La proposta della leggenda serba di rivoluzionare il sistema di punteggio ha generato un ampio dibattito e visioni agli antipodi
C’è chi le ha dato del pastrocchio, chi s’ è fatto il sangue amaro e chi è passato oltre senza degnarla di uno sguardo. Altri le hanno strizzato l’occhio e c’è, persino, chi l’ha vista come una mano santa per il mondo racchettaro. Insomma, neanche fosse una Legge di Bilancio da rinviare alle camere, la ‘proposta Djokovic‘ registra dissenso e approvazione in disegual misura. Tanto da chiamare i contrari alla solita alzata di scudi a tutela di una tradizione già messa, a loro dire, a dura prova dalla ‘Riforma Davis” firmata Gerard Piquet. Per quanto mi riguarda, non mi faccio salire la pressione se uno sport si rifà periodicamente il trucco rendendo accattivante il proprio appeal. Nel 2000 c’è riuscito il volley sostituendo la regola del vecchio ‘cambio palla’ con quella assai più snella del ‘Rally point System’. Un uovo di Colombo che in breve ha fatto registrare aumenti sensibili in termini di spettacolo, pubblico e tesserati. E non é finita lí. Altri sport, in epoche diverse, hanno pensato di darsi un altro aspetto. Era il lontano ’84 quando, dopo lunga gestazione, il basket, s’è dato un tono ufficializzando quel ‘tiro da tre’ tanto odiato da Dan Peterson seppure innovativo e foriero di una sua bellezza gestuale. E che dire dei ripetuti ritocchi portati a quella regola del fuorigioco tanto avversata da Van Basten e da coloro che tra le righe vi ci leggono un limite all’azione? L’elenco delle norme regolamentari studiate, riviste ed applicate non ha risparmiato nessuno e non si capisce perché il tennis dovrebbe rimanerne escluso.
Avessimo dato retta ai bastian contrari del tempo che fu, anche l’idea elitaria del Challenge Round sarebbe ancora in voga, così come a vele spiegate avanzerebbe l’utopia del dilettantismo nudo e puro in luogo di quel tennis open che a partire dal ’68 avrebbe riunito tutti sotto lo stesso tetto guadagnandosi quell’universalità di cui aveva un disperato bisogno. Una spallata alle convenzioni sarebbe giunta anche dall’adozione della classifica computerizzata, evoluzione sacrosanta di quella compilata su pezzi di carta scritti a mano e senza un criterio oggettivo. Ma non basta! Risale ai primi anni ’70 la prima innovazione in tema di punteggio. Considerato inizialmente strumento blasfemo dai sostenitori del long set, il tiebreak avrebbe vissuto il proprio riscatto molti anni solo grazie alla penna di Rino Tommasi che in un articolo del 2009 ne faceva un segno distintivo tra colpitori e giocatori.
Ed eccoci giunti ai giorni nostri con quella che passerà ai posteri come la ‘Proposta Djokovic’, pacchetto di innovazioni utili a rendere il tennis uno sport più smart di quello che noi tutti conosciamo, mediatico scorrevole e in linea coi tempi. Parole sante, quelle del serbo, giunte al pettine dopo prove di trasmissione effettuate, già da qualche anno nei tornei amatoriali piuttosto che in quelli ITF maschili e femminili. Come sempre accade, sostenitori e detrattori si sono espressi guardando allo Short Game come a un possibile compromesso tra competizione e spettacolarità. Un ritocco affidato a match giocati tre su cinque con set a 4 game e l’uso del killer point. Una trasformazione coraggiosa che modificherebbe il valore virtuale dei punti giacché quanto più breve è il format adottato tanto più alto è il valore dei punti in gioco. Potrebbe venirne fuori uno spettacolo accattivante che esprime la parte migliore di ogni singolo soggetto.
Insomma, quella auspicata dal vulcanico Nole mostra i tratti della vera rivoluzione o nutre il sentimento della semplice provocazione? Supposti cambiamenti avrebbero risvolti benefici sull’erosione fisica e mentale dei protagonisti? E ancora: il valore dei giocatori sarebbe quello attualmente contemplato dalla classifica mondiale o potremmo ritrovarci un giorno con un Sinner non più sul trono perché privo delle qualità smart richieste dal nuovo modello organizzativo? Così fosse, invece che un passo avanti sarebbe uno indietro. In quel caso meglio continuare con l’ambaradan fin qui esistente e rimandare il tutto ad altra data.
