La sorpresa più curiosa della Laver Cup di Alexander Bublik è arrivata fuori dal campo. A Pechino, ripercorrendo l’esperienza con il Team World, il kazako ha raccontato di aver finalmente conosciuto meglio avversari frequentati per anni nel circuito.
Il caso più divertente riguarda Brandon Nakashima: «Gli ho detto che non avevo mai sentito la sua voce da quando era arrivato nel circuito». Una battuta che racconta quanto possa cambiare il rapporto tra colleghi quando, invece di affrontarsi, si condividono panchina e obiettivi.
L’esperienza londinese ha anche modificato il suo giudizio sulla competizione. Guardandola in televisione, Bublik ne percepiva soprattutto il carattere esibizionistico e l’assenza di punti per la classifica. Dall’interno ha scoperto una partecipazione emotiva diversa, alimentata dall’energia di Andre Agassi e dalla voglia dei compagni di vincere ogni incontro.
Il kazako non rinnega gli aspetti spettacolari dell’evento, ma sottolinea quanto tutti prendessero seriamente la sfida. Il bilancio personale è positivo: nuove amicizie, occasioni di confronto e il desiderio di ripetere l’esperienza.
Per Bublik, dunque, la Laver Cup è diventata anche un modo per scoprire le persone dietro agli avversari. Persino la voce di chi, fino a quel momento, aveva conosciuto soprattutto attraverso il tennis.
