Ci sono studi che lo dimostrano, solo osservando un colpo potremmo riuscire in parte ad impararlo.
Se sei un giocatore avrai assistito, durante una lezione, alla dimostrazione di un colpo da parte del tuo maestro, accompagnata da una spiegazione degli step da eseguire e dell’obiettivo da raggiungere. E probabilmente ti sarà capitato di sentirti dire: “Osserva e prova a rifarlo.” Una frase semplice, quasi scontata. Eppure, dietro quell’osserva, c’è molto di più. Gli studi sui neuroni specchio hanno aperto una prospettiva affascinante proprio su questo punto. La loro scoperta risale ai primi anni Novanta ed è legata al gruppo dell’Università di Parma coordinato dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti.
Si è visto infatti che, quando osserviamo un’azione, alcune aree del cervello coinvolte nella preparazione e nell’organizzazione di quel movimento possono attivarsi anche senza che lo stiamo realmente eseguendo. In parole semplici: il cervello, mentre guarda, in parte “simula” ciò che sta osservando. Per chi insegna tennis è un concetto importantissimo: una buona dimostrazione non serve soltanto a far vedere “come si esegue un colpo”, ma può diventare parte del processo di apprendimento.
Ma c’è un altro aspetto fondamentale: gli studi mostrano che il nostro sistema motorio non è interessato soltanto a come viene eseguito un movimento, ma anche a che cosa quell’azione vuole ottenere. Quando osserviamo Sinner colpire un diritto in accelerazione, non vediamo soltanto una sequenza di movimenti, ma un’azione con uno scopo preciso: togliere tempo all’avversario, aprire il campo, cambiare ritmo o cercare direttamente il punto.
È proprio quell’obiettivo a dare senso al gesto e a guidarne l’esecuzione. Quando insegniamo siamo spesso portati a descrivere il movimento nei minimi dettagli: “Apri prima; gira di più le spalle; porta il gomito avanti; lascia andare la racchetta sopra la spalla”. Indicazioni utili, ma che rischiano di portare il giocatore a concentrarsi troppo sul proprio corpo e troppo poco su ciò che vuole ottenere con la palla che sta colpendo.
Indicazioni come “Mandami questa palla profonda negli ultimi due metri del campo” oppure “Gioca questa palla diagonale un metro sopra la rete” aiutano invece il cervello a organizzare il gesto attorno a un obiettivo. Ed è proprio qui che l’osservazione acquista ancora più valore.
Semplificando molto il concetto scientifico, il lobo parietale aiuta a leggere ciò che accade nello spazio, mentre le aree premotorie collegano ciò che vediamo a una possibile risposta e il sistema motorio si prepara ad agire. Nel tennis significa che postura, preparazione, movimento della racchetta, posizione in campo e ritmo del gesto aiutano il cervello ad anticipare ciò che l’avversario sta per fare.
E il sistema specchio non lavora soltanto sulle immagini. Anche il suono dell’impatto, insieme alla velocità della palla e al ritmo dell’azione, diventa un indizio prezioso che il cervello integra per interpretare più rapidamente ciò che sta accadendo. Questa capacità di lettura si estende anche alle emozioni. Durante una partita percepiamo sicurezza, esitazione, nervosismo, rabbia o gioia nell’avversario.
E qualcosa di simile accade tra allenatore e atleta. Un coach che mostra tensione o disapprovazione comunica molto più di quanto dica con le parole. Al contrario, un atteggiamento rassicurante e un comportamento sereno possono contribuire a creare un clima più funzionale alla prestazione. Non significa che l’ansia dell’allenatore passi automaticamente al giocatore attraverso i neuroni specchio. Significa però che postura, tono, espressioni e comportamento vengono letti ed elaborati dal cervello, anche attraverso meccanismi collegati al sistema specchio, e possono influenzare lo stato emotivo del giocatore.
Che cosa possiamo imparare, quindi, dai neuroni specchio? Che l’osservazione è un processo attivo, non passivo. La dimostrazione non è semplicemente qualcosa da guardare: è già parte dell’apprendimento. L’osservazione può quindi diventare un vero strumento di allenamento, a patto che sia collegata a uno scopo preciso, tecnico o tattico, e poi alla pratica sul campo. Ma come puoi trasformare tutto questo in qualcosa di concreto sul campo?
Per aiutare i tuoi giocatori puoi utilizzare una sequenza semplice:
1. Mostra il gesto. 2. Chiedi cosa ha notato. 3. Fagli immaginare l’azione per pochi secondi. 4. Dai un obiettivo esterno concreto. 5. Fagli eseguire il colpo. 6. Correggi una cosa alla volta.
E lo stesso principio vale se sei un giocatore: usa l’osservazione in modo attivo. Leggi l’avversario prima ancora che colpisca la palla, per anticipare ciò che potrebbe accadere. Riflettori accesi, dunque, sul maestro: non basta spiegare bene, bisogna anche mostrare bene. Perché i neuroni specchio ci ricordano che, mentre il giocatore osserva, il suo cervello non è solo uno spettatore: sta già partecipando al processo di apprendimento.
