Juan Carlos Ferrero, il coach più chiacchierato del mondo del tennis, sicuramente in questi mesi, ha parlato alla testata spagnola Punto de Break, affrontando alcuni dei temi caldi intorno alla sua figura. Approfittando dell’uscita del suo libro ‘Mentalidad ganadora’ (Mentalità vincente), lo spagnolo, ex numero uno del mondo e campione Slam sia da giocatore che da allenatore insieme a Carlos Alcaraz, ha parlato dei piani futuri, dai quali non ha escluso la presenza di Jannik Sinner.
Il ritorno in panchina
Ferrero non ha ancora scelto il prossimo capitolo della sua carriera, ma sa già quali caratteristiche dovrà avere. Dopo la fine del rapporto con Alcaraz, il campione del Roland Garros 2003 è pronto a tornare ad allenare nel 2027, ma senza fretta e soprattutto alle condizioni giuste: “Sto bene, la competizione mi chiama. Al momento non ho nulla di definito, sinceramente. Tornerò solamente se mi verrà presentato qualcosa che mi entusiasmi davvero, altrimenti tornerò a stare tranquillo in Accademia.”
Ferrero ha anche ridimensionato le precedenti indiscrezioni su un accordo già raggiunto: “In quell’intervista a bordo campo sono state estrapolate alcune cose dal contesto. Se non ho detto con chi sarei tornato è perché non avevo assolutamente nulla. Al momento le cose stanno così.”
Il valenciano ha però spiegato quale sarebbe il profilo ideale per il suo prossimo incarico: “Qualcosa di più rilassato, sì. Il rapporto con Carlos è iniziato quando era molto piccolo e ha richiesto un grande investimento di tempo per completare tutti gli aspetti del gioco e mettere ordine nel suo arsenale. Ora sceglierei un giocatore che fosse un po’ più formato, giocatori che siano già più pronti e che non richiedano che tu sia ogni giorno al 200%. Sicuramente si presenteranno delle opportunità, quindi spero di tornare con forza.”
L’ipotesi di un’esperienza nel circuito WTA, invece, sembra oggi meno probabile: “Ho ricevuto molte offerte, ma per il momento direi di no. Alla fine quello che conosco è il circuito ATP, dove mi muovo abitualmente e dove conosco bene i giocatori. Tutto può essere una buona opportunità, non lo escludo affatto, ma oggi la mia idea è puntare maggiormente sul maschile.”
L’ipotesi Sinner
Tra le possibilità c’è anche un eventuale ingresso nel team di Jannik Sinner, scenario sul quale Ferrero non chiude la porta. L’ex allenatore di Alcaraz è consapevole delle possibili reazioni dei sostenitori dello spagnolo, ma non considera il passato con il suo ex giocatore un ostacolo: “Le persone che seguono Carlitos vogliono il meglio per lui, quindi potrebbe dare fastidio vedermi nella squadra di Jannik. Se fosse successo un mese dopo la fine del rapporto, magari avrebbero pensato che lo facessi per vendetta o per dare fastidio a Carlos. Al di là di tutto questo, una volta terminato il rapporto e passato ormai un anno, quello che cerco di fare ora è guardare alla mia crescita come allenatore, a come migliorare la mia carriera”.
Il coach chiede dunque libertà di scelta: “Il nome dovrebbe essere abbastanza irrilevante, ma se fosse Jannik so che la gente potrebbe pensare questo. Le persone devono rispettare la mia decisione e, soprattutto, se in futuro dovessi andare nella squadra di Jannik, non sarebbe mai per dare fastidio a Carlos.”
Il motivo, secondo Ferrero, sarebbe esclusivamente professionale: “Per crescere come allenatore e avere l’opportunità di aver lavorato con due dei migliori giocatori di questa generazione. Il fatto di aver allenato Carlos non significa che tu non possa allenare il suo principale rivale. Il mondo competitivo funziona così, a volte sei con alcuni e poi con altri. Chiedo soltanto alle persone un po’ di rispetto per la decisione che alla fine prenderò. Io non vorrei mai nulla di male per Carlos.”
Il migliore
Ferrero non si sbilancia sulla scelta tra Sinner e Alcaraz, ma riconosce il peso dei risultati ottenuti dall’italiano: “È difficile sceglierne uno. Quello che Jannik ha ottenuto dall’inizio dell’anno, vincendo così tanti Masters 1000, è degno di riconoscimento. In questo momento il migliore di tutti è quello che si trova lassù. Non possiamo nemmeno sminuire quello che ha fatto Sascha. Alcuni dicono che ci sia riuscito perché non c’erano gli altri, ma Zverev è sempre stato lì, a competere contro Jannik e Carlos. È vero che non è mai riuscito a batterli, ma è sempre stato molto vicino, quindi lasciamogli godere questo momento. Con questa nuova fiducia, sicuramente lotterà più alla pari con loro.”
La scelta tra i due principali protagonisti resta comunque complicata: “Potremmo scegliere entrambi, sono giocatori impressionanti. Per il cuore direi Carlos, ma per i numeri Jannik.”
Ferrero ha poi sottolineato l’evoluzione tecnica di Sinner e il lavoro del suo staff: “Ovviamente bisogna dare grande merito agli allenatori di Jannik. Negli ultimi tre o quattro anni si è visto un miglioramento molto grande, soprattutto si è vista questa voglia di migliorare in determinate aree. Prima era un giocatore che colpiva la palla fortissimo, ma ora ha aggiunto aspetti come la discesa a rete, i cambi di ritmo con il rovescio tagliato o la ricerca più frequente del lungolinea. Gli allenatori hanno molto merito sotto questo aspetto. Anche Samuel (López) sta facendo un grande lavoro, anche se il discorso dell’infortunio e dei quattro mesi lontano dalle competizioni ha complicato molto i loro piani per continuare su quella buona strada. Sottolineerei anche il lavoro dello staff di Sascha e quello di Shelton.”
Mentalità vincente
Il nuovo capitolo della vita di Ferrero coincide con la pubblicazione di Mendalidad ganadora, la sua prima autobiografia. Il libro ripercorre la carriera da giocatore e quella successiva da allenatore, dai momenti più difficili fino all’esperienza al fianco di Alcaraz. Ferrero ha spiegato che l’idea era nata da tempo e che il progetto si è concretizzato dopo la fine del rapporto con lo spagnolo. Il titolo, invece, rappresenta secondo lui uno degli aspetti centrali della propria identità: “È sempre stata una delle cose che ho sottolineato maggiormente di me stesso, questa forza per andare sempre avanti con la mentalità giusta. Più o meno vincente, ma sempre quella giusta.”
Gli anni da giocatore
Nel libro trovano spazio anche i sei anni senza titoli vissuti dopo la varicella che lo colpì nel 2004, quando era numero 2 del mondo. Ferrero racconta un periodo difficile da spiegare ancora oggi, segnato soprattutto dalla perdita di fiducia e dalla difficoltà di tornare stabilmente ai vertici.
La disciplina è invece il filo conduttore che unisce la carriera da giocatore a quella da allenatore. Ferrero riconosce anche di aver imparato a gestire meglio le sconfitte: “Dopo le sconfitte tendevo a punirmi eccessivamente, creando un dramma inutile e troppo prolungato. Sotto questo aspetto sono migliorato molto, sono riuscito a trasferire questo aspetto anche nel mio lavoro da allenatore.”
