La Repubblica Ceca e l’arte di crescere giocatori e giocatrici di tennis. E dire che lo sport nazionale dovrebbe essere l’hockey. Una storia di leggende che nasce ai tempi della Cecoslovacchia (Ivan Lendl e Martina Navratilova, poi naturalizzata statunitense), e arriva all’agosto del 2026 con 10 donne in top 100, di cui 5 in top 30 e 2 in top 10, e anche qualche contributo dagli uomini. Oltre ai capifila Jakub Mensik e Jiri Lehecka, protagonisti in stagione di frequenti e vicendevoli sorpassi all’interno della top 20, si contano 4 top 100 e da lunedì 24 agosto 2026, 7 giocatori nella top 200 del mondo. Chi è il nuovo arrivato? Jan Kumstat, nato nel gennaio del 2007 e futuro numero 186 del mondo, non era mai entrato nei primi 600 prima del luglio del 2026.

Striscia vincente

Poi, vittorie su vittorie. Tre tornei vinti consecutivamente: ATP Challenger 75 di Liberec, Amburgo (dalle qualificazioni) e Praga, in casa. 17 successi di fila, battendo maestri della categoria, specialmente sulla terra battuta, come Carlos Taberner, Chun Hsin Tseng e Gonzalo Bueno tra gli altri. Da notare anche la vittoria ai quarti di finale a Praga contro il connazionale e coetaneo (sei mesi più giovane) Maxim Mrva, anche lui in forte ascesa: al prossimo aggiornamento della classifica mondiale si assesterà a ridosso della top 200.

Il giocatore tipo

Come si addice a un buon giocatore di tennis cresciuto in Repubblica Ceca, Kumstat possiede due colpi da fondo di livello simile, con una piccola eccezione alla tradizione nazionale: il miglior colpo, in queste settimane, è sembrato di poco il dritto. Movimenti puliti e semplici, che gli permettono di colpire in anticipo quando prende ritmo. Analizzando il fisico longilineo e ancora molto asciutto, e i 196cm di altezza misurati dall’ATP, ecco il prototipo del giocatore moderno.

Nonostante l’altezza il servizio pare migliorabile, ma resta la curiosità di vedere cosa chiederà al proprio colpo di inizio gioco su superfici più veloci, più adatte a premiare rischi in battuta. A parte questo fondamentale, il colpo d’occhio ricorda Hubert Hurkacz: tranquillo e nonchalant, a tratti (sembra) perfino goffo, finché le sue dimensioni e il suo timing non producono velocità sorprendenti.

Campionesse

Facciamo ordine nel tennis boemo: al momento, guidano le donne. Linda Noskova ha vinto Wimbledon 2026 in finale con Karolina Muchova, nel 2024 vinse Barbora Krejcikova e nel 2023 Marketa Vondrousova. Sembra Praga ma è Londra. Da menzionare anche Sara Bejlek, mancina del 2006 capace di battere Aryna Sabalenka (e altre 3 top 30) sulla strada della sua prima semifinale 1000 in carriera al WTA 1000 di Cincinnati (la partita contro Coco Gauff è in programma nella notte italiana tra sabato 22 e domenica 23 agosto), risultato che la porta per la prima volta tra le prime 30 del mondo.

Non può essere un caso

Per raggiungere questo livello d’eccellenza gli uomini hanno ancora strada da fare, ma il materiale umano sembra quello adatto: Lehecka e soprattutto Mensik hanno dimostrato picchi di livello da top 10, a cui manca continuità per tentare qualche colpo grosso. Il tempo c’è: Lehecka è del 2001 e nonostante sembri un giocatore già piuttosto formato, con pregi e difetti chiari, basterebbe limare qualche dettaglio per indovinare la settimana giusta. Mensik, 2005, ha dato più volte segnali da predestinato (campione al Masters 1000 di Miami 2025 e semifinalista al Roland Garros 2026), ma anche qualche sintomo da late bloomer, ovvero un giocatore che ha bisogno di più tempo degli altri per raggiungere il massimo del proprio potenziale.

Questa generazione dorata va ovviamente contestualizzata in un paese di neanche 11 milioni di persone, che sforna giocatori a ritmi, in proporzione, simili alle grandi potenze tennistiche come l’Italia, gli Stati Uniti e la Francia, per esempio. Quando interpellate, le personalità del tennis ceco glissano su questa straordinarietà, ma anche se la fortuna fosse ceca, non può certo essere tutto frutto del caso.