Dietro la prima finale Slam di Ben Shelton c’è un percorso fatto di allenamenti, sconfitte trasformate in lezioni e una crescita che va oltre la potenza del servizio. A raccontarlo è Bryan Shelton, padre e allenatore dell’americano, che dopo il successo su Frances Tiafoe ha svelato anche una conversazione con Rafael Nadal: un consiglio sulla capacità di ripartire dopo un grande risultato, senza sentirsi appagati.
Shelton arriva alla finale degli US Open contro Alexander Zverev dopo aver conquistato quest’estate il Masters 1000 di Montréal, confermando il titolo canadese vinto nel 2025 a Toronto. Subito dopo, però, era stato eliminato al debutto a Cincinnati da Jaime Faria. Proprio quel passaggio ha offerto al suo team una lezione importante.
La telefonata con Rafa dopo Cincinnati
Bryan ha spiegato che la difficoltà di ricominciare dopo un titolo era stata individuata già prima della partita con Faria.
“Avevamo detto che affrontare quel primo incontro a Cincinnati, subito dopo aver vinto un torneo, sarebbe stato il giorno più difficile per lui. Pochi riescono a ripartire e a disputare un altro grande torneo la settimana successiva. Lui non ci è riuscito”.
Qualche giorno dopo è arrivata la conversazione con Nadal.
“Ricordo di aver parlato con Rafa un paio di giorni dopo quella partita. L’ho chiamato e abbiamo discusso. Mi diceva: ‘Devi riuscire a superare quel primo incontro, avere il giorno libero e poi tornare a esprimere il tuo miglior tennis la settimana successiva’”.
Il significato, per Bryan, è chiaro: non bisogna imparare a reagire soltanto alle sconfitte, ma anche alle vittorie.
“È stata una lezione per Ben. Bisogna sapersi riprendere quando accadono cose positive, proprio come quando si affrontano avversità o momenti difficili”.
Dopo Alcaraz, niente appagamento
Quella riflessione è tornata utile a New York, dopo il successo nei quarti contro Carlos Alcaraz. Una vittoria emotivamente enorme, ma non ancora sufficiente per arrivare all’obiettivo.
“Abbiamo parlato di quanto fosse importante capire che la partita successiva sarebbe stata ancora più difficile, proprio perché doveva recuperare dopo quello che era successo. Molti vogliono riposarsi e festeggiare dopo aver ottenuto qualcosa di positivo”.
La risposta del team è stata mantenere l’attenzione sul turno successivo.
“Quello che diciamo è: non festeggiare prima di aver completato il lavoro. Devi vincere la partita successiva, devi consolidare il successo. Poi, speriamo la settimana prossima, potremo celebrare un po’”.
“La sua reazione alle difficoltà mi ha impressionato”
Contro Tiafoe, Bryan ha apprezzato soprattutto la capacità del figlio di non perdere fiducia dopo il primo set.
“Per me, come allenatore e padre, la cosa più gratificante è vedere come ha affrontato le avversità durante tutto il torneo. È riuscito ad alzare il livello, a ripartire rapidamente nel secondo set e a cambiare la direzione della partita”.
Anche la continuità mentale è stata decisiva.
“Ci sono stati tanti game lunghi sul servizio di Frances e Ben ha continuato a insistere, rimanendo concentrato. Frances è stato bravo a uscire da alcune di quelle situazioni, ma Ben ha mostrato grande capacità di reazione all’inizio e ha mantenuto la concentrazione per il resto dell’incontro”.
La risposta cresce con centinaia di ripetizioni
Sul piano tecnico, Bryan individua nella risposta uno dei progressi più importanti. Shelton è arrivato rapidamente nel circuito maggiore, senza avere ancora un gioco completamente formato.
“La risposta era un punto debole, così come la comprensione di come affrontarla tatticamente. Ora sa cambiare posizione in base al servizio che riceve e sa cosa vuole ottenere con la risposta”.
Alla comprensione si aggiunge il lavoro quotidiano.
“Ho la fortuna di poter ancora servire. Molti giorni gli faccio tra quattrocento e cinquecento servizi di ogni tipo, così accumula tantissime ripetizioni durante l’anno. Allena la risposta ogni giorno in cui si esercita e anche nei giorni di partita. Con il tempo migliora, un passo alla volta”.
Il lavoro dopo Wimbledon e il ricordo della nonna
Anche l’eliminazione al primo turno di Wimbledon è diventata un punto di ripartenza. Bryan ha raccontato delle settimane di preparazione nel caldo della Florida insieme al preparatore atletico Gabe Echevarría.
“È stata una sconfitta difficile da digerire, ma Ben non si è abbattuto. Si è messo a lavorare. Ora sta vedendo i risultati di quello sforzo. È più maturo e disciplinato, disposto a soffrire negli scambi e a sfruttare davvero le sue qualità atletiche”.
Il racconto si è fatto poi personale, ricordando la madre scomparsa quest’anno.
“Ha fatto i sacrifici necessari per permettermi di giocare a tennis. Non è stato facile. È stato meraviglioso che potesse trasmettere a Ben e a mia figlia Emma gli stessi principi e valori che aveva insegnato a me”.
Un anno segnato anche dalla perdita del suo allenatore e mentore Bill Tym, ma nel quale la finale del figlio assume un significato speciale.
“Vederlo qui è quasi surreale. Non immaginava nemmeno che avrebbe fatto di questo sport la sua professione. È difficile da credere e mi sento profondamente grato”.
La gratitudine, però, può convivere con l’ambizione. La finale è raggiunta, il lavoro non è ancora finito.
