Si ferma al secondo turno del Rolex Paris Masters il cammino di Mattia Bellucci, sconfitto da Arthur Rinderknech per 6-4 6-1 in un’ora e cinque minuti. Un primo set giocato alla pari, deciso da un solo passaggio a vuoto sul 4-5, poi una seconda frazione nella quale il francese ha preso il comando e l’azzurro non è più riuscito a tenere il passo. Resta una settimana positiva, con tre vittorie tra qualificazioni e tabellone principale, anche se l’ultima partita lascia il rimpianto di non aver sfruttato quanto costruito nei primi nove giochi.

Rinderknech aveva vinto anche l’unico precedente, nei quarti di Atlanta del 2024, imponendosi sul cemento all’aperto per 7-6(5) 3-6 6-1. Anche questa volta il servizio del francese ha rappresentato un ostacolo difficile da superare. L’inizio è equilibrato. Rinderknech trova continuità con la prima, spesso sopra i 200 chilometri orari, Bellucci tiene con ordine i propri turni e cerca di muovere l’avversario appena parte lo scambio. Nessuna palla break nei primi nove giochi, qualche opportunità in risposta che si ferma sul nascere e la sensazione che il parziale possa arrivare al tie-break. Sul 3-3 Mattia si porta sul 30-30, ma il francese risponde con un ace e conserva il servizio. Nel gioco successivo sono due accelerazioni di Rinderknech a mettere in difficoltà l’azzurro, che dal 15-30 trova tre punti consecutivi e rimette il punteggio in parità. Bellucci c’è, tiene il campo e non lascia intravedere cedimenti.

Il momento decisivo arriva sul 4-5. Chiamato a servire per restare nel set, Mattia perde profondità e si irrigidisce. Rinderknech prende l’iniziativa, trova una risposta vincente e mette pressione. Un rovescio in rete dell’azzurro concede le prime due palle break dell’incontro, che sono anche due set point. Sulla prima Bellucci cerca troppo presto la soluzione con il dritto e manda fuori: 6-4 in 37 minuti. Un gioco pesa su tutto il set. Il francese ha il merito di alzare il livello in risposta nel momento giusto, Mattia quello di avergli tenuto testa fino a quel passaggio. Mancano però pazienza e precisione proprio quando servirebbe concedere il meno possibile.

In apertura di secondo set Bellucci prova a reagire. Recupera da 40-0 fino alla parità sul servizio di Rinderknech, aiutato da due ottime risposte, ma il francese si salva ancora con la prima. È l’ultima occasione per rimettere subito pressione all’avversario. Nel gioco successivo il rovescio tradisce Mattia. Un errore con i piedi dentro il campo e un dritto vincente di Rinderknech aprono la strada alla palla break. Il francese insiste da fondo, Bellucci arriva in ritardo sul lato sinistro e perde il servizio. Il 3-0 arriva poco dopo, con Rinderknech ormai sicuro e l’azzurro sempre meno incisivo.

Alla quarta partita in cinque giorni, Mattia sembra accusare anche la fatica. Si muove con minore brillantezza, arriva un attimo tardi sulla palla e perde profondità. Piccoli segnali che su un campo così rapido diventano decisivi: Rinderknech può entrare nello scambio e comandarlo, senza essere costretto a cercare soluzioni rischiose. Arriva così anche il secondo break. Bellucci prova a cambiare ritmo, recupera una palla corta e mostra ancora qualche buona soluzione, ma non riesce più a dare continuità al proprio tennis. Il francese sale sul 4-0 e poi tiene a zero per il 5-0. Mattia evita il cappotto, prima che Rinderknech chiuda con un ultimo turno di battuta autoritario: tre match point consecutivi e un errore di dritto dell’azzurro mette fine all’incontro.

La sconfitta non cancella quanto di buono Bellucci ha mostrato a Parigi. Le vittorie su Carreño Busta, Tirante e Sonego hanno confermato la qualità del suo tennis e la capacità di adattarsi al veloce indoor. Il piazzamento tiene aperta anche la possibilità di migliorare il proprio best ranking, ma la posizione definitiva (intorno al n.58) dipenderà dai risultati degli altri giocatori e dalla classifica di lunedì. Per fare un altro passo serviranno maggiore continuità sul rovescio e la capacità di conservare intensità e profondità anche quando si accumulano le partite. Fantasia, anticipo e sensibilità non mancano. La top 50 resta un obiettivo alla portata, da costruire rendendo più solido un gioco che a Parigi, per tre incontri, ha funzionato molto bene.

Dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani