Luca Nardi completa il quadro dei semifinalisti dell’Olbia Challenger. Il pesarese, classe 2003, ha superato la quarta testa di serie Michael Mmoh con un doppio 6-4, conquistando un posto tra i migliori quattro del torneo. La rassegna, organizzata da MEF Tennis Events insieme al Tennis Club Terranova, entra così nella fase decisiva: sabato 17 ottobre le semifinali di singolare si apriranno con la sfida tra Maks Kasnikowski e la seconda testa di serie Damir Dzumhur, seguita da quella tra Nardi e il britannico Jacob Fearnley, numero uno del seeding.
Nardi ritrova la semifinale
A nove mesi dall’ultima volta, Luca Nardi torna a giocarsi un posto in finale in un torneo Challenger. L’azzurro ha superato Michael Mmoh grazie a una prestazione attenta, riuscendo spesso a comandare gli scambi e a tenere lo statunitense lontano dalla linea di fondo: “È stata una bella partita, ho cercato di rimanere il più vicino possibile al campo. Ci sono stati comunque alti e bassi, in alcune situazioni sono stato un po’ ‘pollo’ ma ho reagito bene”, ha raccontato l’ex numero 67 ATP.
La semifinale arriva al termine di una stagione complicata dagli infortuni, che hanno impedito al pesarese di trovare continuità. Contro Fearnley, Nardi cercherà ora di proseguire il proprio percorso in Sardegna: “Sicuramente tornare a giocare una semifinale significa molto. In questo 2026 sono stato fermo a causa di diversi infortuni, senza essere in grado di esprimermi per larghi tratti della stagione”.
Il rapporto con Furlan
Nardi ha parlato anche del lavoro con Giorgio Furlan, con cui ha iniziato a collaborare a marzo. Poche settimane dopo, però, la frattura del polso sinistro ha interrotto il percorso, riducendo le occasioni per lavorare insieme con continuità: “Il rapporto con Furlan? Abbiamo iniziato a lavorare insieme a marzo, ma in quel periodo mi sono fratturato il polso sinistro. Non siamo stati molto fortunati e le settimane di lavoro intenso non sono poi state molte. È un elemento molto importante per tutta la squadra, apprezzo molto la calma e l’esperienza che trasmette e spero che possa rimanere il più a lungo possibile”.
