Uno dei fattori che ha permesso a Novak Djokovic di avere una carriera così lunga oltre che straordinariamente vincente è la sua attenzione, anzi quasi ossessione, alla preparazione fisica e cura del corpo. È un processo che il campione di Belgrado ha intrapreso fin dagli anni giovanili, sostenuto da una curiosità insaziabile per apprendere nuove tecniche e possibilità, attingendo dall’esperienza di grandi professionisti e anche studiando discipline lontane dal tennis, ma che possono essere ugualmente di ispirazione per inserire qualcosa di interessante nelle proprie routine. Dell’attenzione maniacale di Novak alla cura di stesso, anche a 39 anni compiuti, ha parlato Carlos Costa, il suo attuale fisioterapista, all’interno di un podcast sul media portoghese ABola. Costa, che in passato ha lavorato anche con Ana Ivanovic, Tommy Haas, Kevin Anderson, Dominic Thiem e Andrey Rublev, traccia un profilo del serbo davvero unico, che lo distingue da tutti i colleghi per attenzione al dettaglio e dedizione. Questi alcuni passaggi dell’intervento del fisioterapista nel podcast.
“Non ho mai visto nulla di simile a Novak Djokovic. La sua visione, quello che mette in campo ogni singolo giorno e la sua intensità. Avevo già visto qualcosa di paragonabile, ma mai con la continuità di Novak” afferma Costa. “Presta attenzione a ogni dettaglio. Persino il tempo che impieghiamo per consegnargli l’asciugamano… se c’è qualcosa che non è stato pianificato, nasce subito un’attrito. Arriva persino a sottoporre il team a dei test per capire se stiamo davvero cercando le migliori strategie per il recupero e se gli stiamo garantendo i trattamenti migliori. Per esempio, ci ha chiesto perché Sinner fa esercizi per gli occhi e noi no. È alla continua ricerca di nuovi modi per essere il migliore al mondo”.
Un modus operandi che costringe i membri del suo staff alla stessa attenzione, anzi a studiare… “Cerco sempre di essere il più aggiornato possibile. Seguo persino corsi con fisioterapisti di altri sport: cerco di imparare anche da discipline diverse dal tennis. Ma a volte Novak vede dei video oppure nota altri giocatori fare cose differenti negli spogliatoi e ci chiede sempre perché noi non facciamo lo stesso. E la nostra risposta non può tardare troppo! Siamo costantemente alla ricerca di nuovi modi per migliorare”.
“Novak fa esercizi di mobilità per conto suo e svolge attività al di fuori dell’allenamento di cui noi non siamo nemmeno a conoscenza. Quando ha deciso che doveva vincere la medaglia d’oro a Parigi, tutto è stato pianificato nei minimi dettagli. Ha vissuto per quell’obiettivo dal momento in cui si svegliava fino a quando andava a dormire. Djokovic tiene in particolare considerazione le fasi del recupero e della flessibilità, probabilmente sono i due aspetti che più cura in assoluto. I suoi allenamenti sono come delle partite. Non ho mai visto una cosa del genere in nessun altro giocatore. L’intensità e l’attenzione per ogni dettaglio sono esattamente le stesse”.
Costa afferma di esser rimasto estremamente colpito dall’avvio della loro collaborazione: “La prima volta che sono andato a lavorare con lui, a dicembre, sono rimasto impressionato da quello che stava facendo. Aveva appena ingaggiato un biomeccanico per lavorare sul servizio e sul dritto. Hanno trascorso una settimana concentrandosi su aspetti specifici per renderlo ancora migliore. È sempre alla ricerca di nuovi margini di miglioramento e coinvolge continuamente nuovi allenatori. Forse è anche legato al suo essere serbo, hanno un’intensità particolare. A volte il modo in cui si esprimono è legato alla cultura: è semplicemente parte di ciò che sono. Lui ha una personalità più forte della maggior parte delle persone. Ha una mentalità che gli permette di portare il suo gioco tecnico e tattico a un altro livello“.
Per Djokovic i limiti sono davvero fatti per essere superati, non è solo un modo dire: “Si spinge al limite in ogni partita. Per lui, non vincere gli US Open o non andare avanti in profondità in un torneo rappresenta una grande sconfitta personale. Non è abituato a situazioni del genere e per lui è una fonte enorme di frustrazione. Nella sua testa crede ancora di poter vincere i titoli più importanti e, a dire il vero, ha raggiunto la finale degli Australian Open e le semifinali di Wimbledon quest’anno. A questo punto della sua carriera, dopo una sconfitta tende a prendersi un po’ di tempo. Riflette, resetta e, quando torna, lo fa con la massima intensità, ancor più motivato di prima“.
Ultima nota per come Novak, lontano dalle luci dei riflettori, sia sempre pronto a dispensare consigli alle nuove leve e, in alcuni casi, anche a supportarli personalmente (come avvenuto, per esempio, col connazionale Medjedovic): “Ama aiutare i giocatori più giovani. Spesso interrompe il suo allenamento per dare consigli ad altri giocatori, anche a quelli contro cui si trova a competere nel circuito. Non molto tempo fa, Auger-Aliassime gli ha chiesto un consiglio e Novak lo ha aiutato immediatamente. La stessa cosa è successa con Fonseca più di recente. La gente non ha idea di quanto aiuti gli altri giocatori”.
