Novak Djokovic ritrova la vittoria e la fiducia a Pechino, ma non nasconde le difficoltà affrontate nel debutto contro Nuno Borges. Dopo il successo per 6-3 7-6, il serbo ha raccontato in conferenza stampa le emozioni del ritorno al China Open, il ruolo decisivo del servizio e il rapporto speciale con il pubblico cinese. Senza dimenticare le condizioni fisiche, un aspetto che resta centrale in vista dei prossimi impegni.

«È stata una piacevolissima sorpresa vedere lo stadio pieno al primo turno. Ricordavo che, quando giocavo qui undici anni fa e anche prima, le persone venivano numerosissime a vedere le partite e i loro giocatori preferiti. In questa città e in questo Paese ci sono una grande passione e una grande tradizione tennistica. Oggi lo hanno dimostrato ancora una volta. Hanno decisamente superato le mie aspettative».

Un’accoglienza che Djokovic ha apprezzato profondamente, anche in una serata in cui la voglia di tornare a vincere si accompagnava a una certa tensione.

«Sono molto grato di aver potuto vivere un’atmosfera così straordinaria. Era elettrica, con lo stadio pieno. Ero un po’ nervoso: volevo davvero giocare bene e vincere questa partita, che mi ha regalato il primo successo da Wimbledon. Sono molto contento di aver superato il primo ostacolo. È stato un incontro difficile, come mi aspettavo».

La chiave per gestire i momenti più complicati è stata soprattutto la battuta. Djokovic ha spiegato di essersi affidato al servizio quando, nel secondo parziale, il fisico ha iniziato a creare qualche difficoltà.

«Servire bene, ottenere punti diretti con la prima e mantenere un’alta percentuale di prime palle rende la vita più facile in campo, non c’è dubbio. Quando ho avuto qualche difficoltà fisica nel secondo set, avevo davvero bisogno del servizio. Sono riuscito a farlo funzionare e mi ha aiutato molto nei momenti cruciali».

Il serbo ha poi analizzato il tie-break, affrontato con l’obiettivo di prendere immediatamente il comando.

«Si trattava di giocare un punto alla volta e cercare di ottenere quel minibreak, di andare subito avanti, cosa che sono riuscito a fare. Questo aiuta. Quando sei avanti 3-0, la mentalità cambia per entrambi. Se sei sotto 3-0 nel tie-break, hai la sensazione di dover fare il doppio dello sforzo per rientrare e provare ad avere una possibilità».

Una volta conquistato il margine iniziale, Djokovic ha saputo conservarlo senza perdere lucidità: «Sul 3-0 sentivo di avere la situazione sotto controllo. Ho continuato così. Il servizio mi ha aiutato davvero: anche nel tie-break ho trovato alcune prime molto importanti, che mi hanno permesso di vincere rapidamente i punti».

Per Novak, l’efficacia del primo colpo resta un vantaggio determinante anche per impostare il resto del gioco: «A questo livello, se hai un grande servizio e sei efficace con la combinazione servizio e colpo successivo, hai un vantaggio enorme. Puoi quindi essere un po’ più aggressivo nei game di risposta, cosa che cerco di fare».

Djokovic ha riconosciuto anche i meriti di Borges, capace di rendere più equilibrato il secondo set e di impedirgli di prendere definitivamente il largo prima del tie-break.

«Penso che abbia giocato piuttosto bene, soprattutto nel secondo set. Nei suoi turni di servizio era aggressivo, variava il ritmo e trovava bene le zone con la battuta. Va dato merito anche a lui per la qualità della partita. Credo che le persone presenti si siano divertite e abbiano apprezzato il tennis che hanno visto».

Ora lo attende Buyunchaokete, un avversario che potrà contare sul sostegno del pubblico di casa. Djokovic ha introdotto il prossimo incontro con una battuta: «Affrontare un giocatore cinese in Cina non è sicuramente divertente», ha sorriso. «Sono certo che ci sarà un’atmosfera elettrica. Avrà tantissimo sostegno».

La fiducia nelle proprie possibilità, però, rimane intatta: «Quando esprimo questo livello di tennis, credo nelle mie possibilità. Davvero, contro chiunque. Spero soltanto di poter stare bene fisicamente e di essere fresco».

Djokovic si aspetta che anche le condizioni possano incidere sulla sfida, pur sottolineando che il programma non è ancora definito: «Molto probabilmente giocheremo di nuovo nella sessione serale tra qualche giorno, vedremo. Fa un po’ più fresco rispetto ai primi giorni di allenamento. La palla rallenta leggermente e il rimbalzo è più basso. Credo che questo favorisca giocatori come Bu, a cui piace giocare veloce e piatto, in maniera aggressiva e vicino alla riga di fondo».

«L’ho visto giocare un po’. Naturalmente dovrò fare la mia analisi», ha aggiunto, prima di allargare il discorso alla crescita del tennis maschile cinese. «È bello vedere che i giocatori emergenti stanno ottenendo buoni risultati. Hanno qualità. Era soltanto questione di tempo prima che la Cina producesse talenti anche nel settore maschile. In quello femminile sappiamo che ci sono già delle campionesse».

E anche qui non è mancata una chiusura scherzosa: «Sono contento che stiano andando tutti bene. Spero soltanto che Bu smetta di farlo tra qualche giorno».

La conferenza ha lasciato spazio anche a una curiosità: il sigillo personalizzato utilizzato da Djokovic per alcuni autografi dopo la partita, ricevuto durante la visita al Palazzo d’Estate.

«Quando ieri ho ricevuto il timbro, o sigillo, ne ho personalizzato uno. Mi è venuta l’idea di utilizzarlo nel caso avessi vinto. Pensavo fosse un modo per rendere omaggio alla tradizione, alla cultura e al patrimonio cinese, ma anche per divertirmi e fare qualcosa di diverso».

L’esperimento ha richiesto qualche adattamento: «Non funziona sulle palline, ma soltanto su un certo tipo di carta. Alternavo quindi il pennarello e il sigillo. Non so se ai tifosi sia piaciuto, ma ho provato a fare qualcosa di diverso. È stato divertente».

Un piccolo gesto che racconta il legame con un pubblico al quale Novak ha dedicato parole particolarmente sentite: «Quello che vivo in Cina con i tifosi, il rapporto che ho con loro, non lo sperimento in nessun’altra parte del mondo».

«La passione, l’incredibile fedeltà e la dedizione che dimostrano nei miei confronti sono straordinarie. Vengono davanti all’hotel, aspettano, trascorrono ore soltanto per poterti vedere, interagire brevemente con te, ottenere un autografo o una fotografia. È bellissimo. Cerco prima di tutto di ricambiare il loro rispetto e il loro affetto con grandi prestazioni in campo, che è il motivo per cui sono qui, ma anche dedicando loro attenzione fuori dal campo. Sono davvero molto grato per il loro sostegno».