Il classe 2004 è al primo quarto di finale ‘1000’ in carriera, in una stagione che sta consegnando alla Spagna l’ennesimo gioiellino

Il Masters 1000 di Montreal si sta configurando – come vuole la tradizione degli ultimi anni – come il torneo delle grandi sorprese. Non a caso gli otto giocatori ancora in corso sono tutti nati dopo gli anni 2000, e solo Mensik e Shelton hanno già vinto un ‘1000’. Tra tutti, la sorpresa più grande è forse Daniel Merida, spagnolo classe 2004 che sta vivendo una stagione da sogno. Il quarto di finale ottenuto a Montreal non è però un fulmine a ciel sereno, ma l’ennesima tappa di un percorso ben strutturato. A livello junior è stato numero 15 al mondo, mentre il debutto ufficiale a livello ATP è stato lo scorso marzo a Indian Wells.

Il suo nome inizia a circolare a partire dall’ATP 250 di Bucarest, dove arriva in finale vincendo tre partite su quattro in rimonta. La settimana è la stessa che consacra Rafael Jodar a Marrakech, e anche Merida come Jodar ha nel padre il suo principale punto di riferimento. “Ho tantissimi ricordi con lui – racconta Merida ai microfoni dell’ATP – All’inizio giocavamo a padel e poi siamo passati al campo da tennis. Ho tante foto e tantissimi ricordi. È sempre stato con me durante gli allenamenti, nei viaggi e mi ha sempre aiutato”. Il primo titolo ATP arriva qualche settimana fa ad Umago, ma i risultati ottenuti a Montreal sono fondamentali per toglierli l’etichetta di “terraiolo” che qualcuno aveva già preparato. “Ho lavorato durissimo durante la preparazione invernale per arrivare a giocare questi tornei e competere al livello più alto. Il salto che ho fatto da gennaio a oggi continua comunque a sorprendermi – ha aggiunto in una recente intervista a Clay – Sto imparando a competere nelle partite al 100% per molti giorni consecutivi, ed è proprio questo che ti permette di vincere:

Se in campo l’aggressività è uno dei suoi punti di forza, nella vita di tutti i giorni Merida si definisce un ragazzo tranquillo e amante dei videogiochi. “Passo tutto il giorno al computer a giocare, se non fossi diventato un tennista avrei sicuramente fatto qualcosa legato ai videogame o allo streaming“. Da lunedì sarà almeno in top 50, un risultato che vale i tanti sacrifici computi nei primi anni di carriera. “Ho sempre dovuto lavorare duramente; ho dovuto guadagnarmi tutto da solo. Per un anno e mezzo o due anni ho viaggiato da solo, prenotando personalmente i voli e gli hotel, cercando le opzioni più economiche semplicemente per riuscire a superare le settimane“.