Il fuoriclasse spagnolo si è aggiudicato i tre ATP 500 disputati quest’anno, ma non è bastato per intascare il 100% del bonus
Carlos Alcaraz si è aggiudicato l’edizione 2026 dell’ATP 500 di Vienna sbaragliando la concorrenza, se si considera che non ha perso nemmeno un set durante la settimana. Il fenomeno spagnolo – al suo secondo titolo da quando è rientrato dall’infortunio al polso – ha dimostrato di essere migliorato molto in condizioni indoor, dove aveva quasi sempre faticato in passato. Il suo livello si è alzato in maniera esponenziale con il passare dei giorni e la finale contro l’australiano Alex de Minaur si è tramutata sin da subito in un assolo, come dimostra il 6-1 6-4 conclusivo in 97 minuti.
Per l’ex numero 1 del mondo si tratta della terza affermazione negli ATP 500 quest’anno (dopo le vittorie altrettanto brillanti a Doha e a Tokyo). Il 23enne di Murcia ha intascato 523.305 euro grazie al trionfo in Austria, mentre l’altro finalista de Minaur si è dovuto ‘accontentare’ di 281.540 euro. Nonostante il suo rendimento sia stato impeccabile nei tornei di questa categoria nel 2026, Carlitos è arrivato secondo nella classifica del Bonus Pool con 1550 punti, dietro proprio a de Minaur (che ha raggiunto quota 1610 punti). Inoltre, il sette volte vincitore Slam – infortunatosi al polso durante la primavera – non ha disputato alcun ATP 500 della seconda fascia obbligatoria, che comprendeva Amburgo, il Queen’s, Halle e Washington. Ciò gli comporta una decurtazione del 25% sul bonus. Pertanto, Alcaraz guadagnerà intorno ai 698.500 dollari e de Minaur raccoglierà la bellezza di 1.22 milioni di dollari.
L’iberico non avrà molto tempo per godersi il successo a Vienna, dovendo tornare subito in azione a Parigi. Carlos non ha mai brillato nell’ultimo Masters 1000 dell’anno fino a questo punto della sua carriera, ma spera di invertire il trend nel 2026. Il suo primo rivale nella capitale francese uscirà dal match tra Alex Michelsen e Jiri Lehecka, due ossi duri su questa superficie. De Minaur – invece – attende uno fra Andrey Rublev e Tomas Martin Etcheverry.
