Carlos Alcaraz torna a parlare pubblicamente del suo infortunio dopo oltre quattro mesi di silenzio. Lo spagnolo si è presentato davanti ai giornalisti durante il Media Day degli US Open 2026, raccontando per la prima volta in maniera approfondita il lungo percorso che lo ha tenuto lontano dalle competizioni dalla scorsa primavera.

Alcaraz non disputa un incontro ufficiale di singolare da aprile, quando si fermò a Barcellona per un problema al polso destro. Da allora aveva affidato soprattutto ai social network gli aggiornamenti sul recupero, senza concedere vere conferenze stampa.

Era quindi inevitabile che gran parte delle domande a New York riguardassero proprio le sue condizioni fisiche.

Il murciano non ha nascosto le difficoltà vissute nei primi mesi, ma ha spiegato anche come il problema più complicato da superare non sia stato soltanto fisico.

La vera battaglia, soprattutto nelle ultime settimane, è stata mentale.

«Ora devo convincermi che è tutto nella mia testa»

Per descrivere le sensazioni attuali, Alcaraz è tornato con la memoria al 2024, quando un problema all’avambraccio destro aveva condizionato la sua preparazione alla stagione sulla terra battuta.

«Ho avuto sensazioni simili. Ricordo quando mi feci male all’avambraccio. Prima del Roland Garros giocai a Madrid. Adesso sono arrivato qui con una sensazione simile, quella di aver bisogno della competizione», ha raccontato.

New York rappresenta quindi anche una prova psicologica.

«Ho bisogno di essere qui, di allenarmi con questi giocatori e di tornare a sentire la competizione. È un test molto importante».

Il punto centrale, però, riguarda la fiducia nel proprio corpo.

«Quell’infortunio mi ha aiutato molto a capire che adesso è tutto nella mia testa. Devo fidarmi della mia squadra e delle persone che mi dicono che andrà tutto bene. Devo semplicemente andare al cento per cento».

Durante gli allenamenti disputati finora a Flushing Meadows, il polso ha risposto positivamente.

«Tutto è andato bene. Sto cercando di allontanarmi da quella paura e sto giocando normalmente».

«Il primo mese è stato molto duro, non potevo fare nulla con il braccio destro»

Alcaraz ha poi ripercorso i mesi trascorsi lontano dal circuito.

«Sono stati quattro mesi, quattro mesi e mezzo con tutto questo. Il primo mese è stato abbastanza difficile perché non potevo fare praticamente nulla con il braccio destro. È stato molto duro».

Il lungo stop gli ha però permesso anche di vivere una quotidianità completamente diversa rispetto a quella abituale di un campione costantemente impegnato nel circuito.

«Allo stesso tempo mi sono goduto quel periodo. Sono stato con la mia famiglia, con i miei amici, a casa».

La situazione è diventata più complicata quando ha ricominciato gradualmente ad allenarsi senza avere una data precisa per il ritorno.

«Non sapere quando sarei tornato è stato davvero difficile da gestire. Non sapevo se sarei stato pronto per Cincinnati, per gli US Open oppure se avrei perso tutta la tournée americana».

Proprio l’incertezza è stata, secondo Alcaraz, uno degli aspetti più duri dell’intero percorso.

«Quei pensieri sono stati la parte più complicata. Il mio obiettivo era essere sano il prima possibile e non perdere altre competizioni. Direi che i pensieri intrusivi sono stati la cosa più difficile da affrontare».

Nessun cambiamento tecnico: «Voglio essere ancora me stesso»

Un infortunio al polso può portare un giocatore a modificare alcuni gesti tecnici per proteggere l’articolazione.

Alcaraz, però, ha escluso di aver cambiato il proprio tennis.

«Non ho cambiato nulla. Sto facendo le stesse cose. Non ho modificato la tecnica, i movimenti o il modo in cui voglio giocare».

Una scelta precisa.

«Volevo sentire di poter essere ancora me stesso. Credo sia importante. Se avessi percepito la necessità di cambiare qualcosa per poter tornare, probabilmente non sarei qui».

