Ben Shelton ha conquistato una delle vittorie più prestigiose della sua carriera. Lo statunitense ha eliminato il campione in carica Carlos Alcaraz nei quarti di finale dello US Open 2026, imponendosi con il punteggio di 6-7(5) 6-1 6-3 1-6 7-6, con il super tie-break decisivo terminato 10-7.

Una battaglia durata quattro ore e 28 minuti, iniziata alle 23.05 e conclusa alle 3.33 del mattino: mai una partita dello US Open era terminata così tardi. Per Shelton si tratta della prima vittoria in quattro confronti diretti con Alcaraz e del primo successo contro un giocatore classificato tra i primi tre del mondo, dopo 17 sconfitte.

Shelton: “Una battaglia epica e molto fisica”

Nonostante l’adrenalina per il risultato, Shelton ha ammesso di essere arrivato alla fine senza più energie.

“Sono stanco. È stata una battaglia vera, una partita epica e molto fisica. Carlos è già uno dei grandi campioni del nostro sport, pur avendo soltanto 23 anni. Giocare contro di lui è sempre divertente: a volte riesce a fare cose semplicemente incredibili. Senza dubbio è stata la partita che più mi sono divertito a giocare in tutta la mia carriera”, ha dichiarato l’americano.

Shelton era partito bene, ma aveva perso al tie-break un primo set durato oltre un’ora. Un colpo che avrebbe potuto condizionarlo e che, invece, ha alimentato la sua reazione.

“Ero arrabbiato, ma ero riuscito a strappargli il servizio nell’ultimo game prima del tie-break e questo mi aveva dato fiducia. Sapevo che il mio servizio sarebbe potuto soltanto migliorare e, visto che avevo iniziato a leggere meglio la sua battuta, pensavo di avere buone possibilità di conquistare il secondo set”.

Il cambio di ritmo è stato evidente. Shelton ha dominato il secondo parziale e ha mantenuto il controllo anche nel terzo, approfittando di una fase di evidente difficoltà fisica e tecnica dello spagnolo.

“Quando ho trovato ritmo e sono riuscito a strappargli tre volte il servizio nel secondo set, è diventato molto più semplice giocare e colpire la palla con libertà”, ha aggiunto.

La crescita in risposta decisiva per Shelton

Il servizio rimane l’arma più riconoscibile di Shelton, capace di raggiungere velocità vicine ai 240 chilometri orari. Contro Alcaraz, però, la differenza è stata prodotta anche dai progressi compiuti in risposta e negli scambi da fondocampo.

“Ho risposto molto bene. Credo di essere stato intelligente nella gestione dei game in risposta e sono riuscito a costringerlo a giocare molti punti. Ho saputo approfittare dei suoi errori: quando non trovava la zona che cercava con il servizio, riuscivo a entrare nello scambio. Quando invece serviva bene e faceva ace, non mi preoccupavo troppo”.

“Per me è stato fondamentale reggere gli scambi, avere un piano chiaro da fondocampo ed essere capace di eseguirlo. Il fatto di non perdere sistematicamente tutti i punti dalla linea di fondo mi ha dato molta fiducia anche in risposta”.

Numeri e sensazioni che certificano l’evoluzione del giovane americano. Shelton non ha cercato soltanto il punto immediato con il servizio e il diritto, ma ha accettato gli scambi prolungati contro uno dei migliori difensori del circuito.

Il dialogo con papà Bryan e l’aiuto di New York

Durante l’incontro è stato continuo il dialogo tra Ben e suo padre Bryan Shelton, allenatore ed ex giocatore professionista. Un rapporto che ha aiutato il numero uno statunitense a superare anche i momenti più complicati.

“È stata una partita che entrambi ci siamo goduti moltissimo. Per il livello del tennis, la durata, la lotta e i continui cambiamenti vissuti durante l’incontro. È qualcosa che possiamo apprezzare. Indipendentemente dal risultato, credo che avremmo concluso la serata con il sorriso”.

Determinante anche il sostegno del pubblico, rimasto sugli spalti dell’Arthur Ashe fino alle ultime battute della notte.

“Per me conta sempre la gente presente sugli spalti: i miei allenatori, il mio team, la famiglia, gli amici e tutta New York, che è rimasta qui fino alle tre del mattino. I cori ‘USA, USA’ fino alla fine mi hanno tenuto in piedi e mi hanno aiutato a conquistare questa vittoria”.

