Alexander Zverev torna ad attaccare il calendario ATP e annuncia che non giocherà la United Cup. Il tedesco, che da lunedì 2 novembre diventerà ufficialmente numero uno del mondo, ha affrontato nuovamente il tema durante la conferenza stampa dell’ATP 500 di Vienna, chiedendo una stagione più corta e maggiori possibilità di recupero.
Un intervento nel quale Sascha ha parlato anche del significato del primato mondiale, della gestione del sonno dopo le partite notturne e dei possibili equilibri del circuito nel 2027.
“Dovremmo accorciare la stagione di due o tre settimane”
Per Zverev, il punto di partenza è concedere ai giocatori una pausa più ampia tra la conclusione di una stagione e l’inizio della successiva.
“Penso che la soluzione sia relativamente semplice. L’ho già detto molte volte: dovremmo accorciare la stagione di due o tre settimane, per avere più tempo per far riposare il nostro corpo e recuperare le energie”.
Il tedesco ha spiegato il problema attraverso il proprio programma, che potrebbe protrarsi fino agli ultimi giorni di novembre con la Coppa Davis.
“L’ho sottolineato anche ieri: sono una persona a cui piace molto il lavoro fisico e allenarsi duramente. Ma quest’anno, se giocherò la Coppa Davis, saremo impegnati praticamente fino a dicembre. E se avessi partecipato alla United Cup, avrei dovuto disputare la mia prima partita alla fine di dicembre”.
La rinuncia alla United Cup
Da questa sovrapposizione nasce una scelta già definita: Zverev non parteciperà alla competizione a squadre che apre la stagione australiana.
“Non giocherò la United Cup perché, semplicemente, per me è impossibile. Se vado in vacanza, non posso volare direttamente da lì in Australia. Arriva un momento in cui tutto questo smette di avere senso”.
La frustrazione riguarda soprattutto la difficoltà di ottenere cambiamenti, nonostante le richieste ripetute nel tempo.
“Dico la stessa cosa da dieci anni e non cambia nulla. Tuttavia, penso che adesso i giocatori stiano cominciando a parlare di più di questo argomento e a esprimere il proprio malcontento. Credo che si sentiranno sempre più voci al riguardo. A mio parere, purtroppo, le cose stanno andando nella direzione sbagliata per noi”.
Numero uno e Slam: due traguardi diversi
Il prossimo ingresso in vetta alla classifica ha offerto a Zverev anche l’occasione per distinguere le emozioni del primato da quelle legate alla conquista di un Major.
“Diventare numero uno del mondo è diverso da vincere un Grande Slam. Per riuscirci devi aver disputato la stagione migliore e aver raccolto più punti di chiunque altro durante tutto l’anno. È qualcosa di diverso, una sensazione molto speciale”.
“In un certo senso è paragonabile alla vittoria di uno Slam, ma, come ho già detto, un Grande Slam si vince in due settimane, mentre per essere numero uno del mondo devi rendere per dodici mesi”.
Le partite notturne e l’importanza del sonno
Il recupero non riguarda soltanto la pausa invernale. Anche durante i tornei, gli incontri conclusi a tarda notte impongono ai giocatori di adattare le proprie abitudini.
“Quest’anno è diventato relativamente normale per me, perché ho giocato molte partite di sera, alcune finite molto tardi. Il mio corpo si è un po’ abituato a questa routine”.
Zverev ritiene di essere aiutato dalla capacità di dormire a lungo anche dopo questi impegni: “Fortunatamente riesco a dormire per molte ore. Se vado a letto alle quattro del mattino, posso svegliarmi tardi e ottenere comunque le mie nove ore di riposo. Per questo oggi mi sono sentito molto bene in campo. Penso di aver giocato una buona partita, piuttosto pulita, e domani voglio mantenere questo livello”.
Il 2027 e i giovani: “Per Jódar e Fonseca potrebbe essere ancora presto”
Guardando alla prossima stagione, Sascha non si aspetta un cambiamento radicale nelle gerarchie. Nel suo ragionamento, il 2026 ha segnato soprattutto il suo avvicinamento a Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.
“Il dominio di tre giocatori è cominciato quest’anno. L’anno scorso non c’era un dominio di tre, ma di due. Io ero sempre il terzo, però loro erano molto avanti rispetto a me”.
Quanto alla possibilità che emergano nuovi protagonisti capaci di inserirsi stabilmente nella lotta per i trofei più importanti, il tedesco rimane prudente.
“Alla fine di ogni stagione arrivano sempre le stesse domande su chi possa fare un passo avanti e su quali giocatori abbiano il potenziale per riuscirci. Sinceramente, non penso che succederà il prossimo anno. Credo che la prossima stagione sarà abbastanza simile a questa”.
“Poi, naturalmente, ci sono talenti che possono arrivare, come Jódar e Fonseca, e spero che possa farlo anche qualcuno che ritrovi la salute. Vedremo come lavoreranno e quanto progrediranno nel loro gioco. Ma penso che il prossimo anno sarà ancora troppo presto”.
