Boris Becker potrebbe tornare a lavorare al fianco di un giocatore nel 2027. L’ex numero uno del mondo, vincitore di sei titoli del Grande Slam, ha confermato di aver ricevuto diverse richieste, lasciando aperta la possibilità di un nuovo impegno nel circuito. Una prospettiva che, però, avrebbe confini precisi: più un ruolo da mentore in alcuni appuntamenti selezionati che una presenza continuativa in panchina.

Tra le ipotesi escluse c’è una collaborazione con Alexander Zverev. Il rapporto tra i due tedeschi continua infatti ad alternare riconoscimenti, consigli e polemiche pubbliche, con un nuovo scambio di dichiarazioni che ha accompagnato il Masters 1000 di Parigi.

“Devo essere io il capo sul ring”, ha spiegato Becker in un’intervista a Der Spiegel, chiarendo la condizione indispensabile per guidare un tennista. “Se poi un membro della famiglia ha un’opinione diversa, in una lingua che non capisco, in questo caso il russo, allora non può funzionare”.

Il riferimento è alla struttura del gruppo di lavoro di Zverev, nel quale la famiglia conserva un ruolo centrale. Per Becker, un eventuale incarico tecnico richiederebbe una distribuzione delle responsabilità chiara e un’autorità riconosciuta all’allenatore.

Le tensioni tra Becker e Zverev

Le parole sull’eventualità di lavorare insieme si inseriscono in un confronto più ampio. Becker aveva espresso alcune considerazioni sull’immagine pubblica del connazionale, soffermandosi sul suo modo di comunicare nelle interviste in tedesco, sull’utilizzo del russo nei dialoghi con il proprio angolo e sulla mancata esposizione pubblica rispetto alla guerra in Ucraina.

Zverev aveva risposto senza nascondere il fastidio: “Non so che cosa gli stia succedendo in questo momento, ma ho la sensazione che debba commentare tutto quello che faccio. Se sente questa necessità, che lo faccia”.

Un rapporto fatto di sostegno e contrasti, dunque, che affonda le proprie radici in una conoscenza di lunga data. Becker ha ricordato di aver seguito da vicino Zverev tra il 2017 e il 2021, durante il proprio incarico nella federazione tedesca, senza essere il suo allenatore personale.

“Sono stato nel suo angolo in tante partite, sui campi di allenamento e l’ho sostenuto attivamente. Abbiamo avuto alti e bassi. Ho trent’anni più di lui e figli della sua età”, ha raccontato.

Per Becker, anche le osservazioni più scomode possono avere una funzione: “A volte bisogna dire a questi giovani quello che non vogliono sentirsi dire. Può motivarli ancora di più. Pensano: ‘Ma che cosa sta dicendo? Adesso gli faccio vedere io’. Va bene così. L’importante è che vinca. E quest’anno lo ha fatto”.

Le richieste ricevute e la porta aperta al 2027

Sul proprio futuro, l’ex campione tedesco ha preferito mantenere il riserbo: “Ci sono state diverse richieste. Naturalmente non farò nomi! Vedremo che cosa succederà l’anno prossimo”.

Resta però un limite legato alla vita familiare e ai lunghi periodi lontano da casa. Becker non intende riprendere i ritmi di un allenatore impegnato quasi ogni settimana nel circuito. Un contributo circoscritto a un Grande Slam, a un Masters 1000 o a un periodo di preparazione rappresenterebbe invece una possibilità concreta.

Il ritorno resta quindi un’ipotesi, senza accordi annunciati né nomi confermati. Becker è disponibile ad ascoltare le proposte, ma alle proprie condizioni. E una nuova avventura accanto a Zverev, nell’attuale configurazione del suo team, appare esclusa.