La sconfitta del serbo a Cincinnati fa scattare un piccolo campanello d’allarme in vista degli US Open
Una sconfitta di quelle che lasciano il segno, e che deve indurre a delle importanti riflessioni. Novak Djokovic è uscito prematuramente dal Masters 1000 di Cincinnati, sconfitto dall’argentino Thiago Tirante con il punteggio di 2-6, 6-4, 6-4. Le condizioni climatiche non hanno aiutato il campione serbo, che in conferenza stampa ha anche rivelato di soffrire di un problema che si acuisce in condizioni di forte umidità. Quando mancano due settimane all’inizio degli US Open, tante sono le incognite intorno a Nole.
In particolare, c’è un dato che dovrebbe accendere un piccolo campanello d’allarme, soprattutto considerando la storia e la carriera del 24 volte campione Slam. La sconfitta arrivata nella giornata di ieri, infatti, conferma un trend preoccupante: Djokovic ha perso le ultime tre partite giocate al meglio dei tre set. La serie negativa si è aperta a Indian Wells, quando Nole è stato sconfitto in rimonta da Jack Draper con il punteggio di 4-6, 6-4, 7-6, proseguendo poi a Roma dove Dino Prizmic si era imposto con il punteggio di 2-6, 6-2, 6-4.
Se è vero che gli Slam si giocano al meglio dei cinque set, dove c’è quindi tendenzialmente più tempo per rimediare a un passaggio a vuoto, è altrettanto vero che una delle principali qualità del serbo è sempre stata quella di uscire sul lungo periodo. Proprio quando sembrava spacciato, quando la maggior parte dei giocatori avrebbe mollato, è lì che Djokovic ha sempre fatto la differenza, giocando a un livello differente le fasi più calde degli incontri. In tempi recenti ha dimostrato di poter comunque tenere le lunghe distanze, vincendo quell’incredibile battaglia di quasi cinque ore contro Felix Auger-Aliassime a Wimbledon, ma non va dimenticata la rimonta che ha subito al Roland Garros da Joao Fonseca quando era avanti di due set. Gli US Open in questo senso saranno una sorta di esame, per capire quanto Nole potrà ancora una volta spingersi oltre i propri limiti.
