Il fuoriclasse azzurro è alle prese da mesi con un infortunio al ginocchio, che lo ha costretto a saltare tutta la seconda metà del 2026
Jannik Sinner sta lavorando duramente per recuperare dall’infortunio al ginocchio che lo tormenta da diversi mesi e che lo ha costretto a saltare tutta la seconda parte del 2026. Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato di non rivedere più il fuoriclasse azzurro quest’anno dopo il trionfo a Wimbledon, il secondo consecutivo. Il 25enne di Sesto Pusteria ha provato in ogni modo a darsi la chance di tornare in campo, soprattutto durante lo swing asiatico, ma poi ha capito che era meglio non rischiare a dare appuntamento al 2027.
L’altoatesino e il suo entourage non hanno mai voluto rivelare la diagnosi esatta dell’infortunio, contribuendo ad alimentare le speculazioni. Si vocifera comunque che si tratti di un problema alla bandelletta ileo-tibiale. In una lunga intervista concessa a ‘La Gazzetta dello Sport‘, Alfio Caronti – chiropratico stimatissimo che ha seguito Jannik quando quest’ultimo era giovanissimo – ha provato a spiegare l’origine di questo infortunio: “Il movimento è equilibrio tra contrazione e decontrazione muscolare. Il non perfetto equilibrio, sincrono e bilanciato, tra contrazione e decontrazione, dà origine alla collisione muscolare. La diagnosi di infiammazione alla bandelletta ileo-tibiale è un esempio di questo conflitto. La collisione muscolare non è una malattia, bensì un meccanismo di difesa che si attiva autonomamente quando siamo sbilanciati. Il tuo corpo sta dicendo di no a quel movimento.”
L’analisi di Caronti è proseguita: “Da dove nasce questo squilibrio? Bisogna tornare all’infanzia di Sinner. Quando era alle elementari, o forse ancora all’asilo, intorno ai 5 anni, prese uno spintone e cadde all’indietro battendo la testa. Quando anni dopo ho lavorato con lui, mi accorsi che in alcuni movimenti non portava la testa all’indietro. Secondo me quella caduta aveva lasciato una paura inconscia.” Intervenire concretamente è possibile: “Serve ripetere movimenti sull’appoggio destro, anche colpendo la pallina su una gamba sola. Bisogna lavorare sulle spinte, sulle cadute e magari imparare a rotolare a terra. Guardate Maradona: durante gli allenamenti cadeva, rotolava, si rialzava e ripartiva. Se hai paura della caduta, ti irrigidisci e rischi di farti male. Un tennista deve sapere anche come cadere.”
