Mirra Andreeva e Andrey Rublev, che disputano per la prima volta un torneo di doppio misto in coppia, hanno offerto una prestazione eccellente questo martedì, conquistando le semifinali dello US Open 2026. Un’avventura che entrambi stanno vivendo con particolare entusiasmo, complice l’intesa trovata in campo, anche se la conferenza stampa successiva si è trasformata in una divertente chiacchierata sulla vecchia cotta adolescenziale di Andreeva.
Tutto è cominciato quando alla pupilla di Conchita Martínez è stato chiesto del commento fatto poco prima in campo sul suo vecchio crush (cotta) per Rublev. La giovane russa ha spiegato che risale a quando aveva 15 o 16 anni, precisando però che si tratta ormai di storia passata. Rublev ne ha subito approfittato per prenderla in giro: “In quel periodo lei era in piena fase di transizione, ma sapete com’è quell’età in cui i ragazzini non hanno ancora gusto e devono provare qualche stupidaggine prima di svilupparlo”, ha detto ridendo.
Andreeva ha provato a cavarsela, ma la conversazione è andata avanti. Quando le hanno chiesto cosa l’avesse attratta inizialmente di Rublev, è stato di nuovo il russo a prendere la parola: “Perché ha deciso di giocare con me?”. Alla fine Andreeva ha risposto: “Prima di tutto, i suoi capelli”. Rublev, entusiasta della risposta, si è autoproclamato “molto bello”, mentre la compagna insisteva sul fatto che ciò che conta davvero è la sua personalità.
“Ho visto molte interviste e ho sentito tante cose da altre persone. Sapevo semplicemente che era una gran persona, è molto gentile e disponibile con tutti”, ha spiegato Mirra. È stato allora che è arrivata la vendetta di Rublev: dopo che Andreeva ha confessato di essere ormai più interessata a leggere libri, il russo ha sorriso e ha sganciato la bomba: “Adesso sei tu la mia crush”. Alla compagna non è rimasto che rispondere con una risata.
Al di là delle battute, entrambi hanno riconosciuto che esiste una connessione speciale in campo. “Averlo al mio fianco è qualcosa di speciale”, ha detto Andreeva. Rublev lo ha riassunto in modo ancora più netto: “Quello che stiamo vivendo qui saranno ricordi che ci porteremo dietro per sempre”.
