Il tennista spagnolo ha parlato a margine del successo in quattro set su Jaime Faria, trattando anche il tema tanto discusso del calendario sempre più denso

Vince e convince Carlos Alcaraz, che ha superato agilmente Jaime Faria al secondo turno degli US Open. Il tennista spagnolo sembra non aver alcun problema dal punto di vista fisico, e al netto dei risultati questa era forse la miglior risposta che poteva ottenere dopo i primi due match a New York. Sensazioni positive che sono confermate dallo stesso Alcaraz, che in conferenza stampa si è detto piacevolmente sorpreso di come il suo fisico ha risposto allo ‘stress’ di una partita ufficiale. “In allenamento colpisco normalmente, con grande libertà e senza pensare al polso. La competizione è un mondo diverso, ma quando entro in campo devo andare sui colpi. Devo colpire come facevo prima dell’infortunio e poi vedere cosa succede. Mi sento benissimo, non c’è nessun motivo per avere paura e non giocare normalmente“.

L’attenzione si è poi spostata sul tema più generale del calendario, che sempre più denso costringe i giocatori a fare gli straordinari. “È vero che puoi dire di no e scegliere il calendario, ma ci sono Masters 1000, Slam e tornei obbligatori. Se dovessimo disputare tutto ciò che l’ATP ci richiede, saremmo in campo per circa quaranta settimane”. La soluzione? Prendersi delle pause in autonomia, proprio per prevenire il rischio di infortuni di lunga durata, come accaduto anche a Rune, Draper e altri ancora. “In futuro mi prenderò delle pause lunghe. Magari non quattro mesi, ma uno o due, saltando qualche torneo, perché è impossibile giocarli tutti”. Chissà se l’ATP ascolterà il grido d’ascolto che proviene dai giocatori, anche se la direzione con il nuovo Masters 1000 in Arabia sembra andare nella direzione diametralmente opposta.