La delusione di Matteo Berrettini, la consapevolezza acquisita da Andrea Guerrieri e Lucrezia Stefanini, l’amarezza accompagnata dai segnali positivi avvertiti da Francesco Passaro. Quattro percorsi differenti, accomunati dalla capacità di analizzare con lucidità quanto accaduto agli US Open 2026 e di guardare già ai prossimi obiettivi.

Berrettini: “Una partita storta in una giornata storta”

Una sofferenza durata 209 minuti. Matteo Berrettini ha lasciato il campo a testa bassa dopo la sconfitta contro Mariano Navone, impostosi per 3-6 6-3 6-4 7-6(4) nel secondo turno. L’argentino, dopo aver eliminato Novak Djokovic all’esordio, ha raggiunto per la prima volta in carriera il terzo turno a New York.

Il romano non ha cercato attenuanti, riconoscendo sia i propri demeriti sia la qualità della prestazione dell’avversario.

“Sicuramente l’atteggiamento non è stato buono e purtroppo giornate così capitano. Con i se e con i ma sarebbe facile, ma semplicemente è stata una partita storta, in una giornata storta. Devo fare ovviamente i complimenti a lui: soprattutto dal secondo set in poi ha giocato molto bene, è stato molto solido e ha mosso bene la palla. Io non sono riuscito a esprimermi né nel gioco, né nei punti, né nell’atteggiamento. Mi dispiace, ma bisogna accettarlo”.

Durante l’incontro Berrettini ha lamentato più volte una scarsa visibilità della palla. Una difficoltà che, tuttavia, non ha voluto trasformare in una giustificazione.

“Io non vedevo bene, ma non mi piace attaccarmi alle scuse. Giocavo con fatica e mi sentivo sempre un po’ in ritardo. Sicuramente le condizioni erano diverse rispetto all’altro giorno: la palla viaggiava meno e c’era più umidità. Però sappiamo che un tennista deve essere in grado di adattarsi a tutte le condizioni. Io non l’ho fatto bene quanto lui e infatti ho perso”.

A pesare sul risultato sono stati soprattutto i 77 errori non forzati, ben 54 dei quali commessi con il diritto, a fronte di 44 vincenti. Numeri che confermano le sensazioni negative avvertite dall’azzurro.

“Immaginavo fossero davvero tanti. Non vedevo la palla e vorrei potervi indicare un altro motivo, ma sentivo proprio che mi mancava la distanza: ero sempre fuori posizione. Alcune volte mi sentivo troppo vicino, altre troppo lontano e non riuscivo a spingere bene. Quello è il mio gioco: alcune volte ha funzionato, altre meno. Soprattutto contro un giocatore come lui, la possibilità di cambiare ritmo e prendere campo è fondamentale, ma non sono riuscito a farlo”.

Berrettini ha provato in diversi modi a scuotersi, senza però trovare la reazione necessaria per cambiare l’inerzia dell’incontro.

“Sarà difficile digerire questa sconfitta, ma l’ho già fatto altre volte. Non è il mio primo torneo e non è la prima sconfitta che brucia. La verità è che non mi sentivo tanto bene neanche quando ero avanti, a inizio partita. Il feeling non era buonissimo. Quando mi sono ritrovato sotto nel punteggio, si è scatenato un po’ tutto e non sono riuscito a tenere botta”.

“Ci sono giornate in cui è veramente più difficile fare tutto e nelle quali diventa complicato reagire. Ci ho provato: ho provato a stare zitto, ad arrabbiarmi e a parlare, ma non ha funzionato. È stato bravo anche lui a non concedermi molto. Ho giocato un paio di palle break in maniera inguardabile, però lo sport si decide sugli episodi e sul modo in cui si affrontano le difficoltà. Oggi lui è stato più bravo di me”.

Nonostante le sensazioni negative, il romano è rimasto in partita fino al tie-break del quarto set.

“Questo me lo devo concedere. Sono riuscito a tirare fuori tutto quello che avevo, che evidentemente non era abbastanza per vincere. Alla fine, in qualche modo, riesco sempre a lottare fino all’ultimo. Mi sarebbe piaciuto godermi questa partita e stare in campo in maniera diversa. Devo però guardare al percorso di quest’anno, al punto dal quale sono partito e ai mesi difficili che ho attraversato. Adesso mi prenderò qualche giorno per smaltire e recuperare, poi penseremo al prossimo torneo”.

Guerrieri: “Un nuovo punto di partenza”

L’eliminazione contro Alex de Minaur non cancella il grande torneo disputato da Andrea Guerrieri. A 27 anni l’italiano ha superato le qualificazioni e ha vissuto per la prima volta l’emozione di giocare nel tabellone principale di uno Slam, confrontandosi con uno dei migliori tennisti del mondo.