“Dico sempre che questa è la migliore città sportiva del mondo e che l’Arthur Ashe è lo stadio più bello. Spero soltanto che il mio migliore amico e mia sorella, che erano qui, non debbano andare a lavorare alle sei del mattino. Sarebbe bello se i loro responsabili concedessero loro un giorno libero”, ha scherzato.

Poi il tono si è fatto più serio: “Sono molto grato e mi sento fortunato. È un onore assoluto condividere il campo con Carlos e cerco di godermi ogni momento che posso vivere qui”.

Una sconfitta dura da digerire per Carlos Alcaraz a New York, superato al super tiebreak del quinto set da un potentissimo e lucido Ben Shelton, bravo a reggere nei momenti più duri dell’incontro aggrappandosi al servizio e non solo, ma lo spagnolo nel dopo partita si è detto assai felice per come è andato il suo US Open. Non dobbiamo infatti dimenticare che il nativo di Murcia è sbarcato negli Stati Uniti quasi all’ultimo minuto e nella sorpresa generale, scegliendo il rientro dopo oltre 4 mesi di assenza in un torneo dello Slam, durissimo sul piano fisico e mentale, senza aver prima potuto riassaggiare la competizione e prepararsi in modo adeguato. Per questo, aver disputato quattro ottime partite senza aver sentito dolore, e ritrovando sprazzi del suo miglior tennis, rende il bilancio di Alcaraz a US Open 2026 molto positivo, anche se non è riuscito a difendere il titolo vinto lo scorso anno.

“Dopo il terzo set ero davvero stanco dal punto di vista fisico, ma ho trovato il modo di chiedermi qualcosa in più e continuare a dare quel qualcosa in più” afferma Alcaraz nel dopo partita. “Nel quinto set ho iniziato a sentirmi sempre meglio, ma dall’altra parte della rete avevo uno dei migliori giocatori. Shelton è un giocatore incredibile, molto potente, e ha saputo giocare davvero bene in ogni situazione. Bisogna dargli tutto il merito“.

Carlos sottolinea l’importanza del servizio e della condizione fisica, ancor più in una partita che superato le 4 ore a grande intensità. “Il servizio è un’arma molto importante in questo tipo di situazioni, ma a volte si vince e altre volte si perde. Ricordo che l’ultimo tie-break di questo tipo che ho giocato è stato a Parigi e in quell’occasione disputai una partita incredibile. Questa volta, quando stai cercando di lottare e superare tutti i problemi fisici, sei molto stanco e, in più, lui sta servendo, la pressione aumenta tantissimo. Pensi: Ok, devo provare a mettere dentro la risposta in qualche modo. Non sai se riuscirai a giocare il punto oppure se lui otterrà un punto gratuito con il servizio. Credo che in quei momenti abbia sfruttato molto bene il suo servizio. Non è una scusa, ma direi che la battuta è un’arma davvero importante in situazioni come questa“.

Carlos, molto sereno, traccia un bilancio positivo dopo il periodo lontano dalle competizioni. “Come ho detto prima dell’inizio del torneo, il mio obiettivo era competere, giocare partite di questo livello e, soprattutto, farlo stando bene fisicamente. Ci sono andato molto vicino. Quindi non sono deluso per non essere riuscito a vincere. Sono felice e orgoglioso di me stesso, di come ho lottato per tutta la partita. Esco dal campo felice. Me ne vado con un sorriso e stando bene fisicamente, ed è proprio ciò di cui avevo bisogno“.

“È sempre dura perdere partite di questo tipo, ma bisogna guardare le cose nella giusta prospettiva” continua Alcaraz. “Mi alleno duramente ogni giorno per vivere emozioni come quelle di oggi. Credo sia stata una serata magica, abbiamo giocato entrambi un grande tennis e per me significa molto essere riuscito a esprimermi a questo livello. Mi mancava tutto questo: cercare soluzioni durante le partite, soffrire, divertirmi con il pubblico. Torno a casa contento. Voglio riposarmi, allenarmi duramente e competere nei tornei che restano da qui a fine stagione, perché ci sono ancora appuntamenti importanti”.

US Open 2026 perde Carlos Alcaraz nei quarti di finale, ma ancor più dopo un match del genere è il tennis che lo ha ritrovato, e questa è una notizia fantastica, incredibilmente superiore all’importanza di qualunque partita.