La rinuncia di Carlos Alcaraz al Masters 1000 di Cincinnati ha immediatamente riacceso i dubbi sulle condizioni del suo polso destro. Dopo quasi quattro mesi lontano dalle competizioni, molti hanno temuto una ricaduta o la comparsa di un nuovo problema fisico. Le informazioni provenienti dall’ambiente del tennista murciano descrivono però una situazione meno allarmante: il recupero starebbe procedendo secondo il programma, ma il tempo a disposizione per presentarsi in Ohio con una preparazione adeguata non sarebbe stato sufficiente.
La rinuncia è stata ufficializzata dagli organizzatori di Cincinnati, mentre Alcaraz non ha ancora fornito personalmente spiegazioni dettagliate. Le fonti ufficiali continuano a collegare l’assenza al recupero dall’infortunio al polso destro che lo tiene fermo da aprile, ma dall’entourage del giocatore si insiste sul fatto che non si sarebbe verificata una nuova lesione. La decisione risponderebbe soprattutto alla volontà di evitare un ritorno affrettato.
Cincinnati era un obiettivo, non una certezza
Negli ultimi giorni i video degli allenamenti svolti tra Murcia e Alicante avevano alimentato un notevole ottimismo. Alcaraz era apparso sorridente, sempre più sciolto negli spostamenti e capace di lavorare su diritto, rovescio, servizio e volée con carichi progressivamente più elevati.
Quelle immagini, però, non significavano necessariamente che il ventitreenne fosse già pronto per affrontare un Masters 1000. Cincinnati rappresentava una speranza e un possibile obiettivo, non una data di rientro fissata in maniera definitiva.
Secondo quanto raccontato dal giornalista murciano Álvaro Sánchez, vicino al giocatore, Alcaraz e il suo staff avrebbero iniziato ad aumentare realmente l’intensità del lavoro soltanto da un paio di settimane. Le risposte del polso sarebbero state positive, ma il tempo a disposizione non sarebbe risultato sufficiente per completare il percorso necessario prima della partenza per gli Stati Uniti.
Per partecipare a Cincinnati, Alcaraz avrebbe dovuto interrompere in questi giorni il lavoro in Spagna, affrontare il viaggio e inserirsi immediatamente nella routine agonistica. Il suo gruppo avrebbe invece preferito concedergli ulteriori sessioni di allenamento, senza sacrificare una fase considerata fondamentale per ritrovare sicurezza nei colpi.
La regola dello staff: nessuna corsa contro il tempo
La linea seguita dal team appare molto chiara: dopo un’assenza così lunga non avrebbe senso rischiare soltanto per anticipare il ritorno di qualche giorno. Alcaraz non disputa una partita ufficiale da aprile e ha già rinunciato a Madrid, Roma, Roland Garros, Queen’s, Wimbledon e al Masters 1000 del Canada, prima di cancellarsi anche da Cincinnati.
La priorità non è quindi rientrare il prima possibile, ma farlo soltanto quando il polso sarà nuovamente in grado di sopportare il servizio, le accelerazioni di diritto, i cambi di direzione e l’intensità richiesta da una partita del circuito maggiore.
Durante le ultime sessioni lo spagnolo avrebbe continuato a lavorare con una sorta di “freno a mano”, aumentando gradualmente la velocità senza cercare ancora il massimo rendimento. L’obiettivo è recuperare fiducia nel polso destro e tornare a eseguire ogni gesto senza esitazioni o timori.
Álvaro Sánchez ha provato a quantificare la situazione con una valutazione inevitabilmente indicativa e priva di valore medico: prendendo come riferimento il livello mostrato da Alcaraz in Australia o a Doha, lo spagnolo sarebbe attualmente intorno al 55% della propria condizione. Per tornare in gara, vorrebbe invece avvicinarsi almeno all’85-90%.
Lo US Open rimane possibile, ma non è garantito
La rinuncia a Cincinnati non comporta automaticamente quella allo US Open. Alcaraz è regolarmente presente nell’entry list del torneo newyorkese, dove dovrebbe difendere il titolo conquistato nella passata stagione. Il tabellone principale comincerà domenica 30 agosto.