“È stato un gran bel percorso. Abbiamo iniziato bene fin dal primo turno delle qualificazioni e siamo arrivati a New York con buone aspettative. Possiamo considerarlo un nuovo punto di partenza. Ho molta fiducia nella possibilità di continuare su questa strada e cercare di alzare sempre di più l’asticella”.

Confrontarsi quotidianamente con i giocatori di vertice ha offerto a Guerrieri numerose indicazioni sulle aree nelle quali continuare a lavorare.

“Essere qui e vedere così da vicino i giocatori di alta classifica mi ha dato tante informazioni. Adesso voglio elaborarle per continuare a lavorare nella direzione giusta. Sento di avere maggiore fiducia e, soprattutto, di poter mettere insieme tante partite di buon livello una dopo l’altra”.

“In passato avevo forse meno continuità: arrivava qualche buon risultato, ma in maniera più saltuaria. Vincevo una bella partita e in quella successiva facevo più fatica. Da inizio anno, invece, siamo riusciti a dare continuità al lavoro e questo mi ha trasmesso molta fiducia. Sono riuscito a esprimere con costanza, incontro dopo incontro, il mio livello”.

Guerrieri ha riconosciuto anche la grande solidità mostrata da De Minaur nei momenti decisivi.

“Come tanti altri giocatori della sua classifica, Alex nei momenti di maggiore tensione, quelli che contano davvero, riesce a eseguire molto bene le proprie giocate. Parte dal servizio e riesce a iniziare lo scambio in attacco. Anche da fondo fa molto bene, senza prendere rischi eccessivi ma rimanendo sempre preciso e sicuro, senza tentare cose fuori dalla sua portata”.

Il percorso newyorkese non provocherà cambiamenti radicali nella sua programmazione, ma gli consentirà di affrontare il futuro con maggiore serenità.

“Continueremo con la programmazione stabilita prima del torneo. Il fatto di aver messo insieme diverse partite ci lascerà più tranquilli. Ora possiamo prenderci anche qualche settimana per continuare a spingere con il lavoro, senza avere bisogno di rincorrere nulla o di metterci fretta”.

Ciò che resterà maggiormente di questa esperienza è la capacità di affrontare ogni ostacolo con un atteggiamento positivo.

“Di questo US Open ricorderò la resilienza e la costanza avute nell’affrontare le situazioni, sempre con fiducia e positività. È stato un bellissimo torneo e spero possa rappresentare lo slancio per andare ancora più in alto”.

Stefanini: “Sogno di entrare nella Top 20”

La sconfitta nel derby toscano contro Jasmine Paolini non ha cancellato il sorriso di Lucrezia Stefanini. Il percorso compiuto a New York le ha lasciato la consapevolezza di poter competere su palcoscenici importanti.

“Questo US Open è stato un ottimo Slam per me. Lo porterò nel cuore, con la consapevolezza di poter giocare e competere a un certo livello. Questa è la cosa più importante”.

La tennista toscana ha già definito a grandi linee la propria programmazione per le prossime settimane.

“Disputeremo un WTA 125 in Colombia e un WTA 250 in Brasile. Poi penso che torneremo in Europa per una serie di tornei più vicini a casa. Non credo che andremo in Asia: ho già affrontato una trasferta molto lunga e penso che mi prenderò un po’ di tempo per rimanere più vicina a casa”.

Il grande obiettivo per il futuro è ambizioso, ma Stefanini è convinta di possedere le qualità per continuare a crescere.

“Sogno la Top 20. Voglio acquisire maggiore consapevolezza perché so di poter giocare bene nei tornei più importanti, nei 1000 e nei 500. Voglio prendere forza dalle partite che sto vincendo e nelle quali sto esprimendo un bel tennis, portando avanti questo livello con maggiore consistenza e determinazione. Sono questi gli aspetti che mi sono mancati in alcuni periodi dell’anno e, nel mio gioco, contano moltissimo”.

Stefanini ha poi analizzato le proprie caratteristiche, sottolineando come la rapidità e la capacità di coprire il campo possano compensare una minore potenza rispetto alle avversarie più alte.

“Considerando il fisico che ho, le qualità sono buone. Non possiedo la leva di una giocatrice alta un metro e novanta, capace di ottenere tanti punti con il servizio, ma mi muovo molto bene, tengo il campo, taglio le traiettorie e sono più veloce e rapida. Ci sono aspetti meno positivi e altri più favorevoli, che bisogna riuscire a bilanciare”.

Una particolarità del suo tennis è rappresentata dal fatto di colpire sia il diritto sia il rovescio impugnando la racchetta con entrambe le mani.

“È una caratteristica del mio gioco. Sicuramente lo swing di una giocatrice che esegue il diritto a una mano può essere più ampio, perché io sono limitata dalla torsione. In compenso riesco a trovare angoli migliori e più stretti, oltre a essere più compatta e consistente da entrambi i lati. I miei colpi sono abbastanza equilibrati”.

