Flavio Cobolli continua la sua corsa al Masters 1000 di Cincinnati e lo fa al termine di una partita nella quale, ancora una volta, ha messo in mostra una delle caratteristiche che maggiormente stanno accompagnando la sua crescita: la capacità di rimanere aggrappato al match anche quando le cose sembrano mettersi male.

L’azzurro ha superato Rafael Jódar con il punteggio di 4-6, 7-6(3), 6-3, conquistando così il suo secondo quarto di finale in carriera in un Masters 1000. Una vittoria arrivata dopo due ore e trenta minuti di battaglia e dopo un avvio nel quale Cobolli aveva faticato parecchio a trovare continuità.

Al termine dell’incontro il romano ha spiegato quale sia stata la chiave della rimonta.

“Mi sono semplicemente detto di crederci, di lottare su ogni punto e sapevo che prima o poi avrei avuto una possibilità”, ha dichiarato Cobolli nell’intervista in campo.

Una frase che fotografa perfettamente la partita dell’italiano, costretto a inseguire dopo aver perso il primo set ma bravo a non uscire mentalmente dall’incontro. Nel secondo parziale ha trascinato Jódar al tie-break, dominandolo per 7 punti a 3, prima di prendere definitivamente il controllo della sfida nel set decisivo.

Cobolli ha poi voluto riconoscere i meriti del giovane spagnolo, una delle grandi rivelazioni di questa stagione.

“Rafa sta disputando una stagione incredibile e anche delle settimane incredibili. Pensavo che potesse essere un po’ stanco. Verso la fine mi sentivo più fresco e nel terzo set mi sono spinto al limite”, ha spiegato l’azzurro.

Jódar, 19 anni, era infatti arrivato a Cincinnati dopo una serie di risultati di altissimo livello e si era presentato alla sfida con Cobolli in grande fiducia. L’italiano è riuscito però progressivamente a logorarlo, alzando il proprio livello proprio nella fase decisiva dell’incontro.

Ma le parole forse più interessanti di Cobolli sono arrivate quando il discorso si è spostato sulla pressione, un tema che accompagna inevitabilmente un giocatore che ormai si trova stabilmente ai vertici del circuito.

“Non voglio sentire più parlare di pressione, perché me ne metto già tanta da solo addosso, oppure insieme al mio team. Devo combattere con la pressione, ma devo anche viverla nel modo giusto”, ha spiegato il tennista italiano.

Parole che aiutano anche a comprendere le urla liberatorie con le quali Cobolli ha festeggiato lo smash del match point. Non soltanto la gioia per una qualificazione importante, quindi, ma anche lo sfogo dopo una partita nella quale aveva dovuto lottare contro l’avversario e, in alcuni momenti, contro se stesso.

“Come ho fatto a rimontare? Devo solo credere in me stesso, sapevo che avrei avuto una chance”, ha ribadito Cobolli.

Ed è probabilmente proprio questo uno degli aspetti sui quali il romano sta cercando di compiere l’ultimo salto di qualità. Il talento e la combattività non sono mai mancati, ma adesso Cobolli sembra sempre più consapevole di poter rimanere dentro le partite anche quando il suo miglior tennis tarda ad arrivare.

Contro Jódar lo ha dimostrato ancora una volta. Nei primi due set ha commesso complessivamente 42 errori non forzati, un dato molto elevato, ma invece di lasciarsi trascinare dagli errori è riuscito gradualmente a cambiare l’inerzia dell’incontro e nel terzo parziale ha alzato decisamente il livello.

Per Cobolli si tratta inoltre della terza vittoria consecutiva al terzo set a Cincinnati, un altro dato che racconta bene la capacità dell’azzurro di soffrire e trovare soluzioni nei momenti complicati.

Il successo contro Jódar porta anche Cobolli a 30 vittorie nella stagione 2026 e conferma un’annata che lo ha ormai proiettato stabilmente fra i protagonisti del circuito.

Ora arriva un altro test di altissimo livello nei quarti di finale. Al momento delle dichiarazioni, Cobolli era in attesa di conoscere il vincente della sfida fra Alexander Zverev e Tommy Paul.

Ma al di là del nome dell’avversario, il messaggio lasciato da Cobolli dopo l’ennesima battaglia vinta è molto chiaro.

Credere maggiormente nei propri mezzi, accettare la pressione invece di subirla e continuare a lottare fino all’ultimo punto.

A Cincinnati, almeno fino a questo momento, la ricetta sta funzionando.