Il tennista romano si è raccontato in un’intervista a cuore aperto al Corriere dello Sport, svelando lati di sè meno conosciuti
Un racconto profondo, a cuore aperto, per svelare le difficoltà vissute negli ultimi anni. Matteo Berrettini si è raccontato senza filtri, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport, parlando per la prima volta di quel che si nasconde dietro ai successi e alla vita di uno sportivo. “C’è stato un momento in cui un pochino ho sbarellato e non capivo bene se ero ancora Matteo o se ero Berrettini. Ma credo sia una cosa normale. Come accade a tutti nella vita, anche i tennisti hanno dei dubbi sul lavoro, sulle difficoltà che affrontano e sui propri obiettivi“.
Un percorso lungo, affrontato grazie alle persone più care – “È importante rimanere vicino a chi ti vuole bene veramente e si prende cura di te” – e che ora sembra finalmente restituire una versione di Matteo più matura e consapevole. “Se continuo a fare le cose giuste, a prendermi cura del corpo e della mente, le cose belle poi succedono come al Roland Garros. Credo di essere sulla strada giusta“. E lo sguardo allora non può non rivolgersi verso i prossimi obiettivi e le prossime sfide, con le settimane sul cemento indoor europeo che possono regalare ancora delle soddisfazioni. “Vorrei provare a chiudere il 2026 in Top 30 per poter essere testa di serie in Australia, anche se avrebbe un valore soprattutto a livello personale. Ma se dovessi finire numero 35 non mi frusterei, anche perché se no perderei tutto il lavoro fatto su me stesso”.
Infine, Berrettini ha svelato anche i suoi programmi da qui alla fine dell’anno. “Adesso sono iscritto praticamente a tutto, dovrei giocare Lione, Vienna, Parigi e Stoccolma”.