La passione per il tennis è nata seguendo il fratello Jacopo, anche se inizialmente Lucrezia preferiva giocare fuori dal campo.

“Seguivo mio fratello, ma all’inizio preferivo fare altro. Poi, poco alla volta, sono arrivate le competizioni, le vittorie e le sconfitte. Ho cominciato a capire meglio questo sport, mi sono appassionata e ho compreso che il lavoro paga. Se all’epoca mi avessero detto che sarei arrivata a giocare uno Slam, non ci avrei creduto. Sono contenta del punto al quale sono arrivata: la strada è stata lunga e il lavoro è stato tanto. Devo fare un plauso a me stessa e a tutte le persone che lavorano ogni giorno con me”.

Alla bambina che era, oggi Stefanini rivolgerebbe un messaggio molto chiaro:

“Le direi di credere maggiormente in sé stessa. Le cose arrivano se credi di poterle fare e di poter raggiungere determinati obiettivi. Nessuna montagna è così alta e irraggiungibile come sembra”.

Passaro: “Vado via con l’amaro in bocca, ma il torneo è positivo”

È terminata al primo turno l’esperienza di Francesco Passaro nel tabellone principale. L’azzurro, proveniente dalle qualificazioni, è stato sconfitto da Jesper de Jong per 2-6 6-2 4-6 6-3 6-2, al termine di una partita condizionata da due sospensioni e conclusa il giorno successivo.

“Onestamente sono state due o tre partite diverse all’interno dello stesso incontro. Abbiamo sospeso due volte e poi abbiamo concluso il giorno seguente. Nel primo set ero partito molto bene e avevo ottenuto subito il break anche nel secondo. In quel momento ho perso il servizio e mi sono un po’ disunito, permettendogli di rientrare. Nel terzo, però, ho reagito. Dopo la sospensione sono tornato in campo determinato e fiducioso nelle cose che dovevo fare, e sono riuscito a vincere il set”.

La prosecuzione dell’incontro si è però rivelata più complicata.

“Sono rientrato in campo con qualche pensiero. Ero in vantaggio e, ovviamente, avevo un po’ di acquolina per la vittoria. Devo però riconoscere che lui ha giocato molto bene. Io ero poco energico e poco presente, e non sono riuscito a trovare il modo di entrare davvero in partita”.

“Nel quarto set, sul 4-2 per lui e 0-40, avevo un’occasione importante per rientrare, ma non sono riuscito a sfruttarla. Il quinto è scivolato via facilmente perché ero un po’ uscito dal match. Avevo già perso contro di lui al Roland Garros al quinto set dopo essere stato avanti due set a zero”.

Nonostante l’eliminazione, il bilancio complessivo rimane positivo: Passaro ha infatti superato tre turni di qualificazione prima di lottare per cinque set nel tabellone principale.

“Non sono contento della prestazione nella prosecuzione, ma alla fine il torneo è più che positivo. Dal rientro non ero più riuscito a vincere tre partite consecutive: qui ce l’ho fatta e penso che possa rappresentare un buon punto di partenza. C’è ancora molto da lavorare, ma se avessi potuto scegliere un torneo nel quale vincerne tre, probabilmente avrei scelto proprio questo”.

“Vado via con un po’ di amaro in bocca, ma tutte le esperienze servono. Spero di riuscire a trarre qualcosa da questa partita per i tornei che verranno”.

L’obiettivo principale è ora recuperare una classifica che gli permetta di entrare direttamente nelle qualificazioni degli Slam.

“Voglio tornare tra i primi 100, posizione nella quale sono rimasto per poco tempo lo scorso anno. Devo trovare maggiore continuità fisica e, di conseguenza, anche in campo, sia nell’atteggiamento sia nelle prestazioni, che a volte sono altalenanti. Credo che siano queste le ragioni per cui oggi non sono tra i primi 100. So su cosa devo lavorare e devo provare a farlo ogni giorno”.

“Questo torneo mi ha dato fiducia. Dovrò prendermi un paio di giorni per metabolizzare la sconfitta, ma a mente lucida riuscirò a riconoscere i tanti aspetti positivi”.

Per l’ultima parte dell’anno, il primo traguardo sarà garantirsi un posto nelle qualificazioni degli Australian Open.

“L’obiettivo è avere la classifica necessaria per disputare le qualificazioni in Australia. Era già così prima dell’inizio di questo torneo. Adesso sono intorno alla duecentesima posizione e perderò qualche punto, quindi rischio di non entrare. Cercherò inoltre di trovare continuità nel circuito Challenger. Penso che giocherò prevalentemente sulla terra battuta fino alla fine di ottobre, per poi concludere l’anno con qualche torneo sul cemento. Non abbiamo ancora definito nei dettagli tutta la programmazione”.