“È una sensazione incredibile, soprattutto dopo la delusione vissuta qui nel 2020. Riuscire finalmente a sollevare questo trofeo è fantastico”. Alexander Zverev celebra così il primo titolo allo US Open, conquistato battendo in finale lo statunitense Ben Shelton per 6-3 7-6 5-7 6-2. Un successo vissuto con una concentrazione tale da non rendersi conto, nell’ultimo game, di aver già chiuso la partita: “Pensavo che il punteggio fosse 5-1. Sapevo di avergli strappato due volte il servizio, ma credevo di essere sul 5-1 anziché sul 6-2. In un certo senso mi ha aiutato, perché non mi sono innervosito mentre servivo per il match”.

Piano partita vincente

“Non mi sono concentrato sulla velocità, ma sull’altezza e sulla profondità dei colpi. Quando giochi forte ma piatto, lui gestisce molto meglio il rovescio rispetto a quando la palla arriva alta. Sul dritto riesce invece a generare una grandissima potenza”, spiega Zverev, il cui piano partita ha funzionato alla perfezione, in particolare nei primi due set. Il tedesco rivendica inoltre il peso del lavoro nella propria carriera. “Non penso di essere il giocatore con più talento, né di avere un dono naturale come altri. Gran parte del mio tennis deriva dal duro lavoro e dalle tante ore trascorse in campo e in palestra“. Parole di elogio anche per Shelton: “Ogni anno continua a migliorare qualcosa. Quello di oggi è stato il miglior rovescio che abbia mai giocato contro di me, per potenza e continuità”.

Fuori i big, Zverev ne approfitta

Il nuovo campione di New York non si considera però il migliore in assoluto: “In questo momento, con Jannik Sinner infortunato e Carlos Alcaraz appena rientrato dopo quattro mesi, probabilmente sì. Ma con entrambi in salute e al massimo livello, forse no. Se tutti stanno bene, penso che Jannik sia ancora davanti“, afferma Zverev, che chiude il 2026 vincendo i due Slam che in passato gli avevano dato più delusioni: la sconfitta in finale nello US Open 2020 con Thiem e il terribile infortunio alla caviglia al Roland Garros 2022 contro Nadal: “Quelle cicatrici sono scomparse dopo la vittoria a Parigi. Prima provavo sempre molto stress e mi chiedevo se avrei mai conquistato uno Slam. Ora affrontare queste finali è soprattutto una gioia”.