Con Jannik Sinner assente, Novak Djokovic già eliminato e Carlos Alcaraz al rientro dopo quasi 5 mesi e quindi con una condizione tutta la ricostruire, US Open 2026 è un torneo assai aperto, anche a possibili nuovi vincitori. Gli esperti prima dell’avvio degli incontri avevano fornito pareri sostanzialmente concordi: è uno Slam anomalo rispetto agli ultimi disputati, tutti dominati dal duo Sinner – Alcaraz eccetto Roland Garros 2026, dove l’azzurro si è sentito male e lo spagnolo non ha partecipato. Chi vince quindi a New York? Mats Wilander aveva parlato di un sestetto di favoriti, formato da Novak (già out), Alcaraz, Zverev, Fritz, Shelton e Fils. Proprio il francese è salito alla ribalta con il convincente successo a Cincinnati, dove il suo tennis esplosivo e aggressivo ha sbaragliato la concorrenza e l’ha issato ad un passo dalla top 10. Tuttavia Arthur negli Slam deve ancora dimostrare il proprio livello: in carriera non ha ancora mai centrato un quarto di finale, con il quarto turno a Wimbledon 2024 come miglior risultato. Poco per chi ambisce a trionfare in un Major.
La sua giovane carriera è già stata assai guastata da importanti stop per problemi fisici, quindi da un certo punto di vista quello della stagione in corso è un “nuovo” Arthur, nel fisico, nel gioco e nella mentalità, e per questo il francese si presenta a New York con legittime ambizioni, una durezza con se stesso propria di coloro che aspirano ai massimi successi, ma anche la consapevolezza di dover dimostrare che l’ottimo tennis di Cincinnati, Barcellona e via dicendo sia abbastanza stabile e costante pure sulla lunga durata. Il parigino ne ha parlato in una interessante intervista rilasciata a Marion Bartoli su RMC Sport, della quale riportiamo i passaggi più interessanti.
“Quello di Cincinnati è stato un torneo molto positivo, ma non penso che abbia cambiato qualcosa nella mia testa, perché ho battuto giocatori eccellenti e sapevo di essere in grado di batterli” afferma Fils. “Credo che, prima di affrontarli, li avessi già battuti almeno una volta, a parte Tirante, perché non ci eravamo mai incontrati. Quindi, quando entravo in campo, sapevo di avere le mie possibilità. Alla fine è andata bene per me. È stata una settimana davvero molto positiva e sono molto contento. Ma questo non cambia molto rispetto al fatto di raggiungere i miei prossimi obiettivi”.
Nell’intervista si sottolinea una frase di Arthur: l’importanza del rispettare la propria classifica. Un anno di risultati non mente, dà un valore piuttosto realistico del livello, ma Fils di Slam ne ha saltati molti e quindi… “Il problema è che conosco il mio livello nei tornei al meglio dei due set su tre, ma non so ancora quale sia veramente il mio livello al meglio dei tre set su cinque negli Slam, perché negli ultimi due anni ne ho giocati soltanto due (Australian Open 2025 e Wimbledon 2026, ndr). Cercherò di fare del mio meglio e di continuare sulla scia di quanto fatto. Una partita alla volta. Vedremo, ma sicuramente ho delle buone carte da giocare”.
Bartoli chiede cosa si cambiato dopo il grave infortunio alla schiena che l’ha tenuto fermo per molti mesi: “È soprattutto una questione di tanto allenamento. Dal Roland Garros 2025 ho cambiato parecchie cose, a cominciare dal mio staff. Abbiamo allargato la squadra. Mi prendo un po’ più cura del mio corpo. Cerco di non giocare tutte le settimane. Nell’ultimo mese mi sono allenato tantissimo dopo Wimbledon, dove non ero ancora pronto. Dopo Wimbledon abbiamo fatto un grande blocco di allenamento, perché sentivo di essere ancora un po’ indietro. Ci siamo detti che non avevo scelta: dovevo allenarmi molto per essere pronto per la trasferta americana. A Washington ero ancora un po’ indietro, questo è sicuro. Ma quando sono arrivato ai due Masters 1000 mi sentivo sempre meglio e poi ho concluso molto bene a Cincinnati”.
Uno slancio che fornisce grande fiducia a Fils per US Open: “Sicuramente mi sento bene dal punto di vista fisico. Stiamo lavorando tantissimo. Ci siamo preparati bene per New York, sia in palestra sia in campo. È vero, sto molto meglio rispetto alle stagioni precedenti. Poi vedremo cosa succederà. È facile dirlo adesso: non sono ancora sceso in campo, ma quando ci sarò vedremo fin dove riuscirò ad arrivare. In ogni caso, sto facendo tutto il possibile per riuscirci e questa è la cosa più importante”.
Debutto contro Stefanos Tsitsipas: “Dovrò essere molto concentrato, perché è stato un giocatore eccellente e continua a giocare molto, molto bene a tennis. In generale mi piace affrontarlo. So che quando scenderà in campo vorrà battermi e darà tutto. Sarà la prima volta che ci affrontiamo in uno Slam, quindi dovrò prendere questa partita molto seriamente e fare del mio meglio”.
L’intervista torna sulle parole polemiche scritte sulla lavagna dopo il successo a Cincinnati, le tante critiche ricevute. Qua esce la parte più grintosa di Arthur: “Le critiche sono soprattutto un carburante. D’altra parte, esistono ed è normale. Tutti hanno un’opinione sul modo in cui gioco a tennis. Quello che è sempre un po’ più fastidioso sono le critiche rivolte alla mia persona. Sono cose che non apprezzo. Tutte le critiche sul mio gioco, invece, le accetto. Ed è anche questo che mi permette di migliorare, perché ogni giorno voglio fare meglio. Duro con te stesso? Sì, sono molto duro con me stesso. Se non lo sono io, c’è il mio team che non esita a esserlo. Ma in genere non ce n’è nemmeno bisogno, perché lo sono già io. Cerco sempre di fare del mio meglio. Riesco a spingermi da solo. Mi sento bene, sono motivato, non vedo l’ora di giocare a New York” conclude il parigino.