Il desiderio del numero due del mondo rimane quello di essere presente a Flushing Meadows, ma la decisione sarà presa soltanto in base alla risposta del polso durante i prossimi allenamenti. Le successive due settimane saranno quindi determinanti.
Per organizzare una preparazione adeguata, Alcaraz dovrebbe trasferirsi negli Stati Uniti indicativamente intorno al 20 agosto. Prima di partire dovrà però riuscire a sostenere sessioni sempre più lunghe e intense, avvicinandosi alle sollecitazioni che troverebbe in una partita al meglio dei cinque set.
La situazione resta perciò aperta. Le indicazioni provenienti da Murcia non parlano di una ricaduta, ma neppure di un ritorno già assicurato. In assenza di una comunicazione diretta del giocatore o del suo staff medico, la presenza allo US Open dipenderà da ciò che accadrà nei prossimi dieci-quattordici giorni.
Winston-Salem emerge come possibile tappa intermedia
Esiste anche un’ipotesi alternativa al rientro diretto in uno Slam. Secondo quanto riferito dalla stampa murciana, il team potrebbe valutare la richiesta di una wild card per l’ATP 250 di Winston-Salem, in programma nella settimana dal 22 al 29 agosto sui campi del Wake Forest Tennis Complex.
Il torneo rappresenterebbe una possibile tappa di avvicinamento per evitare di passare direttamente dagli allenamenti a un incontro dello US Open. Alcaraz avrebbe la possibilità di verificare il polso in condizioni agonistiche, ritrovare il ritmo della competizione e disputare almeno una partita sul cemento americano.
La collocazione nel calendario presenta però anche un evidente problema. La finale di Winston-Salem si giocherà sabato 29 agosto e il tabellone principale dello US Open inizierà il giorno seguente. Un eventuale percorso lungo lascerebbe quindi pochissimo tempo per il trasferimento a New York e il recupero.
Per questo motivo, Winston-Salem rimane soltanto una possibilità. Una decisione positiva avrebbe senso esclusivamente qualora Alcaraz raggiungesse una condizione molto vicina a quella ideale già nei prossimi giorni.
Un torneo legato ai primi passi della sua ascesa
Alcaraz conosce già bene l’appuntamento della Carolina del Nord. Nel 2021, quando aveva appena 18 anni ed era la quindicesima testa di serie, raggiunse le semifinali prima di arrendersi a Mikael Ymer.
Pochi giorni dopo disputò lo straordinario US Open che lo portò per la prima volta ai quarti di finale di un torneo del Grande Slam, dopo la memorabile vittoria contro Stefanos Tsitsipas.
Un eventuale ritorno a Winston-Salem avrebbe quindi anche un significato simbolico. Proprio da quel torneo, cinque anni fa, partì la corsa che presentò definitivamente Alcaraz al grande pubblico internazionale.
Il contesto sarebbe naturalmente molto diverso. Allora il murciano era un giovane in piena ascesa e senza particolari aspettative; oggi è un campione Slam chiamato a gestire con attenzione un problema fisico che ha già compromesso gran parte della sua stagione.
Prudenza prima di tutto
La rinuncia a Cincinnati rappresenta una delusione, ma non deve essere automaticamente interpretata come un segnale catastrofico. Le immagini degli allenamenti indicano una crescita dei carichi, mentre le informazioni provenienti dal suo ambiente escludono, almeno per il momento, una nuova ricaduta.
Allo stesso tempo, il fatto che Alcaraz non sia ancora pronto per un Masters 1000 conferma quanto il percorso resti delicato. Un allenamento positivo non equivale a essere preparati per una partita ufficiale, soprattutto dopo quattro mesi senza competizioni.
Lo US Open rimane il grande obiettivo, ma non verrà inseguito a qualsiasi costo. Alcaraz continuerà ad allenarsi, aumenterà progressivamente l’intensità e valuterà giorno dopo giorno la risposta del polso. Winston-Salem può diventare una tappa intermedia, mentre il ritorno diretto a New York resta un’altra possibilità: tutto, però, dipenderà dalle prossime due settimane.
