Sotto di un set e poi di un break nel terzo, Ben Shelton ha trovato il modo di battere Luca Van Assche e raggiungere la finale del Masters 1000 di Parigi. Nell’intervista a caldo, l’americano ha spiegato come ha cambiato il proprio gioco e perché il controbreak nel set decisivo gli ha dato la spinta per chiudere la partita.
«Ho vinto tante partite in rimonta. Preferisco di gran lunga vincere il primo set, ma a volte mi serve un po’ di tempo per ingranare e trovare il mio livello migliore. Oggi è stata dura. Lui giocava bene e io nel primo set forzavo troppo, commettevo troppi errori gratuiti. Era una di quelle giornate in cui devi trovare un modo per venirne fuori. Sono contento di esserci riuscito».
La svolta negli scambi da fondo
Shelton ha individuato nella pazienza la correzione che gli ha permesso di cambiare il corso della semifinale. «Cercavo troppo con molti dei miei colpi. Poi sono diventato più paziente e ho capito che potevo vincere gli scambi lunghi senza tirare così forte il dritto o cercare il vincente da posizioni sfavorevoli. Mi sono assestato, ho iniziato a vincere molti scambi lunghi e la fiducia è cresciuta».
Sul 3-1 per Van Assche nel terzo set, la priorità era rimettere in gioco più risposte possibile. «Era importante mettere la palla in campo e non regalargli un game. Ho cercato di mettergli pressione. Credo che il game in cui riesco più spesso a fare break sia quello subito dopo aver perso il servizio».
«Ci sono i nervi, c’è il pubblico, ci sono tanti fattori. In quel game sono riuscito a stringere i denti e a non commettere errori. Quando arrivavo sulla palla, rimettevo la risposta in campo, e ha pagato. Quel game mi ha acceso. Sono molto contento del livello a cui ho giocato da quel momento in poi».
Il lavoro dietro il finale di stagione
Per spiegare la continuità delle ultime settimane, Shelton ha parlato anche della gestione del calendario. «Ho scelto di saltare alcuni tornei, di restare a casa un po’ più a lungo e di ritagliarmi un periodo per allenarmi. A questo punto della stagione è difficile essere ancora concentrati al cento per cento. Il fatto che mi stia divertendo in campo rende tutto più facile».
La finale e la rimonta di Alcaraz contro Fritz
Quando gli hanno chiesto dei due possibili avversari in finale, Shelton ha elogiato il torneo di Casper Ruud e il rendimento di Carlos Alcaraz al coperto. «In entrambi i casi sarà una partita molto difficile. Sono le situazioni in cui voglio trovarmi, a giocare contro i migliori al mondo. Sono felice di essermi dato un’altra possibilità di lottare per un titolo».
L’americano ha poi raccontato di aver visto gli highlights del quarto tra Alcaraz e Taylor Fritz. «Per come stava giocando Taylor, pensavo che sarebbe riuscito a chiuderla. Carlos è bravissimo a rimontare da situazioni che sembrano impossibili. Glielo abbiamo visto fare tante volte».
«Mi avrebbe fatto molto piacere vedere Taylor qualificarsi per Torino e avere un altro americano alle Finals. Dall’altra parte, sono sicuro che Carlos sia molto contento di aver permesso a Rafa Jódar di qualificarsi. È una delle cose più belle del tennis. Sei qui a giocare a Parigi e, allo stesso tempo, c’è molto altro in palio».
Luca Van Assche saluta il Masters 1000 di Parigi in semifinale, battuto da Ben Shelton per 5-7 6-3 6-4. Il francese aveva vinto il primo set ed era salito sul 3-1 nel terzo, prima che il numero quattro del mondo recuperasse il break di svantaggio. In conferenza stampa ha riconosciuto di aver sbagliato alcune scelte, ma ha preferito guardare a ciò che gli lascia la settimana parigina.
«Non ho davvero rimpianti. Ho dato tutto dall’inizio alla fine e ho fatto quello che potevo. Ci sono stati momenti in cui avrei potuto gestire meglio la partita: sul 3-1 non ho giocato bene e ho subìto il controbreak. Sono cose che succedono. Cerco anche di guardare al mio percorso nel suo insieme. Il mio avversario oggi ha giocato molto bene e, nel complesso, è stata una bella partita».
Il break perso sul 3-1 e la tattica contro Shelton
Tornando sul passaggio decisivo del terzo set, Van Assche non ha attribuito il controbreak a un calo fisico, pur ammettendo di aver accumulato un po’ di stanchezza.
«Ho commesso degli errori e fatto qualche scelta tattica sbagliata. Forse un po’ di stanchezza c’era, dopo tutte le partite di questa settimana, ma dovevo rimanere positivo. Anche dopo il controbreak ero ancora avanti 3-2. Il problema era che strappargli il servizio era difficile. Mi ha dato fastidio perdere il vantaggio così presto nel set, però ho cercato di restare positivo».
Il francese ha spiegato anche come abbia cercato di contrastare gli schemi del mancino americano: «I mancini giocano molto sul rovescio dell’avversario. A me non dà particolarmente fastidio, perché so di avere un ottimo rovescio e il suo dritto su quel lato non mi mette così tanto in difficoltà. Cerco di colpire forte, di aprirmi il campo e poi di comandare lo scambio con il dritto. Nel complesso ha funzionato, anche se in alcuni momenti avrei potuto fare meglio».
«Sapevo di avere il livello per giocarmela»
A chi gli ha chiesto se si fosse sorpreso del proprio rendimento contro avversari di vertice, Van Assche ha risposto di aver sempre creduto nelle proprie possibilità. La novità, per lui, è stata riuscire a esprimersi a quel livello per più partite consecutive.
«So di avere il livello per giocare alla pari con loro, ma era la prima volta che disputavo così tante partite di fila. Dentro di me so di poter avere anche la meglio e sono molto soddisfatto di questa settimana. Ho ancora tanti progressi da fare, eppure sono già riuscito a esprimere un ottimo tennis. Questo mi darà più fiducia: cercherò di lavorare ancora per fare meglio l’anno prossimo».
Stoccolma in dubbio, il numero 34 ATP e la Davis con Monfils
Van Assche è ancora iscritto a Stoccolma, ma deciderà con il suo staff se giocare. Quanto alla prospettiva di salire al numero 34 del ranking ATP e di avvicinarsi a una testa di serie agli Australian Open, il francese ha spiegato che la classifica non gli detterà il calendario.
«Essere testa di serie aiuta, naturalmente, e il numero 34 è un’ottima classifica. Ma voglio concentrarmi soprattutto sul mio gioco, imparare cose nuove e migliorare. La classifica verrà di conseguenza. Non ho bisogno di giocare più settimane possibili per salire: se giocherò meglio, salirò comunque».
Infine, un pensiero per Gaël Monfils, nuovo capitano della Francia in Coppa Davis: «È stato un giocatore incredibile. Lo guardavo quando ero piccolo e ha fatto sognare tanti francesi. Sono felicissimo che sia il nostro capitano. Mi sarebbe piaciuto vederlo giocare qui e sono sicuro che sarà un ottimo capitano».
Da Parigi il nostro inviato, Enrico Milani
