Angelo Binaghi ha parlato in occasione del Premio Colalucci, in scena al Circolo Antico Tiro a Volo di Roma, sullo stop di Jannik Sinner, costretto a chiudere anzitempo la sua stagione a causa dell’infortunio al ginocchio destro. “Era nell’aria anche se speravamo che almeno gli ultimi tornei potessero vederlo in buona salute – le parole del presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel -. Però, insomma, credo che da una parte il tennis italiano non si possa lamentare di quello che lui e complessivamente anche gli altri giocatori hanno fatto quest’anno, dove abbiamo vinto cinque Mastes 1000, compreso Roma, che non vincevamo da 50 anni. Abbiamo fatto il bis a Wimbledon e un gran Roland Garros anche senza Jannik.
Binaghi ha sottolineato: “Credo anche che, per quanto sia stato un anno molto sfortunato, perché i quattro giocatori più forti che avevamo all’inizio dell’anno hanno avuto tutti problemi fisici, Musetti e Sinner da una parte, Berrettini e Bolelli dall’altra, credo che, soprattutto se parliamo del numero uno del mondo a 23 anni, la cosa più importante sia trovare tutte le soluzioni possibili per preservarne l’integrità fisica a medio-lungo termine. Perché, insomma, oramai si gioca a tennis fino ad una certa età. Djokovic ha quasi 40 anni, quindi almeno altri 10 anni, se in buona salute e di grandi risultati, Sinner dovrebbe darceli“.
Il tema della programmazione
“Non credo che si giochi troppo – ha aggiunto il numero uno della FITP -. Perlomeno, se vedo che anche questi top player continuano a fare anche delle esibizioni che non danno punti ATP, che non servono per la classifica, che non servono per la storia, credo che ci siano ancora margini per riuscire a fare una programmazione che gli consenta di cercare di raggiungere la vetta del tennis mondiale ma senza avere ripercussioni sul piano fisico. Io non penso che ci sia un problema di questo tipo. Penso che sia una casualità che quest’anno, una casualità irripetibile, che i due più forti giocatori al mondo abbiano avuto un infortunio che li hanno tenuti fuori dal campo per un periodo così prolungato“.
