Ci sono delle sensazioni che non si spiegano. Ci sono e basta. Guidando nella tarda serata di giovedì sull’Appenino tosco-emiliano, in quel tratto di A1 con curve da mal di testa nella vecchia “panoramica”, qualcosa mi inquietava, pur senza saperne il perché. “Puoi guardare il cell, se ho qualche messaggio importante?”. “…Valentina scrive: Elena Pero non c’è più”. Un brivido sulla schiena, insieme ad un silenzio assordante di dolore che mi entra in testa e non vuol saperne di andare via e lasciarmi in pace. Se n’è andata Elena, portata via da un male cattivo che è tornato a gamba tesa nella sua vita, spesa tra famiglia e la grande viscerale passione per il tennis che da tanti anni era la sua professione.

Non posso dire di esser stato suo amico, l’amicizia quella vera richiede altro. Ma la conoscevo da moltissimi anni, dai primi incontri e chiacchierate ai tornei alle quali non si negava mai con ampi sorrisi e pareri sempre fini, a quando una decina di anni fa fu preziosissima nel darmi informazioni e contatti per la stesura di un libro. Messaggi ed email asciutti, precisi, come il suo stile. L’avevo incontrata in primavera, un saluto e quattro parole come sempre sulla partita del giorno. Un sorriso, alla prossima. Poi la notizia ferale della malattia, di nuovo, un US Open passato in apprensione senza il suo racconto, e quella prossima volta che non ci sarà più. Mancherà terribilmente Elena, brava collega, la “Voce del tennis” nei grandi appuntamenti e non solo, ma soprattutto splendida persona e professionista. Forgiata fin da giovane dalla scuola di Rino Tommasi, ha creato un suo stile personale sulle fondamenta solide del più bravo di tutti, imparando quella che reputo la massima qualità per un telecronista sportivo: la misura abbinata alla competenza.

Mai Elena ha commesso un doppio fallo raccontando una partita con gli eccessi ormai desolanti di quelli che urlano, che tutto è straordinario, che mettono avanti a quel che accade in campo un tifo becero che non racconta ma disinforma. La voce era precisa come i dati che divulgava, lontana dagli eccessi, con qualche battuta senza mai farne abuso, chiedendo alla spalla di turno (molto spesso Paolo Bertolucci) di arricchire la sua telecronaca con dati tecnici o una pennellata di colore. Elena dovrebbe essere di esempio ai tanti che si avvicinano a questo mestiere (se ancora possiamo chiamarlo tale) per la sua straordinaria professionalità, quell’approccio sempre umile e rigoroso, restando per così dire di lato invece di andare sopra dell’evento che si racconta con sovrabbondanza di parole e informazioni, come purtroppo sempre più spesso accade. Ma allo stesso tempo non annoiava mai, aveva ritmo nel racconto e delicatezza nel dare un punto di vista che non era mai una sentenza. Accompagnava la partita prendendo per mano gli spettatori, con delicata maestria e nessuna mania di protagonismo.

Elena studiava molto il gioco, era sempre informatissima su tutto e il suo approccio al lavoro e alle partite era impeccabile. Una donna sincera, una persona perbene e con un cuore grande così, tutti coloro che hanno avuto la fortuna di passarci molto più tempo assieme rispetto al sottoscritto me lo hanno confermato negli anni. Per questo ho sentito dentro di me vampate di rabbia vera leggendo troppe volte nella jungla dei social beceri attacchi sul suo conto, per non “tifare abbastanza”, o per “tenere per l’altro” rispetto a un Sinner o un altro italiano in campo. Ma che ne sa quella masnada di barbari cosa sia la professionalità, il rispetto dell’avversario e del gioco, che si può sostenere un nostro tennista anche senza berciare a squarciagola, e che non è peccato criticare o applaudire un gran colpo dell’avversario di turno, come il vero spirito sportivo e professionale richiede.

Elena Pero ha raccontato le vittorie di Sinner negli ultimi anni, e il giorno del successo a Wimbledon la voce faceva fatica ad uscire per l’emozione, insieme a qualche lacrima di gioia. E con classe immensa quel 13 luglio 2025 si è ricordata di Rino, Gianni e Roberto, maestri che non hanno avuto il tempo per vivere e raccontare quella vittoria leggendaria.

Mancherà terribilmente alla sua famiglia, al marito Sergio e la figlia Martina a cui va un mio enorme abbraccio, come ai colleghi di Tele+ prima e Sky poi che con lei hanno condiviso mille partite e nottate attaccati ad un monitor. Non so se c’è qualcosa “dopo”, ma oggi ricordandola con il cuore a pezzi mi piace pensare che sia già insieme a Rino e Gianni, a disquisire col sorriso sulla vittoria di Jannik a Wimbledon, ascoltando i numeri di Tommasi e i raconti disincantatei di Clerici. Un Olimpo per noi che amiamo il tennis, a cui Elena Pero ora appartiene e che mai potremo dimenticare.