Dietro una partita di tennis c’è tanto altro. Sempre. In uno Slam ancor di più. Francesco Passaro supera le qualificazioni allo US Open 2026, proprio come era accaduto lo scorso anno. Un traguardo buono ma apparentemente non eccezionale, per un ragazzo che nella passata stagione aveva partecipato a ben tre main draw Slam. La verità, però, è che per Francesco questa qualificazione è molto più importante di quanto si possa pensare. È una liberazione. Perché la vita a volte si accanisce senza motivo e reagire è difficile. Tanto. Una vittoria, non di rado, porta con sé storie che si intrecciano. Dietro le quinte, in silenzio.
La ‘gira’ sudamericana, a inizio stagione, era cominciata bene. La terra è la superficie di ‘Passi’, che con un ottimo kick e un drittone potente e carico sa sfruttare al meglio le caratteristiche del ‘rosso’: qualificazione ottenuta a Buenos Aires e, subito dopo, anche a Rio de Janeiro, dove Francesco batte Prizmic e sfiora il successo su Tabilo. Il polso, però, sta già dando molto fastidio. A Santiago l’incubo diventa realtà: dolore insopportabile e ritiro contro Vallejo.
Ancora una volta un infortunio ferma l’ascesa di Passaro. È successo tante volte, spesso dopo i ripetuti exploit romani. In Top 100 Francesco ci è già entrato, senza però riuscire a consolidare quel ranking. Il ranking dell’elite, che consente stabilità tecnica, economica, di ambizioni.
Ma questo è solo tennis, una passione e un lavoro. Dà gioia e tristezza, ma pur sempre sportiva. A maggio Passaro affronta il dolore vero, che con racchette e palline nulla c’entra: la morte del papà. “Ci hai mostrato come credere nei sogni: che bisogna guardare lontano e non farsi mai abbattere o frenare dalle paure”. Così aveva scritto Francesco sui propri canali social.
Tornare in campo non è facile, anzi in quel momento è impossibile, perché il polso non è ancora a posto. Nei sogni, però, bisogna credere. E pian piano Francesco rientra. I pensieri intrusivi sono ovunque, la fiducia è sotto zero, le sconfitte all’ordine del giorno. L’elenco dei tennisti a sconfiggere Passaro in questo periodo è eloquente: McDonald (ma non Mackenzie), Squire, Roca Batalla, Krumich, Choinski. A Todi, finalmente, due vittorie di fila ma sconfitta nei quarti con Kicker.
E poi lo US Open. Quasi dal nulla, perché l’ultimo match sul veloce risale a metà gennaio in un Challenger portoghese. Proprio a New York, dove lo scorso anno era giunta la qualificazione e un buonissimo match in main draw contro Flavio Cobolli (perso 6-3 al quinto). E un sorteggio che sa di segno del destino. Jesper De Jong ricorda a Francesco quelle che, probabilmente, è la più grande frustrazione Slam del perugino. Al Roland Garros del 2025, infatti, Passaro era avanti due set a zero contro l’olandese, prima di irrigidirsi vedendo scivolare via l’incontro.
Sarà un match equilibrato, una chance per entrambi. Una sfida ricca di insidie tattiche, tecniche, fisiche, ma soprattutto psicologiche. L’inevitabile onda delle emozioni, tante e diverse, andrà in qualche controllata. E allora, forse, torneranno in mente e Francesco quelle parole pronunciate e scritte per il suo papà: “Sei stato la nostra roccia, il nostro faro”. Perché in mezzo alle onde, in un mare in tempesta (come solo un match Slam 3 set su 5 sa essere), non c’è bisogno di altro. Solo di una luce forte. Solo di un faro.
