Le prime sessioni serali di questa settimana hanno regalato spettacolo fino a tarda notte, dividendo le opinioni sui Social
Sembra essere una sorta di ‘credo’, ripetuto in maniera sistematica da più parti: gli US Open, tra tutti i tornei dello Slam, hanno qualcosa di speciale. Saranno le luci dell’Arthur Ashe, le incredibili opportunità che offre la città di New York o chissà cos’altro ancora. E in particolar modo in questa edizione – che si avvicina sempre più al giro di boa – sembra esserci un minimo comun denominatore nelle giornate di torneo, che ha creato non poche polemiche. Nelle prime sei sessioni serali che si sono disputate sull’Arthur Ashe, in tre occasioni gli incontri sono terminati oltre le due del mattino. E solo in un caso si è terminato il tutto prima di mezzanotte, nella quarta giornata si è arrivati alle ore 23:15, e negli altri casi la fine degli incontri oscilla tra la mezzanotte e l’una del mattino.
Come è ben noto agli addetti ai lavori, terminare così tardi un match non è salutare per i giocatori che scendono in campo. Tra interviste, doccia, recupero e ritorno in albergo, non si va a dormire prima di 2/3 ore, rendendo assai complicato stilare un programma per il giorno successivo. Tra le altre cose, la sessione serale degli US Open inizia alle ore 19:00, e diventa quindi difficile immaginare di poter migliorare le cose e anticipare ulteriormente, per evitare di tirare fino a tardi.
Ma soprattutto, c’è davvero bisogno di modificare questa ‘tradizione’? Ogni torneo dello Slam, a ben vedere, ha una sua specifica per quanto riguarda le sessioni serali. Da Wimbledon che interrompe le ostilità alle ore 23 al Roland Garros che prevede un singolo incontro a sessione – quasi sempre maschile – ogni Slam è unico nel suo genere. Ivan Ljubicic su X ha sottolineato proprio questo aspetto, affermando come troppo spesso si tende a criticare per partito preso.
Well we have @rolandgarros scheduling one night session match – controversial? @Wimbledon with 11pm curfew… Controversial?… Seems like whatever our sport does is controversial…
— Ivan Ljubicic (@theljubicic) September 5, 2026
La verità è che, probabilmente, sono gli stessi americani che chiedono a gran voce uno spettacolo di questo tipo. Le luci artificiali, il folklore, le gesta dei giocatori in campo – soprattutto se il giocatore si chiama Monfils o Bublik – fa tutto parte di quella cornice meravigliosa che caratterizza lo Slam newyorkese, ed è difficile chiedere di rinunciare a tutto questo. Certo la salute dei giocatori non può finire in secondo piano, ma probabilmente anche loro sono in qualche modo ‘consapevoli’ del fascino della Grande Mela.
