L’obiettivo deve essere migliorare Ben Shelton, senza trasformare le sfide contro Carlos Alcaraz in una questione personale. È questo il messaggio di Brad Gilbert a Juan Carlos Ferrero, che dal 2027 entrerà nello staff dello statunitense affiancando il padre e allenatore Bryan Shelton. Una collaborazione che incuriosisce per le prospettive tecniche e per gli inevitabili incroci con il passato del coach spagnolo.
Dopo l’annuncio, Andy Roddick aveva suggerito che tra gli stimoli del nuovo progetto potesse esserci anche la possibilità di aiutare Shelton a battere Alcaraz. Una lettura delle possibili motivazioni di Ferrero, che Gilbert ha affrontato da una prospettiva diversa: il centro del lavoro dovrà essere lo sviluppo dell’americano.
Gilbert: «Bisogna massimizzare il potenziale del proprio giocatore»
Intervenendo a The Big T Podcast, il tecnico statunitense ha spiegato quanto sia importante mantenere separate le ambizioni professionali dalle emozioni legate alla conclusione di una precedente collaborazione.
«Una cosa fondamentale per gli allenatori è che non possono prendere come una questione personale l’obiettivo di battere il loro ex giocatore. Si tratta di allenare il proprio tennista affinché migliori, senza lasciarsi coinvolgere personalmente. Se sei stato esonerato o la collaborazione è stata interrotta, devi lavorare con questo giocatore per massimizzarne il potenziale, anziché pensare: “Dio mio, l’unica cosa che voglio è battere Alcaraz”. Hai bisogno di un giocatore con determinate qualità, che possa rappresentare un’opzione concreta», ha osservato Gilbert.
Il ragionamento riguarda dunque il metodo: costruire un progetto capace di funzionare contro tutto il circuito. Un eventuale successo su Alcaraz sarebbe una conseguenza della crescita di Shelton, mentre farne il principale parametro di valutazione rischierebbe di restringere troppo gli obiettivi del lavoro.
Le armi di Shelton e il lavoro sul rovescio
La base sulla quale Ferrero e Bryan Shelton potranno intervenire è già di altissimo livello. Ben si è assestato al numero quattro del mondo e nel 2026 ha conquistato il Masters 1000 di Montreal e raggiunto la finale degli US Open. Risultati che mostrano quanto possa essere competitivo nei grandi appuntamenti.
Il servizio, per potenza e varietà, rappresenta la sua arma principale. Il diritto gli permette di prendere rapidamente il comando degli scambi, mentre le qualità a rete ampliano le soluzioni offensive. Per avvicinarsi ulteriormente a Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Alexander Zverev, servirà però rendere questo patrimonio più continuo ed efficace anche nelle giornate meno brillanti.
Il rovescio sarà uno degli aspetti sui quali concentrare l’attenzione: aumentarne la solidità aiuterebbe Shelton a sostenere gli scambi e a ridurre le possibilità degli avversari di insistere su quel lato. Altrettanto importanti saranno la selezione dei colpi e la capacità di gestire il ritmo senza affidarsi sempre alla massima accelerazione.
È qui che l’esperienza di Ferrero potrà incidere, integrandosi con il percorso costruito da Bryan. La sfida del 2027 sarà trasformare un giocatore già pericolosissimo in un protagonista più completo e costante. Gli eventuali confronti con Alcaraz aggiungeranno interesse, ma il successo della collaborazione si misurerà soprattutto nei progressi di Shelton.
