Il tennista romano ha analizzato la sconfitta contro Blockx e l’eliminazione dagli US Open 2026.
Brutta sconfitta per Flavio Cobolli che ha ceduto al terzo turno degli US Open al giovane belga Blockx. Dopo un buon inizio con vittoria del primo set l’azzurro è apparso scarico ed ha perso la sfida in quattro set. Nella consueta conferenza stampa di post match l’atleta romano ha analizzato senza remore cosa è successo, ecco le sue parole:
Cosa è successo nel match ed in particolare nel terzo set? “Fino al 3 a 2 del secondo set mi sentivo abbastanza bene, nel primo set avevo la partita in controllo e poi ho preso break e mi sono innervosito ma dopo ho giocato un gran tiebreak. Anche nel secondo set ho continuato e mi sentivo anche abbastanza in fiducia, e credo che poi lui ha alzato il livello mentre io ho giocato qualche game male, nel terzo set non mi sentivo di avere quasi niente da dare in campo, so che lascia abbastanza incredulo, ho avuto tre settimane un pò dispendiose e forse come ha detto mio padre sono arrivato un pò al limite a questa gara. Quindi non so cosa sia accaduto nel terzo set, poi sono andato in bagno per riprendermi ma non ha funzionato. Non voglio mai perdere, ho provato fino alla fine ma per me era già troppo tardi. Meriti all’avversario e demeriti un pò miei, ma è andata anche un pò cosi”.
Sulle parole di Alcaraz e sul calendario fitto: “Credo che l’obiettivo comune sia quello di giocare nei tornei più importanti, io sono sempre stato un giocatore abituato a soffrire, non sono mai andato vicino ad essere uno dei migliori al mondo e d’ora in poi analizzeremo nei dettagli con il mio team cosa fare come programmazione, partite ed allenamenti. Poi ogni giocatore è diverso ed ognuno di noi sa come spingersi o meno al limite, è una stagione sopra i miei standard e devo abituarmi un pò a questo. Magari giocherò meno tornei 250 e 500, ma fino a quando sono 1000 e grandi Slam la mia presenza è garantita. C’è qualcosa da cambiare nel tennis? La quantità delle partite che uno fa durante l’anno non sono cosi elevate, ma non siamo abituati a stare in un torneo per tanti giorni, è cambiato la modalità di torneo, forse ci dobbiamo ancora abituare. Io sono fuori da un mese e mezzo, e giocando meno di dieci partite, ti alleni al massimo con i migliori al mondo, dispendi energie a livello di stress mentale, viaggi tanto, e sono tante cose che si potrebbero fare meglio, ma magari anche è questione solo di abitudine”.
