Carlos Alcaraz lascia Vienna con il trofeo e nuove certezze. Dopo il successo per 6-1 6-4 su Alex de Minaur, lo spagnolo ha affrontato in conferenza stampa diversi argomenti: il possibile ingresso di Juan Carlos Ferrero nella squadra di Ben Shelton, le condizioni di gioco, gli avversari della prossima stagione e la gestione delle emozioni.
Il titolo austriaco è il quarto del suo 2026 e il ventottesimo della carriera. Alcaraz ha vinto tutti e cinque gli incontri senza perdere un set, portando a ventisei la striscia di successi consecutivi negli ATP 500 e chiudendo imbattuto i tornei di questa categoria disputati nell’anno.
Ferrero e Shelton: una collaborazione da seguire
Al momento della conferenza Alcaraz aveva sentito la notizia, ma attendeva una conferma dai protagonisti. La valutazione sull’eventuale collaborazione era comunque positiva: «Se è vero, sarà un grande innesto per la squadra di Ben». Secondo Carlos, Ferrero potrebbe aiutare Shelton a migliorare ulteriormente.
La collaborazione è stata successivamente ufficializzata dallo statunitense: dal 2027 l’ex allenatore di Alcaraz entrerà nel suo staff, affiancando papà Bryan. Un cambiamento importante per un giocatore già arrivato al numero quattro del mondo e alla finale degli US Open.
Le palline e l’importanza di adattarsi
Alcaraz ha spiegato che, dopo tre o quattro game, le palline diventavano più voluminose e difficili da accelerare. In passato condizioni simili lo avevano portato a lamentarsi; questa settimana ha scelto di accettarle, concentrandosi sui propri obiettivi anziché sulle condizioni.
Il 2027 e il riconoscimento a Zverev
Carlos considera Zverev «il migliore di quest’anno», ma evita di fissare gerarchie per il futuro. Sottolinea l’importanza della preparazione invernale e l’ambizione di Shelton, senza limitare la prossima stagione a una sfida tra sé e Sinner.
Dietro il sorriso ci sono anche momenti difficili
Il suo repertorio di smorzate, variazioni e attacchi a rete lo aiuta a divertirsi, persino quando perde punti spettacolari. Esistono però anche momenti di sofferenza: «Mi arrabbio con me stesso». Per superarli cerca di ritrovare rapidamente pensieri positivi.
Un possibile ritorno a Vienna
Alcaraz non ha promesso la partecipazione nel 2027, ma l’accoglienza ricevuta rende Vienna una priorità qualora decidesse di competere nella stessa settimana.
Ora lo attende il Masters 1000 di Parigi, dove esordirà contro il vincente tra Jiri Lehecka e Alex Michelsen, prima dell’appuntamento con le ATP Finals di Torino.
Alex de Minaur lascia Vienna con una finale persa, ma anche con la sensazione di aver ritrovato qualcosa di importante. Dopo la sconfitta contro Carlos Alcaraz, l’australiano ha analizzato le difficoltà del confronto con lo spagnolo e raccontato un periodo complicato della propria carriera, segnato dalla ricerca di quella continuità che era sempre stata uno dei suoi punti di forza.
Nella conferenza stampa successiva alla finale dell’ATP 500 austriaco, De Minaur ha parlato apertamente degli ostacoli affrontati negli ultimi mesi, dentro e fuori dal campo. Il risultato di Vienna si inserisce così in un percorso di ripresa che va oltre il singolo torneo.
«Avevo perso un po’ della mia continuità»
L’australiano ha descritto una situazione per lui nuova: «Ho vissuto sei mesi complicati, qualcosa che non avevo mai sperimentato prima nella mia carriera. Una delle cose sulle quali si poteva sempre contare, nel mio caso, era la continuità e la capacità di presentarmi ogni giorno, ma avevo perso un po’ tutto questo».
Ritrovare la motivazione e l’energia necessarie per competere è diventato quindi un passaggio fondamentale. A fare la differenza, nel suo racconto, sono state soprattutto le esperienze vissute in squadra.
«Sono contento di essere riuscito a ritrovarla. Ho avuto bisogno di un paio di competizioni a squadre per ripartire: prima la Coppa Davis e poi la Laver Cup. Da quel momento ho potuto recuperare la mia scintilla».
La ripartenza e i segnali della tournée asiatica
De Minaur ha ricordato positivamente le prestazioni offerte a Pechino e Shanghai, prima della settimana conclusa con la finale di Vienna. Pur dovendo convivere con diverse circostanze personali fuori dal campo, è riuscito a dare continuità al proprio tennis in una fase importante della stagione.
La sconfitta nell’ultimo incontro non cancella dunque i progressi. Per un giocatore abituato a costruire i risultati attraverso intensità e regolarità, ritrovare quelle sensazioni rappresenta una base sulla quale continuare a lavorare.
Perché Alcaraz è così difficile da affrontare
Passando all’analisi della finale, l’australiano ha sottolineato la capacità dello spagnolo di gestire la velocità degli scambi e trasformare la pressione ricevuta in nuove opportunità offensive.
«In queste condizioni è molto più difficile mettergli fretta. È capace di assorbire molto bene la velocità della palla e di reindirizzare i colpi. Oggi ha giocato a un livello molto più alto rispetto a Rotterdam».
Una lettura che mette in evidenza la difficoltà di togliere tempo ad Alcaraz anche sui campi indoor, dove l’efficacia dei colpi e la rapidità delle decisioni diventano determinanti.
«Carlos e Jannik chiudono continuamente i piccoli buchi»
Il discorso si è poi allargato a Jannik Sinner e alla capacità dei due campioni di continuare ad aggiungere soluzioni al proprio tennis.
«Sia Carlos sia Jannik riescono a migliorare continuamente quei piccoli buchi che potevano avere nel loro gioco. Affrontarli diventa sempre più difficile».
De Minaur riconosce in Alcaraz soprattutto la possibilità di scegliere come interpretare i diversi momenti della partita: «Carlos ha la capacità di utilizzare le gambe quando ne ha bisogno, la potenza quando ne ha bisogno e, in definitiva, è un giocatore straordinario».
L’ultima riflessione riguarda però il proprio percorso e la necessità di continuare a cercare margini di crescita: «Per quanto mi riguarda, devo provare a guardarmi dentro e fare lo stesso».
