosa sente che sia meglio per lui”.
La personalità di Daniil è leggendaria, come si gestisce un carattere così spiccato? “Sappiamo come è, cosa può fare in campo”, afferma Golubev. “Ognuno si sfoga a suo modo. Come me non si è mai sfogato finora, fuori dal campo è un bravissimo ragazzo, tranquillo, con grande cuore e grande anima”.
Si passa agli aspetti più tecnici, sul gioco. Questo il pensiero del “kazako di Bra”: “A parte il match del primo turno, nel secondo ha fatto diverse discese a rete, e in Canada ha giocato anche diverse partite in doppio. Il venire a rete può essere interessante e si possono aggiungere cose al suo arsenale, ma va visto se il giocatore se la sente di farlo. È importante che il giocatore sia pronto e disposto a inserire novità, senza mai dimenticare i suoi punti di forza che sono il servizio, il gioco da fondo campo. Lui tende a stremare l’avversario, ma aggiungere cose in più può essere importante”.
Dopo anni di grandissimi successi, il diventare n.1 del mondo, Medvedev viene da annate non facili, anche mentalmente, segnate da sfoghi plateali e un nervosismo difficile da gestire. “Non direi che è saturo” afferma Golubev. “Anche l’anno scorso negli Stati Uniti non ha fatto bene. Deve attraversare questo periodo, passarci sopra e reagire. È un gran lavoratore, in allenamento non si risparmia mai e questo lo aiuterà ad uscirne. Però la sua prima parte di stagione è stata buona, lo dimostra la Race”.
Il tabellone di US Open, dalla sua parte, si è aperto… “Facciamo un match alla volta. Non viene da due buoni tornei, si cerca di migliorare match dopo match. È importante aggiungere fiducia e consapevolezza”.
Chiedono a Golubev come vede il tennis di oggi, i tanti infortuni. “Sicuramente il tennis è diventato molto più fisico di una volta. Tutti servono bene, tirano forte diritto e rovescio. Gli scambi sono diventati più violenti anche solo rispetto a 10 anni fa. Questo tennis ti porta all’estremo e i fisici lo risentono”.
Al terzo turno di US Open Medvedev trova Arthur Rinderknech, contro cui lo scorso anno a Shanghai perse una dura battaglia. Il tabellone del moscovita è interessante, sta a lui alzare il livello e questo torneo ovviamente può portargli solo bei ricordi.
