La vittoria nel ‘500’ di Washington ha fatto definitivamente esplodere l’Eala mania, ma lei resta umile e concentrata su quello che c’è da fare in campo
“Ho iniziato a giocare a quattro anni, mi allenavo dopo scuola con le mie calze, le scarpe colorate e le guance paffute”. Si può partire da questa immagine per provare a raccontare il personaggio di Alexandra Eala, il nuovo fenomeno globale che sta riscrivendo la geografia del tennis. Si perché ci vuole una formazione dedita al lavoro, ai valori, per sostenere il peso di una nazione intera. Con il titolo conquistato nel WTA 500 di Washington, Eala è diventata la prima giocatrice filippina a conquistare un titolo a livello WTA. Una vera e propria storia d’amore, quella tra Eala e il suo popolo, che si conferma e si amplifica a ogni match. Emblematica l’intervista al termine del match vinto a Toronto, con la 21enne filippina che al centro del campo chiama a raccolta il pubblico sugli spalti.
Alex Eala was HYPED after her win 😤 #NBO26 pic.twitter.com/G6ftXsnWar
— Tennis Channel (@TennisChannel) August 6, 2026
Da quella semifinale ottenuta a Madrid lo scorso anno, Eala è diventata in pochissimo tempo un fenomeno con cui fare i conti. I tornei dello Slam hanno imparato – a loro spese – l’errore di confinare la giocatrice filippina sui campi laterali, presi letteralmente d’assalto (come accaduto nel caso degli Australian Open 2026, con file chilometriche all’ingresso). E quel che sorprende di più del cammino compiuto in questo anno e mezzo dalla Eala, e che nulla sembra essere cambiato.
Questo, probabilmente, l’aspetto che più induce ad essere ottimisti sul futuro della filippina. Contrariamente a quanto accaduto a giovani promesse incompiute – vedi Raducanu, ma non solo – Eala non ha mai perso il suo focus sul tennis, e ha continuato ad allenarsi per ottenere i risultati migliori. Il merito è probabilmente dell’educazione ricevuta dalla famiglia, da sempre nel mondo dello sport, che le hanno permesso di capire ben presto quali sono le priorità nella vita. Dopo la vittoria nel ‘500’ di Washington avrebbe potuto rompere le righe, e invece di corsa a Toronto e vittoria all’esordio contro l’esperta Parks, perché l’asticella è spostata sempre un pochino più su.
