Non solo spettatori e montepremi: la rivalità tra tornei, in particolar modo quelli dello Slam, è sempre più alimentata dallo sviluppo delle facilities, dagli impianti di gioco che ospitano gli incontri fino alle aree che accolgono giocatori e appassionati. E in un momento storico in cui si parla sempre più di infortuni – lo US Open non ha ancora la certezza di poter contare su Jannik Sinner e Carlos Alcaraz al via – la lotta contro il tempo per recuperare energie fisiche ha un ruolo prioritario per i giocatori e, di conseguenza, per i tornei, sempre più impegnati nel mettere a disposizione dei protagonisti le tecnologie più avanzate. Se Wimbledon ha fatto scalpore con la cosiddetta Ammortal Chamber, strumento futuristico da circa 150 mila euro di valore che serve ad accelerare il recupero fisico e mentale dei tennisti, lo US Open prova a non essere da meno.

Come raccolto da Spazio Tennis, tra le risorse messe a disposizione dei giocatori ci sarà infatti un’ampia gamma di strumenti dedicati al recupero, dal più classico utilizzo di freddo e compressione fino alla meditazione attraverso la realtà virtuale. Un piccolo laboratorio del recupero che racconta quanto sia cambiata la preparazione dei professionisti: non si tratta più solamente di massaggi, fisioterapia e ghiaccio, ma anche di sonno, rilassamento, stimolazione muscolare e gestione dell’attivazione mentale.

Venti minuti per staccare: la power nap neuroacustica

Tra le tecnologie più curiose c’è NuCalm Power Nap, un sistema pensato per permettere agli atleti di sfruttare al massimo anche una breve pausa. La sessione dura appena 20 minuti: il giocatore si sdraia, indossa cuffie e mascherina e ascolta una traccia neuroacustica progettata per accompagnare l’attività cerebrale verso frequenze Alpha e Theta, associate a stati di profondo rilassamento. L’obiettivo è semplice: riuscire a “staccare” rapidamente anche nel caos di uno Slam.

E l’effetto opposto: Ignite e le frequenze Gamma

NuCalm sarà presente anche con una tecnologia che cerca di ottenere l’effetto opposto. Ignite non serve a rilassarsi, ma a riattivarsi: attraverso un’altra esperienza neuroacustica punta a condurre l’attività cerebrale verso frequenze Gamma, associate a maggiore attenzione e concentrazione. Secondo l’azienda, lo stato desiderato può essere raggiunto in meno di 15 minuti e il programma può essere utilizzato prima dell’esercizio o di una performance.

In sostanza, Power Nap prova a portare il giocatore verso il recovery mode, Ignite a riportarlo nel ready mode: rallentare quando bisogna recuperare, riaccendere l’interruttore quando è il momento di tornare in campo.

Va fatta però una precisazione necessaria: quanto descritto sopra corrisponde a ciò che l’azienda dichiara. Sull’efficacia delle tecnologie neuroacustiche nel modificare in maniera stabile l’attività cerebrale, e soprattutto nel tradurre quell’effetto in un vantaggio misurabile sulla performance sportiva, le evidenze indipendenti restano al momento molto sottili.

Gambe: aria, ghiaccio e pressione

Naturalmente una parte importante delle attenzioni sarà dedicata alle gambe, sottoposte a enormi sollecitazioni soprattutto dopo le battaglie più lunghe. Con l’Air Compression il giocatore infila dei grandi gambali suddivisi in camere d’aria che si gonfiano e sgonfiano progressivamente. La pressione risale lungo le gambe creando una sorta di massaggio pneumatico automatizzato, utilizzato per stimolare la circolazione e alleviare la sensazione di pesantezza dopo lo sforzo.

A questa possibilità si aggiunge l’Ice Compression, che combina invece pressione e freddo sulla zona interessata. È l’evoluzione tecnologica della tradizionale borsa del ghiaccio: il trattamento viene applicato in maniera più controllata e uniforme ed è utilizzato soprattutto nella gestione della sensazione dolorosa e del gonfiore dopo uno sforzo particolarmente intenso.

Vibrazioni e calore, la linea Hyperice

Spazio anche alla tecnologia di Hyperice, marchio ormai molto conosciuto nel mondo dello sport professionistico. I giocatori potranno utilizzare sistemi di vibrazione ad alta frequenza applicati ai muscoli attraverso dispositivi come roller o sfere vibranti, con l’obiettivo di lavorare sulla rigidità muscolare e sul range of motion. Ci sarà inoltre la Heat and Vibration Technology, che combina calore e vibrazioni: il dispositivo viene applicato direttamente sulla parte del corpo interessata e produce contemporaneamente riscaldamento e una sorta di massaggio localizzato.

La testa prima dei muscoli: meditazione in realtà virtuale

Il concetto di recupero dello US Open, però, non si ferma ai muscoli. Una delle proposte più particolari sarà la Virtual Reality Meditation: il giocatore indossa un visore e viene trasportato per qualche minuto lontano, almeno virtualmente, dalla frenesia di Flushing Meadows. Ambienti immersivi e sessioni guidate servono a ridurre gli stimoli provenienti dall’esterno e favorire rilassamento e meditazione. Un contrasto quasi estremo per chi, magari pochi minuti prima, si trovava davanti alle migliaia di spettatori dell’Arthur Ashe Stadium.

Sulla stessa linea saranno disponibili degli Automated Eyemasks, maschere automatizzate dedicate al riposo e al rilassamento della zona intorno agli occhi. A seconda dei dispositivi, tecnologie di questo tipo possono combinare oscuramento con funzioni come calore, compressione o vibrazioni. Nel materiale dello US Open non viene però specificato il modello utilizzato, quindi le caratteristiche precise del trattamento potranno variare.

La novità più futuristica: la luce rossa

Tra le proposte più avveniristiche compare infine la Red Light Therapy Brace. Si tratta di una fascia che utilizza luce rossa e vicino infrarosso su una determinata area del corpo attraverso il principio della fotobiomodulazione. Non è semplicemente un modo per riscaldare il muscolo: determinate lunghezze d’onda vengono studiate per la loro interazione con i processi cellulari e per i potenziali effetti sul recupero dei tessuti. Anche qui, però, vale la stessa cautela: è un campo sul quale la ricerca è ancora in evoluzione, i protocolli utilizzati negli studi variano moltissimo per lunghezza d’onda, dosaggio e durata, e i risultati non sono sempre replicati. Efficacia e benefici reali, insomma, restano da confermare.

Freddo, calore, pressione, vibrazioni, luce, realtà virtuale e frequenze sonore: il menù a disposizione dei giocatori è vario. Vale la pena distinguere: se compressione pneumatica, freddo e vibrazione poggiano su una letteratura ormai consolidata almeno sulla percezione della fatica e sull’indolenzimento muscolare, per le tecnologie più recenti come neuroacustica e fotobiomodulazione siamo ancora nel terreno delle promesse da verificare.

Resta il fatto che tutto può tornare utile quando si tratta di affrontare uno Slam di due settimane. D’altronde la partita successiva, di fatto, comincia pochi minuti dopo aver terminato quella precedente.