Il murciano guarda anche al futuro.

«Spero di avere una carriera molto lunga. Per me la cosa più importante era mantenere la mia identità e continuare a essere me stesso».

Perché tornare direttamente in uno Slam?

La scelta di rientrare proprio agli US Open presenta inevitabilmente dei rischi.

Il singolare maschile si disputa al meglio dei cinque set e Alcaraz non affronta una partita ufficiale da più di quattro mesi.

Lo stesso spagnolo ammette che, sulla carta, non si tratta della preparazione ideale.

«Sapevo che venire qui, giocare uno Slam al meglio dei cinque set e farlo come primo torneo dopo così tanto tempo sarebbe stata una sfida enorme».

«Probabilmente, dal punto di vista della preparazione, non era il momento ideale. Ma io e la mia squadra crediamo che sia pronto».

La decisione è arrivata soltanto dopo numerosi test.

Alcaraz ha aumentato progressivamente intensità e durata delle sessioni proprio per osservare la reazione del polso non soltanto durante l’allenamento, ma anche nelle ore successive.

«Ho fatto allenamenti molto lunghi e molto intensi per vedere come avrebbe reagito il polso durante e dopo quelle giornate così impegnative».

I segnali sono stati quelli sperati.

«Abbiamo visto che tutto andava bene e che il polso rispondeva correttamente. Abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di tornare».

E, nella sua testa, difficilmente avrebbe potuto scegliere un luogo migliore.

«Credo che non ci sia torneo migliore degli US Open per rientrare e sentire l’affetto e l’accoglienza che la gente mi ha sempre dato qui».

La settimana con Rune decisiva per capire di essere pronto

Un ruolo importante nella fase finale del recupero lo ha avuto anche Holger Rune.

Il danese ha trascorso alcuni giorni a Murcia allenandosi con Alcaraz mentre entrambi cercavano di ritrovare le sensazioni della vera competizione.

Per Carlos è stato un passaggio fondamentale.

«È stata una settimana molto importante per me. Devo ringraziare Holger per essere venuto a Murcia ad allenarsi con me».

Rune è ancora impegnato nel proprio percorso di recupero dopo il grave infortunio al tendine d’Achille, ma la qualità dei suoi allenamenti ha permesso ad Alcaraz di sottoporsi a un test molto vicino alle condizioni richieste dal circuito.

«È in ottima forma. Ovviamente ha ancora bisogno di riabilitazione e di continuare a lavorare su alcune cose, ma mi ha aiutato tantissimo a capire che ero pronto per venire qui e competere».

Alcaraz ha voluto dedicare all’amico anche un messaggio personale.

«È sempre il benvenuto a Murcia quando ne avrà bisogno o quando vorrà venire. Sono stato molto felice di rivederlo in campo, allenarsi bene e lavorare con grande intensità».

«Spero di rivederlo presto nel circuito. Ancora una volta devo ringraziarlo per avermi aiutato e per aver contribuito a rendere possibile il fatto che io sia qui a giocare».

Ora arriva il vero esame

Gli allenamenti hanno dato risposte positive. Il doppio misto giocato insieme a Serena Williams ha rappresentato un primo ritorno all’atmosfera della competizione.

Adesso, però, arriva il vero test.

Lunedì 31 agosto Alcaraz affronterà Roman Safiullin nel primo turno degli US Open, tornando a disputare una partita di singolare dopo oltre quattro mesi.

Il problema fisico sembra essere stato superato, almeno per quanto emerso dagli allenamenti.

Rimane quell’ultima barriera raccontata dallo stesso spagnolo: fidarsi completamente del polso e riuscire a colpire senza pensare all’infortunio.

Dopo quattro mesi trascorsi a chiedersi quando sarebbe potuto tornare, Carlos Alcaraz ha finalmente una risposta.

Il momento è arrivato. E adesso la sfida più importante sarà tornare a giocare senza paura.