Nuovi particolari emergono dal provvedimento che ha portato alla squalifica di Markéta Vondroušová. La decisione del tribunale indipendente riporta alcuni messaggi WhatsApp inviati dalla tennista ceca la sera del controllo antidoping rifiutato, diventati uno degli elementi centrali nella valutazione del caso.

Vondroušová è stata sospesa per quattro anni per non essersi sottoposta a un controllo fuori competizione effettuato presso la sua abitazione il 3 dicembre 2025. La sanzione è entrata in vigore il 22 giugno 2026 e terminerà il 21 giugno 2030. È importante precisare che la ceca non è risultata positiva a una sostanza proibita: la violazione riguarda esclusivamente il rifiuto di fornire il campione richiesto.

Il messaggio inviato ad Andrew Paulson

Secondo quanto riportato nella decisione, alle 20:05 Vondroušová scrisse al compagno Andrew Paulson per informarlo della presenza della funzionaria alla porta di casa.

«C’è una stronza del controllo antidoping che sta suonando alla porta di casa», avrebbe scritto la vincitrice di Wimbledon 2023.

Il contenuto del messaggio è stato ritenuto significativo dal tribunale perché dimostrerebbe che la giocatrice aveva compreso fin dall’inizio la natura della visita. Secondo i giudici, Vondroušová sapeva che la persona presente alla porta era legata a un controllo antidoping e non poteva quindi sostenere di aver ignorato completamente il motivo della sua presenza.

La difesa basata sulla paura e sull’ansia

Nel corso del procedimento, la tennista aveva spiegato di essersi sentita in pericolo perché si trovava sola in casa e riteneva che la funzionaria non si fosse identificata correttamente. La ceca aveva inoltre richiamato i problemi di ansia e il forte stress psicologico attraversato in quel periodo, sostenendo che tali condizioni avessero compromesso la sua capacità di valutare razionalmente la situazione.

La difesa aveva contestato anche il rispetto delle procedure di identificazione e autorizzazione da parte dell’addetta al controllo. Il tribunale ha esaminato queste argomentazioni, insieme alle testimonianze e alla documentazione presentata, ma ha concluso che non esistesse una «giustificazione convincente» per il rifiuto.

I messaggi WhatsApp non dimostrano da soli che Vondroušová si fidasse della persona presente alla porta, ma sono stati considerati incompatibili con l’ipotesi che non avesse compreso di trovarsi davanti a un tentativo di controllo antidoping.

Perché il rifiuto comporta quattro anni di stop

Le norme antidoping equiparano la sanzione di partenza prevista per il rifiuto di un controllo a quella applicabile in caso di positività intenzionale. Il principio serve a impedire che un atleta possa ottenere una pena più leggera semplicemente sottraendosi alla raccolta del campione.

L’ITIA ha sottolineato che i controlli senza preavviso rappresentano uno strumento essenziale per garantire la credibilità del sistema e possono essere effettuati in qualsiasi momento e luogo, anche al di fuori della finestra oraria indicata dall’atleta.

Vondroušová ha sempre negato di essersi dopata e ha ricordato di non essere mai risultata positiva durante la propria carriera. Ha inoltre sostenuto di essersi sottoposta a un nuovo controllo tre giorni dopo l’episodio, ottenendo un risultato negativo. Questo elemento, tuttavia, non ha cancellato la violazione commessa il 3 dicembre.

Resta possibile il ricorso al TAS

La campionessa ceca può impugnare la decisione davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport. Un eventuale ricorso potrebbe riguardare sia l’accertamento della violazione sia la durata della squalifica.

La pubblicazione dei messaggi rende però più complessa la posizione della giocatrice. Per il tribunale, quelle parole dimostrano che Vondroušová aveva riconosciuto la natura del controllo: un elemento che ha contribuito a escludere l’esistenza di una giustificazione sufficientemente convincente per il suo rifiuto.